Healthyfooditalia

Healthyfooditalia Dietista nel lavoro e nella vita: "healthy" nel food con uno sguardo attento al territorio, nel rispetto della salute e della convivialità prima di tutto.

10/06/2026

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𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐛𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨?

Per crescere bene, il tuo bambino ha bisogno di un’alimentazione equilibrata e di bere a sufficienza.
Il suo corpo, infatti, è composto per circa il 75% da acqua, che si distribuisce in percentuali diverse nei vari organi.

𝐿’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 – afferma Gɪᴜsᴇᴘᴘᴇ Dɪ Mᴀᴜʀᴏ, Pʀᴇsɪᴅᴇɴᴛᴇ Sɪᴘᴘs - 𝑒̀ 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜𝑠𝑒 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑠𝑚𝑜: 𝑟𝑒𝑔𝑜𝑙𝑎 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜𝑟𝑒𝑎, 𝑒𝑙𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎 𝑙𝑒 𝑡𝑜𝑠𝑠𝑖𝑛𝑒, 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑎𝑑 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑟𝑏𝑖𝑟𝑒 𝑖 𝑛𝑢𝑡𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑐𝑖𝑏𝑜 𝑖𝑛 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑖𝑎, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑙’𝑜𝑠𝑠𝑖𝑔𝑒𝑛𝑜 𝑒 𝑖 𝑛𝑢𝑡𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑒𝑙𝑙𝑢𝑙𝑒. 𝑈𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑖𝑑𝑟𝑎𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑔𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑑𝑒𝑔𝑢𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑙𝑖 𝑚𝑖𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑖, 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑖𝑜𝑙𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑑𝑖 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑒. 𝑃𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑖, 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑑𝑒 𝑙’𝑎𝑠𝑠𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖, 𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑒𝑡𝑎̀.

𝗥𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮, 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗿𝗼𝗱𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝟲 𝗺𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗼.

Fino a quel momento, è sufficiente il latte – sia materno che formulato – perché è composto in gran parte da acqua ed è perfettamente in grado di idratare il tuo bambino anche durante l’estate.


ℒℯℊℊ𝒾 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
𝐃𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐧𝐨: 𝐋𝐢𝐧𝐞𝐞 𝐆𝐮𝐢𝐝𝐚.
facebook.com/100063767424770/posts/412494084219502

▍𝗠𝗮 𝗶𝗻 𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗼, 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗲𝘇𝘇𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗾𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮?

𝐿𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑎𝑠𝑠𝑢𝑛𝑡𝑎 – aggiunge Lᴇᴏ Vᴇɴᴛᴜʀᴇʟʟɪ, Rᴇsᴘᴏɴsᴀʙɪʟᴇ ᴄᴏᴍᴜɴɪᴄᴀᴢɪᴏɴᴇ SIPPS - 𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑜, 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑙𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑒 (𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑏𝑏𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑏𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑎𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒), 𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑓𝑖𝑠𝑖𝑐𝑎, 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 (𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑎𝑙𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎 𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑖𝑑𝑟𝑎𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒).

Secondo i Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti e di energia per la popolazione italiana (LARN), la quantità d’acqua ottimale per i lattanti da 6 a 12 mesi è di 800 millilitri al giorno e, per i bambini da 1 a 3 anni, di 1.200 millilitri al giorno.
https://sinu.it/2019/07/09/acqua/

𝑂𝑐𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑜̀, 𝑐ℎ𝑒 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑜𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑐𝑖𝑏𝑜, 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑏𝑒𝑣𝑎𝑛𝑑𝑒: 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑑𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜, 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖, 𝑑𝑎𝑙 90% 𝑎𝑙 95% 𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑎𝑙𝑎𝑛𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑎𝑙𝑙’𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑢𝑛’𝑜𝑡𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑖𝑑𝑟𝑎𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 - spiega Gɪᴏʀɢɪᴏ Dᴏɴᴇɢᴀɴɪ, ᴇsᴘᴇʀᴛᴏ ᴅɪ ɴᴜᴛʀɪᴢɪᴏɴᴇ ᴇ ᴛᴇᴄɴᴏʟᴏɢᴏ ᴀʟɪᴍᴇɴᴛᴀʀᴇ.

