24/06/2026
L’obesità, come alterazione metabolica, è una patologia che riguarda sempre più persone nel mondo. Questa patologia è esplosa in epoca moderna, conseguentemente all’uso smodato di alimenti di natura industriale, ad alta densità energetica ed iper-processati, a scapito di alimenti più salubri per il nostro organismo. E’ più diffusa nelle comunità Occidentali industrializzate (dove è in costante aumento) ma purtroppo è in crescita anche in zone del mondo dove le economie emergenti applicano modelli consumistici che ulteriormente rafforzano il concetto di sedentarietà e di scarsa attività fisica nella giornata. E’ anche stata definita letteralmente una “pandemia”, la pandemia del secolo; con la particolare diffusione non di carattere infettivo come altre patologie, quindi non trasmissibile (per immensa fortuna della specie umana). In contesti socio-culturali dove non viene percepita come dannosa per la salute, tipici di chi ha scarsa istruzione, si trova terreno fertile per nuovi casi obesogeni, dagli adolescenti agli adulti. Ma riguarda, spesso, anche chi ha un livello di istruzione più elevato a dimostrazione che è una patologia multifattoriale nella quale la causa principale è l’eccessivo introito calorico perpetrato nel tempo che si accompagna spesso con insulino-resistenza e diabete II.
Dalle immagini e rappresentazioni grafiche virtuali presenti si può notare come il corpo di un individuo obeso abbia una composizione corporea molto diversa dal normale; e quindi per essere in questa condizione clinica si deve avere un Indice di Massa Corporea (BMI) uguale o superiore a 30. Esistono anche più livelli di obesità, fino alle più gravi, che possono essere trattate tempestivamente con farmaci e chirurgia bariatrica prima che con l’adesione ad esercizio fisico supervisionato da esperti in chinesiologia. Anche le cellule stesse degli individui che sono in questo stato, gli adipociti del grasso bianco, sono molto diverse rispetto la cellula normale come si può vedere dalla rappresentazione grafica disegnata: la cellula adiposa è a forma di anello con pietra incastonata ed il nucleo è più schiacciato ai bordi, insieme ad un limitatissimo numero di mitocondri; mentre la cellula “funzionale” è più simile a quella rotondeggiante ed è metabolicamente più attiva. Più numero di adipociti bianchi ci sono e più il pericolo è alto dal momento che questa massa si comporta come un vero e proprio organo endocrino, attivando l’infiammazione cronica di basso livello ed alimentandola con molecole pro-infiammatorie, il che espone il corpo a danni multipli che possono aumentare il rischio per eventi cardiovascolari, ictus, alcuni tipi di cancro, dolori osteo-articolari e muscolari, limitazioni funzionali, asma e BPCO, nonché le più comuni limitazioni motorie che possono essere causa di traumi diretti ed infortuni, fino a diventare una vera e propria invalidità totale.
La letteratura scientifica è concorde da molto tempo nel suggerire come approccio terapeutico primario la dieta alimentare unita all’esercizio fisico costante, regolare e strutturato in modo che, la sinergia tra allenamento e nutrizione calibrata, riesca ad aumentare la perdita di peso preservando la composizione corporea; cosa che non avverrebbe con la sola dieta alimentare ipocalorica. La cura deve essere unita ad una terapia cognitivo comportamentale a sostegno della persona per quanto riguarda eventuali disturbi del comportamento alimentare, molto frequenti nei casi di obesità non genetica (che sono la quasi totalità). Le linee guida mettono in risalto anche una relazione dose-risposta tra perdita di peso ed esercizio fisico aerobico/anaerobico combinato, dove non sembra esserci un limite oltre il quale il corpo smetta di avere adattamenti utili. Quindi più allenamento adattato si traduce in maggiori miglioramenti; miglioramenti che si possono preservare con la costanza degli esercizi nel tempo rispettando i processi di recupero. Anche la riduzione dei fattori di rischio per malattie annesse all’obesità è direttamente proporzionale al calo di peso e non è mai tardi per iniziare.
Un importante concetto da imparare è che questa patologia si sta diffondendo anche nelle fasce d’età infantile già da tempo, specie i bambini in fase puberale perchè questi ultimi più suscettibili a seguire modelli malsani di nutrizione e non molto avvezzi a stili di vita più attivi e sportivi, principalmente se sono soggetti all’esempio negativo della comunità adulta che li circonda. Questo è molto deleterio per la loro salute in quanto è stato dimostrato anche che in quella fascia di età, le cellule adipose bianche, quelle che nella rappresentazione grafica mostrano una goccia lipidica interna ad occupare tutto lo spazio e che le rende disfunzionali, possono accrescere di numero oltre che di dimensione; quindi quelle che poi a fine crescita e maturazione del corpo umano rimangono sono potenzialmente indistruttibili; ed i dimagrimenti che si possono attuare in età adulta rappresentano una diminuzione del volume di questa massa ma non ne eliminano la quantità di cellule. Il che si traduce in una difficoltà maggiore nella gestione del peso corporeo a lungo termine. Diversamente una persona che per i più disparati motivi si ritrova in età adulta in condizione di eccessivo sovrappeso e di obesità, ma che da giovane era normopeso, avrà più facilità relativamente nel togliere peso, in quanto la sua genetica non è stata “modificata” nella fascia di accrescimento ed il grasso che tende ad accumulare è più sottocutaneo. Questo è attualmente ancora un limite alla conoscenza della fisiologia umana dell’esercizio fisico e sportivo in campo clinico, se si ragionasse in termini evolutivi, rimanendo molti anni in normopeso, il corpo dovrebbe “cancellare” quelle cellule prodotte in eccesso durante l’obesità puberale? Sarebbe logico pensarlo. Ma non ci sono prove al riguardo e quindi le prescrizioni rimangono nell’evitare l’obesità in fascia pre-puberale e della pubertà.
Il concetto fondamentale è che solo in rari casi la persona, maschio o femmina che sia, ha una predisposizione genetica a questa malattia e solo in casi clinici gravi si può optare per terapie farmacologiche e chirurgiche senza ausilio nell’immediato di esercizio fisico, che poi sarebbe sensato inserire quanto prima. Per esempio, tra le varie strategie terapeutiche, si è aperta la strada anche del trapianto di microbiota fecale da pazienti normopeso sane a persone obese malate, quest’ultime sono dimagrite come ci si attendeva. La maggioranza dei casi si può e si deve trattare con questo approccio multidisciplinare che limita di molto gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche e che rappresenta attualmente il gold standard del trattamento di questa condizione clinica. Una società ed una comunità quando ha persone più efficienti ed in salute psico-fisica ottimale queste sono più produttive, propositive ed allegre e gravano molto meno sul sistema sanitario di riferimento e sulla catena assistenziale, in termini non irrilevanti. E’ bene non farsi ingannare dai dimagrimenti facili e veloci e dalle proposte astruse di gente che si spaccia per tecnico del settore ma non è formato a dovere e che vuole solo sfruttare la debolezza psicologica di chi è in questa condizione comporta anche un risparmio in termini economici, soldi utili per intraprendere stili di vita più salubri e modesti. Questa è senza dubbio la “patologia del secolo” nei Paesi industrializzati e gli specialisti della salute devono essere opportunamente formati a livello scientifico.
AAM "Il Tifone" - Studio di Medical Fitness
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