Healthyfooditalia

Healthyfooditalia Dietista nel lavoro e nella vita: "healthy" nel food con uno sguardo attento al territorio, nel rispetto della salute e della convivialità prima di tutto.

30/08/2026

Togliersi le scarpe all'ingresso: fissazione igienista o reale prevenzione? Se per un adulto sano il rischio batterico sui pavimenti è quasi nullo, per chi gattona o ha difese immunitarie basse le suole possono trasportare batteri insidiosi come Clostridium difficile 👶🏠

🔗 Link nel primo commento! 👇

20/08/2026

Windhoek, in Namibia. Michelle Saaiman ha raccontato su Facebook, nel febbraio 2025, quello che era successo a suo figlio nei sette mesi precedenti. Lo ha fatto per dirlo agli altri genitori.

Il bambino aveva 16 mesi. È stato baciato da una persona che aveva l'herpes labiale. Poco dopo sono comparsi i sintomi di un'infezione all'occhio sinistro.

I primi accertamenti hanno portato a una cura con colliri antibiotici. Non ha funzionato e le condizioni dell'occhio sono peggiorate in fretta. È stato l'oculista a individuare il responsabile: il virus dell'herpes simplex, lo stesso che provoca la febbre sulle labbra.

Il virus ha attaccato la cornea. Nel racconto della madre l'occhio ha sviluppato una lesione aperta di quattro millimetri, e il bambino ha perso quasi del tutto la vista e la sensibilità da quel lato.

Da lì è cominciato un percorso fatto di ricoveri, biopsie, migliaia di dollari di farmaci, un medicinale preparato su misura da un farmacista e il consulto di un pediatra americano. Due interventi erano già stati eseguiti quando la madre ha scritto il messaggio, e ne erano previsti altri tre in Sudafrica. Le palpebre del bambino sono state cucite per proteggere l'occhio.

"Se la ferita non guarisce, non è che potrebbe perdere l'occhio: lo perderà", ha scritto Saaiman.

L'herpes simplex non si elimina. Una volta contratto resta nell'organismo e si tiene sotto controllo con le terapie.

"Non lasciate che qualcuno baci i vostri bambini", ha scritto la madre. "So che nessuno lo fa con cattive intenzioni. Ma non ne vale la pena."

Fonte: TimesLIVE -

18/08/2026

I bambini possono mangiare come noi, se mangiamo già bene noi, con delle accortezze …non devono esistere alimenti “speciali”!

27/07/2026

Stop agli schermi nei primi 3 anni di vita? Arriva una proposta di legge.

In Senato è stato presentato un disegno di legge che punta a limitare l'esposizione di bambini e bambine a smartphone, tablet e altri dispositivi digitali nei primi 36 mesi di vita. La proposta, sostenuta da esponenti di diversi schieramenti politici, mira soprattutto a informare e supportare le famiglie.

Tra le misure previste ci sono:
linee guida nazionali sull'uso degli schermi nella prima infanzia;
informazioni e sostegno ai genitori già durante la gravidanza;
il coinvolgimento di pediatri, consultori, punti nascita e corsi preparto;
servizi educativi per i più piccoli senza l'utilizzo di schermi.

Secondo gli specialisti, nei primi anni di vita il cervello si sviluppa attraverso il contatto con gli altri, il gioco, il movimento, il linguaggio e le esperienze dirette. L'obiettivo non è vietare la tecnologia, ma evitare che venga introdotta troppo presto, sottraendo spazio a esperienze fondamentali per la crescita.

Si tratta, al momento, di una proposta di legge: dovrà completare tutto l'iter parlamentare prima di poter diventare operativa.

Gli ultimi 4 punti di certo non vengono rispettati..😡
25/07/2026

Gli ultimi 4 punti di certo non vengono rispettati..😡

𝐈𝐥 𝐂𝐨𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐌𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨.

In molte si chiedono perché tutte le persone che hanno vissuto gli anni ’70 e ’80 spingano così tanto verso l’alimentazione artificiale. Questo vale per le nostre nonne ma anche per molti professionisti sanitari vissuti in quell’epoca.