𝐷’𝑒𝑠𝑡𝑎𝑡𝑒, 𝑝𝑜𝑖, 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑑’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 - ricorda il pediatra Aɴᴅʀᴇᴀ Vᴀɴɪᴀ, ʀᴇsᴘᴏɴsᴀʙɪʟᴇ ᴅᴇʟ Cᴇɴᴛʀᴏ ᴅɪ Dɪᴇᴛᴏʟᴏɢɪᴀ ᴇ Nᴜᴛʀɪᴢɪᴏɴᴇ Pᴇᴅɪᴀᴛʀɪᴄᴀ ᴅᴇʟʟ’Uɴɪᴠᴇʀsɪᴛᴀ̀ Sᴀᴘɪᴇɴᴢᴀ ᴅɪ Rᴏᴍᴀ - 𝑈𝑛 𝑒𝑠𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜: 𝑖𝑛 400 𝑔𝑟𝑎𝑚𝑚𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑐𝑜𝑚𝑒𝑟𝑜, 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 350 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎. 𝐸, 𝑖𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑒, 𝑙𝑎 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑒𝑠𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑛𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜. 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑣𝑢𝑜𝑙 𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑖𝑙 𝑏𝑖𝑚𝑏𝑜 𝑏𝑒𝑣𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑜’ 𝑑𝑖 𝑚𝑒𝑛𝑜, 𝑚𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎, 𝑎𝑣𝑟𝑎̀ 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑔𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑏𝑢𝑜𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑖𝑑𝑟𝑖𝑐𝑜.

Vale la stessa regola che usi per l’introduzione dei cibi solidi: l’acqua si introduce rispettando l’autoregolazione del tuo bambino.
Non serve insistere perché beva, ma è importante che tu sia costante nell’offrirgliela, soprattutto nei mesi più caldi, sia durante i pasti che fuori pasto.

Finché non sarà in grado di chiederla da solo, lasciala sempre a disposizione. Questo è particolarmente importante quando fa molto caldo, durante l’estate, in caso di attività fisica intensa o quando ha la febbre.

Ricorda che i bambini ti imitano tantissimo: se ti vedono bere durante la giornata, saranno naturalmente stimolati a copiare i tuoi gesti e si interesseranno anche al bicchiere.

▍𝗔𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗯𝗶𝗯𝗶𝘁𝗲!

𝑀𝑎𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑙’𝑒𝑟𝑟𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑙’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑏𝑒𝑣𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑧𝑢𝑐𝑐ℎ𝑒𝑟𝑖𝑛𝑒 𝑒 𝑔𝑎𝑠𝑠𝑎𝑡𝑒 - avvisa Lᴀᴜʀᴀ Rᴏssɪ, ɴᴜᴛʀɪᴢɪᴏɴɪsᴛᴀ ᴇ ʀɪᴄᴇʀᴄᴀᴛʀɪᴄᴇ ᴅᴇʟʟ’Iɴʀᴀɴ, Isᴛɪᴛᴜᴛᴏ ɴᴀᴢɪᴏɴᴀʟᴇ ᴅɪ ʀɪᴄᴇʀᴄᴀ ᴘᴇʀ ɢʟɪ ᴀʟɪᴍᴇɴᴛɪ ᴇ ʟᴀ ɴᴜᴛʀɪᴢɪᴏɴᴇ.

Infatti, non è il caso di incentivare la preferenza per il dolce anche attraverso le bevande.
È importante che tu abitui da subito il tuo bambino ad associare lo stimolo della sete al consumo di acqua, e non ad altre bevande zuccherate.

E per concludere, un 🅕🅐🅛🅢🅞 🅜🅘🅣🅞
𝗡𝗼𝗻 𝗱𝗮𝗿𝗴𝗹𝗶 𝗹’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘁𝗶, 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮 𝗺𝗲𝗻𝗼!

Immagina questa scena.
Sei in un bel ristorante, in ottima compagnia, dopo una giornata intensa. Ti siedi a tavola, hai sete, la bocca impastata… ma ti servono un piatto di pasta senza portarti nulla da bere. Cominci a mangiare, ma la sete resta. Fai cenni al cameriere – che però non ti dà retta – e alla fine ti passa la voglia di mangiare.
Quando finalmente arriva con l’acqua, sei già scocciata e pensi: “qui non ci torno più”.
Peccato, perché la compagnia era davvero ottima.

Ecco cosa succede a tanti bambini ingiustamente definiti “inappetenti”, magari solo perché sono magrolini, ma in realtà corrono, saltano tutto il giorno, e quando si siedono a tavola mangiano piccole porzioni. E intanto c’è chi gli nega l’acqua dicendo: “gli riempie lo stomaco!”

Niente di più falso.
L’acqua passa velocemente attraverso lo stomaco e non lo riempie (a meno che tu non la mescoli con altri alimenti, magari ricchi di fibre).
Inoltre, lo stimolo della sete e quello della fame sono distinti, e i bambini sanno riconoscerli bene.

★ Quindi, a tavola metti sia acqua che cibo, e lascia che sia il tuo bambino a scegliere da cosa cominciare. Non decidere tu per lui.

