Luca Giglio - Osteopata e Fisioterapista

Luca Giglio - Osteopata e Fisioterapista Fisioterapista - Osteopata
Laureato in fisioterapia nel 2016, diplomato in osteopatia nel 2021, iscritto al master OMPT della Sapienza, Roma.

Osteopatia:

È una disciplina scientifica basata su un approccio olistico al paziente che utilizza esclusivamente tecniche di tipo manuale, con lo scopo di ricercare la vera causa del sintomo, che può anche essere distante dal punto in cui si riferisce il dolore, dando così una risoluzione reale, rapida e soprattutto duratura! Avvalendosi di tecniche strutturali, viscerali e cranio-sacrali, non si

occupa soltanto dei disturbi muscolo-scheletrici (lombalgie, lombosciatalgie, cervicalgie, cervicobrachialgie, tendiniti, dolori articolari, esiti di traumi ecc.) ma anche dei disordini della sfera craniale (cefalee, riniti, otiti, sinusiti, click mandibolari, vertigini) e viscerale (coliti, stipsi, disturbi del ciclo mestruale, reflusso gastro-esofageo, gonfiore addominale). Tutto ciò, sempre dopo aver eseguito un'attenta analisi ed avere escluso qualsiasi tipo di controindicazione al trattamento! Fisioterapia:

Si occupa principalmente dei disturbi neurologici (esiti di ictus, morbo di parkinson neuriti periferiche, esiti di lesioni midollari), muscolo-scheletrici (lesioni muscolari, tendiniti, borsiti, esiti di interventi chirurgici, riatletizzazione post intervento, esiti di traumi ecc. ) e posturali (scoliosi, lordosi, cifosi). Si avvale inoltre dell'utilizzo di elettromedicali:
Tecar, onde d'urto, laser yag, magnetoterapia, Frems, tesla, elettrostimolazione, Frems, ultrasuoni.

04/09/2026

In sintesi, la letteratura non ci dà una risposta definitiva alla domanda: “meglio sollevare a schiena neutra, flessa o in lordosi?”

Abbiamo studi biomeccanici, modelli sperimentali, studi clinici ed epidemiologici, ma ognuno osserva solo una parte del problema e porta con sé limiti metodologici importanti. Quello che possiamo dire oggi è che la flessione lombare modifica il modo in cui il carico viene distribuito, ma non esiste una linea netta che separi una postura “sicura” da una “pericolosa”.

Biomeccanicamente, mantenere una posizione più lordotica o neutra tende a richiedere una maggiore attivazione degli estensori lombari e questa maggiore forza muscolare può aumentare le forze compressive sulla colonna. Aumentando la flessione, invece, cresce progressivamente il contributo delle strutture passive: legamenti, fascia e disco partecipano maggiormente al momento estensorio e può aumentare lo strain delle fibre dell’annulus, soprattutto avvicinandosi al fine corsa. Lo shear, cioè la forza di taglio, non segue invece una regola semplice: può aumentare in alcuni segmenti e diminuire in altri in funzione della geometria e della tecnica utilizzata.

Quindi “più flessione = più compressione sul disco” è una semplificazione. Così come lo è pensare che mantenere la schiena neutra significhi automaticamente ridurre il carico sulla colonna.

Sul piano clinico, inoltre, non abbiamo prove convincenti che una maggiore flessione lombare durante il lifting, presa isolatamente, determini l’insorgenza del low back pain. Ma questo non significa nemmeno che ROM, end-range, carico, volume, velocità, fatica e recupero siano irrilevanti.

La letteratura sta dicendo: questo è ciò che sappiamo, questo è ciò che ancora non sappiamo e questi sono i limiti delle nostre conoscenze.
Da lì in poi serve il ragionamento clinico.

Non prescrivere o vietare la flessione per ideologia. Chiediti piuttosto quale capacità serve a quella persona, quanto carico tollera, quale ROM tollera, quali sono i suoi sintomi, la sua irritabilità, le richieste della sua vita o del suo sport e come risponde al carico.