Prima degli anni Ottanta non esisteva alcuna forma di controllo sulle pubblicità del latte artificiale.
Le case produttrici potevano scrivere qualsiasi cosa desiderassero e, in quegli anni, fu fatto un marketing molto pressante al fine di convincere la popolazione che il latte artificiale avrebbe garantito forza e salute ai loro bambini.
Parliamo di epoche in cui, in molte famiglie, era fortemente radicata la paura della fame e delle carestie: potete immaginare che effetto facessero queste pubblicità, in cui si offriva su un piatto d’argento la possibilità di crescere bambini robusti.

Nel 1982 nasce il 𝐶𝑜𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑟𝑐𝑖𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑜, che introduce una serie di rigide norme al fine di regolamentare il marketing del latte artificiale.

Solo per citarvi alcuni dei divieti contenuti nel codice:
▪️Tutte le confezioni devono contenere un’avvertenza speciale in cui si sottolinea l’importanza dell’allattamento materno e la sua superiorità biologica. È necessario riportare che è sempre indispensabile il parere medico prima di iniziare la sua somministrazione.
▪️È vietato riportare immagini di neonati sulle confezioni.
▪️È vietato utilizzare immagini o testi che idealizzino l’utilizzo del latte artificiale.
▪️È vietato utilizzare i termini umanizzato e maternizzato.
▪️Nessun incentivo finanziario o materiale deve essere offerto al personale sanitario al fine di favorire la prescrizione del latte artificiale.
▪️Campioni di latte artificiale non devono essere forniti al personale sanitario, né questi devono offrirli alle madri in gravidanza o nel post parto.
▪️Il personale sanitario delle strutture deve incoraggiare e promuovere l’allattamento.
▪️Nei punti vendita è vietata la pubblicità di tali prodotti, l’utilizzo di buoni sconto, prezzi sottocosto o qualsiasi altro incentivo all’acquisto, così come è vietato offrire regali che spingano all’utilizzo del latte artificiale (biberon, campioni di latte gratuito, ecc.).


𝒫𝓊ℴ𝒾 𝓁ℯℊℊℯ𝓇ℯ 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
https://www.ibfanitalia.org/cosa-e-il-codice/

Questi sono soltanto alcuni dei punti trattati dal presente codice, e potete già rendervi conto di quante sono le violazioni ogni giorno e in ogni ambito!

Avere una bella esposizione di campioncini di latte artificiale nel proprio studio è una violazione.

Prescrivere latte artificiale a tutte quante le madri, “così nel caso in cui ci potesse essere necessità già ce l’hai”, è una violazione.

Offrire il kit nascita con biberon e campioncino è una violazione.

★ Occhio al marketing, che non guarda in faccia a nessuno!

🗨️ Dᴏᴛᴛ.ssᴀ Rᴏʙᴇʀᴛᴀ Tʀᴀᴍᴏɴᴛᴀɴᴏ, Iʙᴄʟᴄ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 https://www.facebook.com/share/17wY1VjzkM/?mibextid=wwXIfr



𝒫𝓊ℴ𝒾 𝓁ℯℊℊℯ𝓇ℯ 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
https://www.ibfanitalia.org/i-paesi-si-impegnano-a-regolamentare-il-marketing-digitale-della-formula/



📷 raisedgood

10/06/2026

💦
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐛𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨?

Per crescere bene, il tuo bambino ha bisogno di un’alimentazione equilibrata e di bere a sufficienza.
Il suo corpo, infatti, è composto per circa il 75% da acqua, che si distribuisce in percentuali diverse nei vari organi.

𝐿’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 – afferma Gɪᴜsᴇᴘᴘᴇ Dɪ Mᴀᴜʀᴏ, Pʀᴇsɪᴅᴇɴᴛᴇ Sɪᴘᴘs - 𝑒̀ 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑣𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜𝑠𝑒 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑠𝑚𝑜: 𝑟𝑒𝑔𝑜𝑙𝑎 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜𝑟𝑒𝑎, 𝑒𝑙𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎 𝑙𝑒 𝑡𝑜𝑠𝑠𝑖𝑛𝑒, 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑎𝑑 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑟𝑏𝑖𝑟𝑒 𝑖 𝑛𝑢𝑡𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑐𝑖𝑏𝑜 𝑖𝑛 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑖𝑎, 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑙’𝑜𝑠𝑠𝑖𝑔𝑒𝑛𝑜 𝑒 𝑖 𝑛𝑢𝑡𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑒𝑙𝑙𝑢𝑙𝑒. 𝑈𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑖𝑑𝑟𝑎𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑔𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑑𝑒𝑔𝑢𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑙𝑖 𝑚𝑖𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑖, 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑖𝑜𝑙𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑑𝑖 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑒. 𝑃𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑖, 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑎𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑒𝑑𝑒 𝑙’𝑎𝑠𝑠𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖, 𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑒𝑡𝑎̀.