▶️ Fonte:
✍🏻 www.quotidianosanita.it/m/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=71589
✍🏻 Cᴀʀʟᴀ Tᴏᴍᴀsɪɴɪ, Pᴇᴅɪᴀᴛʀᴀ
facebook.com/100044896638903/posts/408467200659831
✍🏻 www.sipps.it/pdf/2018napoli/Giorno_4/05_Vania.pdf
✍🏻 𝐀𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐞 𝐒𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨
facebook.com/100063767424770/posts/419086413560269/

Come strategia si potrebbe cambiare nido se hanno queste “idee” …😒
21/05/2026

Come strategia si potrebbe cambiare nido se hanno queste “idee” …😒


𝐈 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢 𝐞 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐥𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐧𝐢𝐝𝐢 𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚.

Specialmente se il bambino è intorno all’anno o più grande, e quindi per il senso comune “ormai il latte di mamma non gli serve più”, sapere che è ancora allattato è spesso causa di una percezione distorta, in cui il bimbo è “in ritardo” rispetto a un suo presunto percorso di emancipazione, e la mamma è iperprotettiva, chioccia o vuole a tutti i costi tenerlo legato a sé come un neonato.

Il pregiudizio delle educatrici nei confronti dell’allattamento è tale, che alcuni genitori decidono di non informarle sul fatto che il bambino è “ancora” allattato – non subito per lo meno, dicendolo semmai solo dopo che l’inserimento a scuola è avvenuto con successo. Dire il minimo indispensabile insomma… perché altrimenti le educatrici fanno appunto quel ragionamento sulle abitudini e attribuiscono all’allattamento la responsabilità di ogni difficoltà di adattamento del bambino.

Questa strategia ha le sue buone ragioni, e a volte si rivela essere la soluzione più semplice.

Tuttavia, spesso si rinuncia troppo presto a un dialogo con le educatrici e a portare avanti le proprie istanze, e questo contribuisce a mantenere solidi pregiudizi che invece per sgretolarsi hanno bisogno che l’allattamento divenga una pratica diffusa alla luce del sole.

L’ignoranza sull’allattamento è purtroppo diffusa, e di questo occorre farsene una ragione; ma ciò non esenta il personale scolastico ad aggiornarsi e informarsi senza pregiudizi, una volta che la questione viene posta; né i genitori dovrebbero sentirsi inopportuni nel richiedere questo con gentile fermezza, consapevoli di avere dalla propria parte tutte le indicazioni mediche e le politiche sanitarie.

▍𝗘𝗰𝗰𝗼 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝘀𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘃𝗮𝗿𝗶𝗲 𝗼𝗯𝗶𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗺𝗮 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶:

▪️Mi rendo conto che la mia richiesta vi giunge nuova, tuttavia in molti nidi e scuole dell’infanzia si sono trovate soluzioni sicure per permettere ai bambini di usufruire dei benefici del latte materno. Le mostro le indicazioni e i suggerimenti del Comune che forniscono modalità praticabili per l’uso di latte materno nelle strutture, sono sicura che questo potrà aiutarci a trovare una soluzione condivisa.

▪️Comprendo la vostra preoccupazione di dover accudire mia figlia in modi diversi dal seno a cui è abituata. Vorrei rassicurarvi sul fatto che la bimba è in grado di distinguere bene i contesti in cui si trova e di adattarsi. Non è necessario per noi cambiare le abitudini in famiglia, perché non dovete sostituirvi a me, né mia figlia si aspetta questo da voi. Sono sicura che con la vostra esperienza e dando alla bambina il tempo di adattarsi alla nuova situazione, saprete trovare modi diversi ma altrettanto efficaci di calmarla e di farla addormentare.

▪️Sono d’accordo che la suzione abbia un effetto calmante, ma mio figlio non utilizza il ciuccio, non lo sa nemmeno usare, e non ho intenzione di iniziare adesso visto che per fortuna non ha acquisito questa abitudine. Se vuole possiamo esplorare insieme altri modi per calmarlo.

▪️Siete preoccupati che la vista di un bambino allattato al seno possa turbare i bambini o i loro genitori. Nella mia esperienza, i bambini difficilmente si turbano a vedere un bebè al seno; comunque sono abituata ad allattare discretamente e possiamo trovare modi che conciliano le nostre necessità di confort e le vostre esigenze di privacy, senza dover rinunciare a questo gesto che aiuta così tanto mia figlia nei momenti di transizione.

Se si ha a che fare con persone irriducibilmente arroccate sulle loro posizioni, non è infine necessario per forza convincerle della bontà e normalità dell’allattamento.

𝗟’𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲, 𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗼̀ 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗮𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗳𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶.

Si può raggiungere un accordo nel disaccordo, cioè l’accettazione reciproca dei propri diversi punti di vista, con l’uso di una frase meravigliosa, buona per tutte le occasioni:
“Vedo che su questo aspetto abbiamo opinioni completamente diverse”.
È possibile confrontarsi con il personale del nido in modo garbato, rispettoso, sinceramente comprensivo, senza tuttavia accondiscendere a richieste o a definizioni che non si attagliano ai bisogni delle mamme, dei bambini e delle famiglie.