01/09/2026

La paziente arrivava in studio con due limitazioni che, più del dolore in sé, stavano condizionando la sua quotidianità: salire le scale era diventato molto difficile e dopo pochi minuti di cammino comparivano stanchezza e rigidità lombare, per cui, ha progressivamente iniziato a uscire sempre meno di casa.

Le indagini strumentali mostravano un quadro artrosico certamente presente, ma sostanzialmente compatibile con età e storia clinica. Il problema era che, nel tempo, a quelle immagini si erano aggiunti numerosi messaggi e raccomandazioni che avevano contribuito a costruire un’idea di corpo fragile, da proteggere.

Nelle prime sedute abbiamo quindi utilizzato esercizi molto semplici anche per sfruttare l’effetto di warm-up, permetterle di sperimentare che il dolore poteva modificarsi in positivo durante il movimento e, soprattutto, ricostruire progressivamente un’esperienza positiva dell’esercizio.

Da lì abbiamo scelto un approccio prevalentemente time-contingent. Qui la dose di esercizio non viene continuamente decisa in funzione delle oscillazioni del sintomo — “oggi fa male, quindi faccio meno” — ma viene programmata sulla base della capacità attuale della persona e aumentata progressivamente nel tempo, entro limiti concordati e tollerabili.

Nel suo caso abbiamo lavorato proprio sulle funzioni che aveva perso: salita sul gradino, aumentando gradualmente il volume nelle settimane, e sit-to-stand, vista anche la scarsa performance iniziale al Five Times Sit-to-Stand Test.
L’obiettivo non era convincerla che non avrebbe mai sentito dolore durante gli esercizi, ma farle sperimentare, settimana dopo settimana, che poteva fare sempre un po’ di più anche senza aspettare che il dolore scomparisse.

Qui alcuni parametri biomeccanici e fisiologici assumono un’importanza relativa, MA NON È SEMPRE COSÌ?

Sai perché e quando invece tali parametri biomeccanici e fisiologici hanno un ruolo fondamentale?

Ormai non si dovrebbe neanche più parlare di modello biopsicosociale e dovrebbe essere da tutti assunto che il paziente ...
24/08/2026

Ormai non si dovrebbe neanche più parlare di modello biopsicosociale e dovrebbe essere da tutti assunto che il paziente ha una sua multidimensionalità, dove ogni cosa può pesare meno o più in maniera estremamente soggettiva.

Prima si estremizzava da un lato, ora lo si rischia dal lato opposto.

Mi capita di vedere proposte di esercizio e trattamento senza senso perché “così educo il paziente”, evitare l’approfondimento di materia fondamentali perché “vabe ma tanto alla fine mica ci serve?”

Mi dispiace ma non funziona così, ogni aspetto va capito per essere applicato con criterio ed in maniera bilanciata sul singolo paziente. Tanto il bio quanto lo psicosociale.

SOPRATTUTTO SE NON LA PENSATE COSÌ COMMENTATE PURE 😁

L’emicrania è diagnosi clinica definita dai criteri ICHD-3 della International Headache Society.Nell’emicrania senza aur...
10/07/2026

L’emicrania è diagnosi clinica definita dai criteri ICHD-3 della International Headache Society.

Nell’emicrania senza aura sono richiesti almeno 5 attacchi di cefalea della durata di 4–72 ore, con almeno 2 caratteristiche tra: localizzazione unilaterale, qualità pulsante, intensità moderata-severa, peggioramento con attività fisica di routine o evitamento della stessa e durante l’attacco deve essere presente almeno uno tra nausea/vomito oppure fotofobia e fonofobia.