𝗥𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮, 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗿𝗼𝗱𝗼𝘁𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝟲 𝗺𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗼.

Fino a quel momento, è sufficiente il latte – sia materno che formulato – perché è composto in gran parte da acqua ed è perfettamente in grado di idratare il tuo bambino anche durante l’estate.


ℒℯℊℊ𝒾 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
𝐃𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐧𝐨: 𝐋𝐢𝐧𝐞𝐞 𝐆𝐮𝐢𝐝𝐚.
facebook.com/100063767424770/posts/412494084219502

▍𝗠𝗮 𝗶𝗻 𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗼, 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗲𝘇𝘇𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗾𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮?

𝐿𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑎𝑠𝑠𝑢𝑛𝑡𝑎 – aggiunge Lᴇᴏ Vᴇɴᴛᴜʀᴇʟʟɪ, Rᴇsᴘᴏɴsᴀʙɪʟᴇ ᴄᴏᴍᴜɴɪᴄᴀᴢɪᴏɴᴇ SIPPS - 𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑜, 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑙𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑚𝑎𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖𝑒 (𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑏𝑏𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑏𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑎𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒), 𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑓𝑖𝑠𝑖𝑐𝑎, 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑒𝑟𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 (𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑎𝑙𝑑𝑖 𝑓𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎 𝑙𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑖𝑑𝑟𝑎𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒).

Secondo i Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti e di energia per la popolazione italiana (LARN), la quantità d’acqua ottimale per i lattanti da 6 a 12 mesi è di 800 millilitri al giorno e, per i bambini da 1 a 3 anni, di 1.200 millilitri al giorno.
https://sinu.it/2019/07/09/acqua/

𝑂𝑐𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜, 𝑝𝑒𝑟𝑜̀, 𝑐ℎ𝑒 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑜𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑖𝑒𝑛𝑒 𝑑𝑎𝑙 𝑐𝑖𝑏𝑜, 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑏𝑒𝑣𝑎𝑛𝑑𝑒: 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑑𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜, 𝑖𝑛𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖, 𝑑𝑎𝑙 90% 𝑎𝑙 95% 𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑎𝑙𝑎𝑛𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑎𝑙𝑙’𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑢𝑛’𝑜𝑡𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑖𝑑𝑟𝑎𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 - spiega Gɪᴏʀɢɪᴏ Dᴏɴᴇɢᴀɴɪ, ᴇsᴘᴇʀᴛᴏ ᴅɪ ɴᴜᴛʀɪᴢɪᴏɴᴇ ᴇ ᴛᴇᴄɴᴏʟᴏɢᴏ ᴀʟɪᴍᴇɴᴛᴀʀᴇ.

𝐷’𝑒𝑠𝑡𝑎𝑡𝑒, 𝑝𝑜𝑖, 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖 𝑑’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 - ricorda il pediatra Aɴᴅʀᴇᴀ Vᴀɴɪᴀ, ʀᴇsᴘᴏɴsᴀʙɪʟᴇ ᴅᴇʟ Cᴇɴᴛʀᴏ ᴅɪ Dɪᴇᴛᴏʟᴏɢɪᴀ ᴇ Nᴜᴛʀɪᴢɪᴏɴᴇ Pᴇᴅɪᴀᴛʀɪᴄᴀ ᴅᴇʟʟ’Uɴɪᴠᴇʀsɪᴛᴀ̀ Sᴀᴘɪᴇɴᴢᴀ ᴅɪ Rᴏᴍᴀ - 𝑈𝑛 𝑒𝑠𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜: 𝑖𝑛 400 𝑔𝑟𝑎𝑚𝑚𝑖 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑐𝑜𝑚𝑒𝑟𝑜, 𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑜 350 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎. 𝐸, 𝑖𝑛 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑒, 𝑙𝑎 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑒𝑠𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑛𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑒𝑑𝑒 𝑢𝑛 𝑎𝑙𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜. 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑣𝑢𝑜𝑙 𝑑𝑖𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑜𝑐𝑐𝑎𝑠𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑖𝑙 𝑏𝑖𝑚𝑏𝑜 𝑏𝑒𝑣𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑜’ 𝑑𝑖 𝑚𝑒𝑛𝑜, 𝑚𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎, 𝑎𝑣𝑟𝑎̀ 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑔𝑎𝑟𝑎𝑛𝑡𝑖𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑏𝑢𝑜𝑛 𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑖𝑑𝑟𝑖𝑐𝑜.

