21/04/2020
Carissima Serena Musio - Psicologa Psicoterapeuta , hai toccato dei punti, nelle tue riflessioni, con i quali noi professionisti ci scontriamo frequentemente.
È difficile mantenere un equilibrio in questo periodo storico così particolare, le preoccupazioni aumentano, i pensieri corrono e, per chi ha già l’abituate di utilizzare il cibo come metodo per abbassare l’intensità delle emozioni e silenziare i pensieri sconvenienti, il problema si accentua. Esorto sempre le persone con questo tipo di atteggiamento a cercare un supporto psicologico volto a eliminare/attenuare tale comportamento disfunzionale per riappropriarsi della propria sensazione di fame/sazietà/gusto/bisogni e serenità verso il pensiero del cibo/dieta/forma corporea.
Quello che bisogna chiarire è che per dieta si intende stile alimentare da perdurare nel tempo. Per poter attuare realmente un cambiamento duraturo bisogna quindi essere padroni di sé stessi, motivarsi continuamente e non cadere nella trappola del cibo consolatorio.
La corretta alimentazione rientra nel processo fondamentale della cura di sé. Spesso si inizia un percorso nutrizionale per avere un risultato estetico ma sin dall'inizio è bene chiarire che il motore del cambiamento deve essere la ricerca del benessere (miglioramento delle condizioni di salute, dell’umore, rendimento fisico/mentale, della visione di se…). Quando si cerca di fare da soli frequentemente si incorre nel pensiero meno mangio più perdo peso. Diete eccessivamente ipocaloriche e sbilanciate portano all'esasperazione dei pensieri sul proprio corpo/cibo consumato quotidianamente/malumori(senza dimenticare le ripercussioni fisiche/sulla salute). Il miglior modo è affidarsi a professionisti che attraverso le proprie conoscenze possano trasmettere pensieri positivi su nutrizione alimentazione, guidare gradualmente la persona nel cambiamento per poi ritenerla autonoma nella gestione di sé. La dieta non è una privazione! Per poter vivere serenamente un percorso alimentare bisogna conoscere il cibo, solo così si smetterà di averne paura!
Cari colleghi se volete lasciate una vostra riflessione. Dietista - Dott.ssa Giorgia Rossotti Dott.ssa Giulia Cinque - Dietista Dietista Martina Rosso Dott.ssa Alice Viani - Dietista Dott.ssa Anita Giuso - Dietista Francesca Strassoldo Bianca Mercurelli - Dietista Giulia Paolinetti - Dietista Alessia Facciolo Elena Dealberti Dott.ssa Stefania Casula Specialista in Endocrinologia e Malattie del Metab Michela Belli Dietista
CORPO, MENTE E ALIMENTAZIONE
Sicuramente un tema molto sentito in questo momento di quarantena, ma direi sempre presente nella nostra vita è quello del cibo, del peso corporeo e della dieta.
Trascorrendo molto più tempo a casa, avendo meno occasioni per muoverci e vivendo sensazioni ed emozioni spesso spiacevoli il ricorso al cibo sembra
essere una delle vie di sollievo più facili da percorrere.
Gli effetti collaterali diventano la gestione del senso di colpa e il fare i conti con quell'immagine riflessa nello specchio che sembra non soddisfare mai le più intime aspettative.
Lungi da me avviarmi in riflessioni più profonde sul senso del nutrimento e il suo collegamento alla propria storia personale, mi sento però di condividere alcune idee e strategie.
Prima di tutto il sentire corporeo è qualcosa di cui abbiamo il dovere di riappropriarci. Tutti noi siamo stati
educati ad abbassare il volume delle nostre emozioni perché siamo figli di una società in cui il benessere psicologico è sempre stato messo all'ultimo piano.
Oggi che la scienza ci parla di come queste siano responsabili dello stato di salute in una chiave più olistica del termine, ognuno di noi ha la responsabilità di ascoltarsi maggiormente e dare un senso al sentire che si accende in ogni momento della quotidianità.
Questo sentire corporeo non può tradursi costantemente nell'apertura del frigo o della dispensa, ma deve poter avere più possibilità e siamo noi a dovergliele dare: desiderio, bisogno di creare, paura, risentimento, rabbia, eccitazione, tristezza, mancanza di coccole e così via sono solo alcuni nomi per richiamare i tanti stati sensoriali ed emotivi che possono accendersi nel corpo e richiamare varie tipologie di bisogni.
Detto questo la mia proposta di lavoro psicologico è quella di mettersi in ascolto di sé e di prendere nota in un diario (o se siete più tecnologici sulle note del telefono) di quel vibrare corporeo che se conosciuto può rappresentare la propria bussola vitale.
Vi prego di non pensare subito “ma io non sento niente”: si tratta di iniziare a “porgere l’orecchio”. Se prestate attenzione, prima o poi affiorerà qualcosa, ci vuole allenamento e pazienza.
Un’altra idea che mi piace condividere è come la riuscita della famosa dieta abbia più a che fare con la mente che col corpo. Quando dico “mente” mi riferisco proprio alle parole che usate per “pensare” ad un’ipotetica dieta.
A come pensate voi stessi/e, a come vi parlate quando avete in mente di iniziarla, la famosa dieta. L’insieme di parole che userete “useranno voi”, come scriveva qualcuno di cui ora non ricordo il nome.
Come potrebbe mai riuscire una dieta che parte dal presupposto della non accettazione di sé?
Come può il vostro organismo (mente, corpo, anima) collaborare con voi se la premessa di partenza è che non vi
piacete?
Per quanto i primi mesi -o anche un anno- possa funzionare prima o poi bisognerà fare i conti col profondo! Allora prima di pensare e decidere di cambiare l’alimentazione (uso questo termine al posto di dieta di proposito) dovreste fare un’analisi di tutte le parole che usate contro il vostro corpo continuamente, di come giudicate le vostre misure, le forme e quant'altro.
A qualcuno sembrerà paradossale, ma per me il primissimo step di un cambio alimentare è un processo di introspezione che evidenzi i pensieri usati contro se stessi, l’entità dell’amore verso il proprio corpo, ben riconoscibile valutando i giudizi espressi in forma di dialogo interiore nei confronti delle proprie forme.
Anche perché dato il legame mente-corpo, pensiamo a come ciò possa influire negativamente sul metabolismo,
rallentandolo.
Se avete intenzione di cambiare qualcosa, dovete lavorare sull'accettazione di voi proprio come siete ora, perché l’amore per se stessi non può dipendere dalla circonferenza di una coscia, di un bicipite o dallo stato di tonicità del di dietro: ognuno di voi è molto di più, e ognuno di voi ha un potere
interiore che forse non ha mai realmente esplorato.
La scelta di un’alimentazione sana deve implementarsi su un discorso di amore e devozione verso la propria persona più che come un modo per uscire dal disprezzo percepito alla vista del proprio fisico e delle sue peculiarità nel momento presente.
Prima decidete di amarvi così come siete, poi scegliete come procedere per attuare delle abitudini alimentari più salutari.
E se non riuscite da soli fate riferimento alle figure professionali del settore per un valido supporto: psicologi, nutrizionisti e istruttori sportivi.
Buon amore di sé.