Nell’emicrania con aura sono richiesti almeno 2 attacchi con uno o più sintomi neurologici focali completamente reversibili: visivi, sensitivi, del linguaggio, motori, troncoencefalici o retinici. L’aura viene definita da caratteristiche temporali e qualitative precise: sviluppo graduale, possibile successione di più sintomi, durata di 5–60 minuti per ciascun sintomo, almeno un sintomo positivo, almeno un sintomo unilaterale, e cefalea che accompagna o segue l’aura entro 60 minuti.

Questo è il punto clinico: l’emicrania è un disturbo neurologico episodico in cui network corticali, diencefalici, trigemino-vascolari e sistemi di modulazione del dolore abbassano la soglia dell’attacco.

Il dolore è il sintomo finale, ma il processo inizia molto prima.

07/07/2026

Dolore al collo + mal di testa non significa automaticamente cefalea cervicogena.

La cefalea cervicogena (CGH) è una cefalea secondaria attribuita a un disturbo del rachide cervicale o delle strutture correlate, ma la sua identificazione clinica non è sempre semplice. Il motivo è che il dolore cervicale è frequente anche in emicrania, cefalea tensiva e in altri quadri cefalgici, anche per il ruolo del complesso trigemino-cervicale, dove afferenze trigeminali e cervicali convergono e possono favorire dolore riferito tra collo e testa.

I criteri ICHD-3/IHS rappresentano il riferimento diagnostico internazionale, ma presentano alcune criticità cliniche: richiedono di dimostrare un nesso causale tra disturbo cervicale e cefalea, e questo non è sempre immediato nella pratica. Inoltre, la presenza di alterazioni cervicali all’imaging non è sufficiente da sola a porre diagnosi, perché molti reperti radiologici sono aspecifici e presenti anche in soggetti asintomatici.

Per questo, nella valutazione clinica si considerano anche le caratteristiche descritte dal CHISG, come:
• cefalea unilaterale senza alternanza di lato
• provocazione del dolore con movimenti, posture o palpazione delle strutture cervicali
• riduzione del ROM cervicale
• dolore che origina dal collo e si irradia anteriormente
• possibile risposta a blocchi anestetici diagnostici

Il punto chiave è che non tutto il mal di testa con cervicalgia è cervicogenico. In alcuni casi, cefalea e dolore cervicale possono essere espressione di cefalee primarie o, se associate a red flags, richiedere un approfondimento per escludere quadri più rilevanti e urgenti.

Conoscere il perché applichi un trattamento in un certo modo e cosa accade nel corpo, a mio avviso, non è una scelta.Il ...
23/06/2026

Conoscere il perché applichi un trattamento in un certo modo e cosa accade nel corpo, a mio avviso, non è una scelta.

Il medico non somministra un farmaco perché “la revisione X ha detto che funziona”, ma perché prima di leggere la revisione ha studiato che effetti ha sul corpo quella sostanza, perché noi dovremmo fare diversamente?

Conoscere gli effetti biologici (quando possibile) di un trattamento ci permette di scegliere correttamente la tipologia, la dose, la durata e capire cosa posso aspettarmi.

Questo vale se l’esercizio lo applico per creare apprendimento, per recuperare la forza, per tornare alla performance, per ottenere effetto analgesico (che vedremo, non è l’esercizio ha sempre lo stesso effetto su tutti) per vincere la paura e non nascondiamoci dietro un “basta recuperare la funzione”, “l’esercizio più indicato non esiste” o “portare alle attività di valore”, perché a volte è effettivamente così ma devi sapere anche come farlo!

Non proviamo a rendere semplice ciò che non lo è, le scorciatoie son belle ma non efficienti. Attività di valore può anche essere un gesto atletico specifico e se non conosci le basi per costruire un esercizio adatto in termini di dosaggio giornaliero e settimanale, recupero, serie e ripetizioni, carico esterno, fibre coinvolte, respirazione, mi spiace, hai toppato, punto.

Indirizzo

Via Francesco Saverio Ciampa, 19
Sant'agnello
80065

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 21:00
Sabato 09:00 - 13:00

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