★ Con un po’ di buon senso, di fiducia reciproca e di tolleranza, dando tempo al bambino di adattarsi alla nuova situazione, daremo occasione al personale scolastico di essere testimoni di modalità di accudimento diverse da quelle a loro più familiari, e tuttavia ugualmente funzionali, e di sfatare col tempo molti pregiudizi, aiutando a diffondere una cultura dell’allattamento.

🗨️
Aɴᴛᴏɴᴇʟʟᴀ Sᴀɢᴏɴᴇ, Psɪᴄᴏʟᴏɢᴀ ᴇ Iʙᴄʟᴄ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 https://antonellasagone.it/2024/01/24/inserire-al-nido-il-bambino-allattato-parte-ii/



📷 teplushaa_

06/05/2026

♥️🩵

29/04/2026

Le coccole lasciano una firma nel DNA di tuo figlio. Misurabile.

Non è una metafora. Non è psicologia. È chimica. Il contatto fisico che un neonato riceve nei primi mesi di vita produce alterazioni molecolari reali nel suo DNA — ancora visibili quattro anni dopo.

Uno studio dell'Università della British Columbia, pubblicato su Development and Psychopathology, ha seguito circa 100 famiglie dal momento in cui i figli avevano 5 settimane. I ricercatori hanno monitorato ogni forma di contatto fisico: quanto il bambino veniva preso in braccio, accarezzato, consolato. Poi, a 4 anni e mezzo, hanno prelevato il DNA con un tampone buccale.

Quello che hanno trovato non era scritto nella sequenza genetica — quella era identica. Era scritto sopra di essa.

L'epigenoma — il sistema di "segnalatori" che decide quali geni si accendono e quali restano spenti — mostrava differenze significative tra i bambini che da neonati avevano ricevuto molto contatto fisico e quelli che ne avevano ricevuto di meno. Differenze misurabili in 5 siti genici specifici, legati alla regolazione del metabolismo, della risposta immunitaria e della gestione dello stress cellulare.

I bambini meno toccati mostravano un profilo di metilazione del DNA non allineato alla loro età anagrafica. In termini più concreti: il loro sistema biologico risultava meno maturo rispetto a quello dei coetanei coccolati — come se certi meccanismi di sviluppo cellulare fossero rimasti indietro.

Aspetta. Perché questo è il dettaglio che cambia tutto.

Queste modificazioni non sono temporanee. Non spariscono con la crescita. A 4 anni e mezzo — a distanza di anni dalle coccole ricevute o negate — la firma molecolare era ancora lì, leggibile nel DNA. Il corpo tiene il conto. Lo tiene nel modo più preciso che esiste: chimicamente.

L'epigenetica non modifica i geni che erediti. Modifica il modo in cui quei geni funzionano. E il contatto fisico nei primi mesi di vita è uno degli interruttori più potenti di quel sistema — abbastanza potente da lasciare traccia misurabile anni dopo.

Le coccole non sono cura emotiva. Sono programmazione biologica.

In breve:
Il contatto fisico da neonati produce alterazioni misurabili nell'epigenoma
Le differenze sono visibili in 5 siti genici a 4 anni di età
La firma molecolare rimane leggibile anni dopo, non è temporanea

28/04/2026

Per anni alle donne è stato fatto credere che, dopo sei settimane dal parto, tutto dovesse tornare a posto.

Una visita rapida, qualche controllo… e poi avanti, come se nulla fosse accaduto. Come se il corpo avesse già chiuso quel capitolo. Come se la vita potesse riprendere esattamente da dove si era fermata.

Ma la verità è un’altra.

E le madri, in fondo, lo hanno sempre saputo.

Il corpo non dimentica.

Non dopo aver creato una vita.

Non in così poco tempo.

Oggi anche la scienza conferma ciò che tante donne sentono sulla propria pelle: il recupero dopo il parto può richiedere molto più delle classiche sei settimane, e alcuni aspetti fisici e psicologici possono protrarsi per molti mesi o più, variando da persona a persona.

Perché ciò che avviene non è una semplice guarigione.

È una trasformazione.

Mentre fuori ci si aspetta un ritorno immediato alla normalità, dentro accade l’opposto.

Gli organi si riassestano gradualmente.

Il pavimento pelvico ha bisogno di tempo.

Le riserve nutrizionali possono dover essere ricostruite.

Gli ormoni continuano a cambiare, soprattutto se si allatta, se si dorme poco o se il corpo è ancora in fase di adattamento.

E poi esiste il cambiamento più profondo.

Quello invisibile.

Il cervello.

La ricerca neuroscientifica ha osservato modificazioni cerebrali associate alla maternità, legate all’adattamento emotivo, relazionale e cognitivo alla cura del bambino. Questo percorso viene spesso chiamato “matrescenza”.

Una seconda nascita.

Una fase intensa di ridefinizione dell’identità, in cui mente e corpo imparano nuovi ritmi, nuove priorità, nuove sensibilità.

E no, non si conclude in sei settimane.

Ci vogliono mesi.

A volte anni per sentirsi nuovamente stabili.

Non è debolezza.

Non è pigrizia.

Non è stanchezza “esagerata”.

È un processo umano e biologico reale.

Eppure, mentre il corpo chiede tempo, il mondo spesso pretende velocità.

Tornare in forma.

Tornare produttive.

Tornare quelle di prima.

Ma forse il punto è proprio questo:

non si torna come prima.

Si diventa qualcosa di nuovo.

E questa trasformazione non segue un calendario perfetto.

La scienza oggi sta dando parole a ciò che moltissime donne hanno vissuto in silenzio:

la nascita di una madre non è un singolo evento.

È un viaggio.

Lento, profondo, a volte faticoso, spesso meraviglioso.

E merita tempo.

Merita ascolto.

Merita rispetto.

Perché nessuna “sesta settimana” può contenere qualcosa di così immenso.

Esiste invece un cambiamento che chiede di essere accolto.

E forse la vera cura comincia proprio lì:

quando smettiamo di pretendere di tornare indietro… e iniziamo a concederci il tempo necessario per diventare.

25/04/2026


𝐍𝐨𝐧 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐞𝐫𝐜𝐢: 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐬𝐜𝐚𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚.

L'unica scadenza possibile è quella che scegli tu, sceglie il tuo bambino o scegliete insieme.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda “il latte materno come alimento esclusivo per i primi 6 mesi di vita e suggerisce di continuare l’allattamento fino a 2 anni o oltre, fino a che mamma e bimbo lo DESIDERANO".
Perché è di questo che si tratta, di un loro desiderio, di un loro volere. E ancora una volta, di una loro scelta.

Il latte materno, al contrario del "sentito dire" tramandato di generazione in generazione, NON diventa acqua ma continua a mantenere le sue proprietà.


𝒫𝓊ℴ𝒾 𝓁ℯℊℊℯ𝓇ℯ 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
𝐄̀ 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐥𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐨 “𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚”?
https://www.facebook.com/share/1EmvDVPp1j/?mibextid=WC7FNe

Fino ai 6 mesi di vita, da solo, basta per soddisfare le esigenze di crescita del bambino mentre dal 6 mese circa, si parla di alimentazione complementare.

𝗡𝗢𝗡 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻 𝘃𝗲𝘇𝘇𝗼, 𝘂𝗻'𝗮𝗯𝗶𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲... 𝗥𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝘂𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗱'𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲.

★ Perciò mamma, informati e scegli. L'informazione in realtà è per tutti perché è di salute che stiamo parlando.
Oltre che, della libertà di scegliere.

🗨️
Sᴇʟᴇɴɪᴀ Aᴄᴄᴇᴛᴛᴜʟʟɪ, Osᴛᴇᴛʀɪᴄᴀ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 https://www.facebook.com/share/1AhtLXQSxR/?mibextid=WC7FNe





📷 wild.flow.her

♥️
10/04/2026

♥️

La Finlandia sta valutando una proposta importante per ripensare il mondo del lavoro: introdurre una settimana lavorativa di quattro giorni con giornate di sei ore. L’obiettivo principale è ridurre lo stress e aumentare la libertà personale, senza compromettere gli attuali livelli di produttività.

I sostenitori della proposta, tra cui la premier Sanna Marin, affermano che la ricchezza dovrebbe essere misurata in tempo, non soltanto in denaro. Questo cambiamento restituirebbe alle persone un tempo prezioso da dedicare al riposo, alla famiglia e ai propri interessi, con l’obiettivo di migliorare in modo significativo la qualità della vita.

Secondo i favorevoli, lavoratori più riposati sono anche più concentrati, e questo potrebbe tradursi in un aumento delle prestazioni e dell’innovazione. La proposta finlandese sta alimentando un dibattito globale su come trovare un equilibrio migliore tra lavoro, produttività e felicità.

10/04/2026

𝐒𝐜𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚: 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐥𝐢.

Quasi da un giorno all’altro, il tuo bimbo ti chiede il seno molto più spesso, è più appiccicoso del solito, lamentoso… e sembra non saziarsi mai?

Ti ritrovi tutto il giorno sul divano, con giusto il tempo per correre in bagno, e la sensazione che il seno sia vuoto — soprattutto la sera, quando lui si attacca ogni cinque minuti e tu ti chiedi: 𝑀𝑎 𝑚𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑟𝑎̀ 𝑓𝑖𝑛𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒?

È un continuo tira e molla, chiude gli occhi per pochi minuti e poi ricomincia da capo, tutto il giorno!

Tranquilla… se continua a bagnare i pannolini come sempre, molto probabilmente non c’è nulla che non va.

𝗠𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗮𝗯𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗯𝗶𝗺𝗯𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝗦𝗖𝗔𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗥𝗘𝗦𝗖𝗜𝗧𝗔 — 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗳𝗮𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗼, 𝗺𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.

Sono momenti del tutto naturali in cui il corpo del tuo bambino “accelera” e ha bisogno di più latte. Infatti i bambini non crescono con ritmo costante, ma “a scatti”: ci sono fasi in cui crescono poco e altre in cui il loro fabbisogno aumenta… ed è proprio in quei giorni che sembrano più affamati, si attaccano più spesso e chiedono tanto contatto.

Questi momenti, chiamati anche “giorni di frequenza”, possono preoccupare, soprattutto se non si sa che esistono. Ma sono assolutamente normali e sì, il tuo bambino ti cerca di più al seno perché ha davvero bisogno di più latte.

▍𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗯𝗶𝗺𝗯𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Durante questi momenti speciali, il suo comportamento cambia in modo evidente, proprio perché il suo corpo e la sua mente stanno facendo un grande salto in avanti.

Ecco i segnali più comuni:
▪️ Richiede il seno molto più spesso del solito.
▪️ La poppata è fatta di continui “attacca e stacca”.
▪️ È spesso irrequieto, sembra non accontentarsi mai.
▪️ Chiede il seno anche più frequentemente di notte.
▪️ In generale, dorme meno.
▪️ Ti sembra di rivivere i primi giorni di vita.
▪️ Può fare meno p**ì o c***a del solito.
▪️ Hai la sensazione di non capirlo più.
▪️ Ti senti disorientata.
▪️ Senti il seno “vuoto” e molle.

▍𝗔 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Sono fasi naturali in cui il tuo bambino ha bisogno di più energia, di più calorie, per affrontare i tanti cambiamenti che sta vivendo, sia nel corpo che nella mente.

Ed è proprio per questo che, anche se la tua produzione di latte in quel momento è “giusta”, ha bisogno che aumenti. Il suo modo per dirtelo? Chiederne di più. Più spesso, più a lungo, anche in orari insoliti.

𝗥𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲: 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗻𝗼 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗱𝗿𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗹𝗮𝘁𝘁𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗲.

Quando il tuo bimbo si attacca spesso in questi momenti, sta semplicemente stimolando il tuo corpo a produrre di più, perché sta crescendo… e il tuo latte si adatterà, come ha sempre fatto.

La ricerca ce lo dice chiaro: dopo soli tre giorni di poppate frequenti, i tuoi dotti lattiferi aumentano di numero e dimensione. Questo significa una cosa sola: più latte.

Il frequente e completo svuotamento del seno manda un segnale forte al tuo corpo: “qui serve più latte”. Ed è proprio questo che fa il tuo bimbo durante uno scatto di crescita: si attacca di più, stimola di più… e il corpo risponde.

Allattando più spesso, ogni volta che lo desidera e senza limiti di tempo, il tuo corpo produce più latte, seguendo perfettamente la logica della “domanda e offerta”.
Questo meccanismo è meraviglioso, perché consente al tuo bambino di imparare — fin da piccolissimo — ad autoregolarsi, mangiando secondo i suoi bisogni reali.

Dopo due o tre giorni di poppate intense, tutto si stabilizza: il tuo bambino torna ai suoi ritmi abituali… e tu potresti ritrovarti con i seni pieni e nessuno che li “ordina”! Ma niente panico: anche la produzione si adatterà di nuovo in pochi giorni. Il tuo corpo è saggio e fa squadra con il tuo bambino.

▍𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Non esiste una regola fissa, perché ogni bambino è diverso, con ritmi e bisogni unici.
Molto dipende dal tipo di parto, dall’inizio dell’allattamento, dal peso alla nascita e anche dalle settimane di gestazione.

I momenti più comuni in cui si verificano gli scatti di crescita sono nei primi giorni a casa e intorno ai 7-10 giorni, 2-3 settimane, 4-6 settimane, 3 mesi, 4 mesi, 6 mesi e 9 mesi (più o meno). Tuttavia, i bambini non seguono il calendario, quindi il tuo potrebbe comportarsi in modo diverso.
▹ kellymom.com/hot-topics/growth-spurts

A volte uno scatto di crescita può presentarsi anche dopo una fase in cui il bimbo ha poppato meno — magari per una difficoltà allattamento, una mastite o un malanno passeggero.

In genere, questi momenti intensi durano da un paio di giorni a circa una settimana.

▍𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗿𝗲𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲?

La risposta è semplice: continua a fare quello che già stai facendo. Allatta. Asseconda il tuo bambino. Segui i suoi segnali. Sempre.

Attaccalo ogni volta che lo richiede, per tutto il tempo che vuole — anche se capita (spesso!) che abbia bisogno di poppare più durante la notte. Il tuo corpo lo sa: in breve tempo risponderà aumentando la produzione di latte… e il tuo bambino tornerà sereno e soddisfatto.

▍𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗳𝗲𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗶𝘂𝗰𝗰𝗶 𝗼 𝘁𝗶𝘀𝗮𝗻𝗲 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Il seno produce tanto più latte quanto più spesso viene svuotato e stimolato — e l’unico modo per farlo davvero è attraverso la suzione del bambino.

Se in quei momenti di grande richiesta offriamo il ciuccio, la camomilla o anche solo un po’ d’acqua, il bimbo sarà meno motivato ad attaccarsi. Questo riduce la frequenza e la durata delle poppate, e il tuo corpo riceverà un messaggio sbagliato: “non serve produrre di più”.

Anche una sola aggiunta può abbassare leggermente la produzione del giorno dopo.

▍𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗻𝘁𝗿𝗼𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲?

Certo, ci sono situazioni in cui l’aggiunta di latte artificiale è davvero necessaria — e in quei casi va data, senza sensi di colpa.
Negarla a tutti i costi quando serve, può essere dannoso.
Ma… è altrettanto vero che introdurre l’aggiunta quando non è necessaria può compromettere la produzione e la serenità dell’allattamento stesso, soprattutto se non vengono affiancate altre misure a protezione del seno.

Ecco cosa può accadere:
▪️Durante uno scatto di crescita, se il bambino riceve un biberon, si sazia velocemente e non sente più il bisogno di attaccarsi al seno. Ma se il seno non viene stimolato abbastanza, non aumenta la produzione.
▪️Il bambino inizierà a essere insoddisfatto al seno e cercherà sempre di più il biberon, rischiando col tempo di rifiutare il seno del tutto.
▪️L’allattamento misto, se non gestito con consapevolezza e supporto, può diventare faticoso e confuso: tra quantità di latte artificiale, segnali del bambino e gestione della giornata… può sembrare tutto più complicato.

▍𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗶 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Se hai dubbi, se il tuo bambino ti sembra sempre insoddisfatto, se temi che non stia prendendo abbastanza latte o la situazione dura da più di qualche giorno… fermati un attimo e chiedi supporto.

🆘 Contatta un’ostetrica esperta in allattamento o una consulente IBCLC: potrà aiutarti a capire se si tratta davvero di uno scatto di crescita o se c’è qualcos’altro che sta ostacolando il vostro percorso.

Ricorda:
Gli scatti di crescita non causano dolore al seno o ragadi, non provocano ingorghi, e non iniziano nei primissimi giorni di vita.
Se noti questi segnali insieme a difficoltà nella crescita del bambino o dolore durante la poppata, probabilmente non è uno scatto di crescita — e hai bisogno di un aiuto competente, subito.

𝗡𝗼𝗻 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼: 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗳𝗿𝘂𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Questi momenti possono mettere davvero a dura prova: ci si sente stanche, sopraffatte, spesso ansiose. La preoccupazione di non avere abbastanza latte o di non riuscire a soddisfare il proprio bambino può diventare un pensiero fisso, e lo stress cresce.

Ma già il solo fatto di conoscere cosa sono gli scatti di crescita aiuta. Sapere che è tutto normale, che ha un senso, che è una fase e passerà… dà forza, chiarezza e ti permette di affrontare questi giorni con più sicurezza e fiducia.

★ Non sei sola. Il tuo corpo, il tuo bambino, e il vostro legame stanno facendo un lavoro meraviglioso. E tu stai facendo un lavoro incredibile.


𝒫𝓊𝑜𝒾 𝓁𝑒𝑔𝑔𝑒𝓇𝑒 𝒶𝓃𝒸𝒽𝑒:
“𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨?!”: 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚.
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▶️ Fonte:
✍🏻 lllitalia.org/21-domande-e-risposte/gestione-dell-8217allattamento/159-sara-uno-scatto-di-crescita.html
✍🏻 Dᴏᴛᴛ.ssᴀ Rᴏʙᴇʀᴛᴀ Tʀᴀᴍᴏɴᴛᴀɴᴏ, Iʙᴄʟᴄ
https://www.facebook.com/share/1A8KiXdBm3/?mibextid=wwXIfr
https://www.facebook.com/share/14FFQFbdeom/?mibextid=wwXIfr
✍🏻 latte-materno.com/come-affrontare-gli-scatti-di-crescita-e-continuare-ad-allattare
✍🏻 http://www.consulenteallattamento.it/2017/05/da-qualche-giorno-il-mio-bambino-vuole-stare-sempre-attaccato-che-succede-gli-scatti-di-crescita/
✍🏻 Pʀᴏғ.ssᴀ Aɴɢᴇʟɪᴄᴀ Dᴇssɪ̀, Pᴇᴅɪᴀᴛʀᴀ
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📷 wild.flow.her

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04/04/2026

!!!

𝐌𝐚 𝐬𝐞𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚𝐭𝐭𝐞?

𝑃𝑟𝑜𝑏𝑎𝑏𝑖𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑛𝑢𝑡𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒.
𝐷𝑒𝑣𝑖 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑒 𝑜𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑜𝑝𝑝𝑎𝑡𝑎 𝑒 𝑙’𝑎𝑙𝑡𝑟𝑎.
𝐶𝑜𝑠𝑖̀ 𝑙𝑜 𝑣𝑖𝑧𝑖!
𝐸̀ 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑠𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑖𝑐ℎ𝑒.
𝑁𝑜𝑛 𝑑𝑒𝑣𝑖 𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑏𝑟𝑜𝑐𝑐𝑜𝑙𝑖.
𝐿𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎? 𝐺𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑟𝑚𝑎𝑖 𝑖𝑙 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎.

Eccetera. Eccetera. Eccetera.
Quanti luoghi comuni, false credenze, pregiudizi deve affrontare una mamma che desidera nutrire al seno il suo bambino? Tanti. Così tanti che, tra le principali difficoltà incontrate nei primi tempi successivi alla nascita, molte madri ricordano proprio i consigli non richiesti e le critiche legate alle poppate.

Sì, perché, non si sa come né perché, ma di fronte a una mamma che allatta, tutti – ma proprio tutti – dalla suocera alla zia, dalla vicina di casa alla collega, allo sconosciuto incontrato per strada, si sentono in dovere e ovviamente in diritto di dire la loro. E la “loro”, in molti casi, se non tutti, è una sciocchezza.

Perché purtroppo tutti parlano di allattamento, ma pochi conoscono realmente l’argomento. La nostra è una società che ha perso confidenza con il normale funzionamento delle poppate. Siamo reduci da diversi decenni di blackout: con il boom del biberon e della formula artificiale, generazioni di donne non hanno allattato o hanno allattato per un periodo brevissimo, e non sappiamo più bene come si fa.

𝗘𝗱 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮, 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲, 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗲, 𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝘀𝗲𝗻𝗼 𝗶 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗶𝘂𝘀𝗰𝗶𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝘂𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗲, 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗽𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗼, 𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗴𝗻𝗼.

A intralciare la buona riuscita dell’allattamento sono i luoghi comuni, quelle vecchie credenze di cui la scienza ha ormai da tempo dimostrato l’infondatezza, ma che sono dure a morire. I falsi miti, ovvero tutte quelle aspettative irrealistiche relative al comportamento del bambino e alla gestione delle poppate (per intenderci, il bebè della pubblicità che mangia poche volte al giorno, dorme tutta la notte e sorride beato dalla sua sdraietta non è la norma, ma una rara eccezione); e infine i pregiudizi, quegli ingiustificati sospetti nei confronti, ad esempio, di un allattamento che prosegue dopo i primi mesi e, più in generale, della tenerezza e del profondo legame che unisce ogni mamma al suo bambino.

Tra indicazioni completamente sbagliate, critiche, mancanza di fiducia nei confronti delle potenzialità della madre di nutrire al meglio il proprio bambino, spesso allattare diventa un percorso a ostacoli, una strada in salita, anziché una piacevole esperienza.

A peggiorare la faccenda è il fatto che le “bufale” non arrivino solo dalla zia o dalla signora del piano di sotto. Può capitare infatti – ed è grave – che i consigli sconsiderati giungano da professionisti della salute, la cui voce risulta ovviamente più autorevole e può avere un forte impatto sulla fiducia in se stessa della neomamma e sulla riuscita dell’allattamento stesso.

Scientificamente parlando, ormai le risposte ci sono. I falsi miti sono già stati “sfatati”, ma nella nostra cultura – poco amica dell’allattamento – continuano imperterriti a circolare, interferendo spesso pesantemente con la buona riuscita delle poppate. E con il benessere (e il buon umore) delle mamme.

★ Mamme che, ricordiamolo, sono le prime esperte quando si parla del loro bambino e che dovrebbero ricevere parole di stima e di incoraggiamento, non appunti sul modo in cui allattano (davvero, tra un po’ dovremo scusarci per come, quanto, quando e dove allattiamo) e, più in generale, sulle loro scelte genitoriali.

🗨️
Gɪᴏʀɢɪᴀ Cᴏᴢᴢᴀ, Gɪᴏʀɴᴀʟɪsᴛᴀ ᴇ Sᴄʀɪᴛᴛʀɪᴄᴇ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 https://www.facebook.com/share/15479ET5yH/?mibextid=wwXIfr



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