Vale la stessa regola che usi per l’introduzione dei cibi solidi: l’acqua si introduce rispettando l’autoregolazione del tuo bambino.
Non serve insistere perché beva, ma è importante che tu sia costante nell’offrirgliela, soprattutto nei mesi più caldi, sia durante i pasti che fuori pasto.

Finché non sarà in grado di chiederla da solo, lasciala sempre a disposizione. Questo è particolarmente importante quando fa molto caldo, durante l’estate, in caso di attività fisica intensa o quando ha la febbre.

Ricorda che i bambini ti imitano tantissimo: se ti vedono bere durante la giornata, saranno naturalmente stimolati a copiare i tuoi gesti e si interesseranno anche al bicchiere.

▍𝗔𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗯𝗶𝗯𝗶𝘁𝗲!

𝑀𝑎𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑙’𝑒𝑟𝑟𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑟𝑒 𝑙’𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑏𝑒𝑣𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑧𝑢𝑐𝑐ℎ𝑒𝑟𝑖𝑛𝑒 𝑒 𝑔𝑎𝑠𝑠𝑎𝑡𝑒 - avvisa Lᴀᴜʀᴀ Rᴏssɪ, ɴᴜᴛʀɪᴢɪᴏɴɪsᴛᴀ ᴇ ʀɪᴄᴇʀᴄᴀᴛʀɪᴄᴇ ᴅᴇʟʟ’Iɴʀᴀɴ, Isᴛɪᴛᴜᴛᴏ ɴᴀᴢɪᴏɴᴀʟᴇ ᴅɪ ʀɪᴄᴇʀᴄᴀ ᴘᴇʀ ɢʟɪ ᴀʟɪᴍᴇɴᴛɪ ᴇ ʟᴀ ɴᴜᴛʀɪᴢɪᴏɴᴇ.

Infatti, non è il caso di incentivare la preferenza per il dolce anche attraverso le bevande.
È importante che tu abitui da subito il tuo bambino ad associare lo stimolo della sete al consumo di acqua, e non ad altre bevande zuccherate.

E per concludere, un 🅕🅐🅛🅢🅞 🅜🅘🅣🅞
𝗡𝗼𝗻 𝗱𝗮𝗿𝗴𝗹𝗶 𝗹’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘁𝗶, 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮 𝗺𝗲𝗻𝗼!

Immagina questa scena.
Sei in un bel ristorante, in ottima compagnia, dopo una giornata intensa. Ti siedi a tavola, hai sete, la bocca impastata… ma ti servono un piatto di pasta senza portarti nulla da bere. Cominci a mangiare, ma la sete resta. Fai cenni al cameriere – che però non ti dà retta – e alla fine ti passa la voglia di mangiare.
Quando finalmente arriva con l’acqua, sei già scocciata e pensi: “qui non ci torno più”.
Peccato, perché la compagnia era davvero ottima.

Ecco cosa succede a tanti bambini ingiustamente definiti “inappetenti”, magari solo perché sono magrolini, ma in realtà corrono, saltano tutto il giorno, e quando si siedono a tavola mangiano piccole porzioni. E intanto c’è chi gli nega l’acqua dicendo: “gli riempie lo stomaco!”

Niente di più falso.
L’acqua passa velocemente attraverso lo stomaco e non lo riempie (a meno che tu non la mescoli con altri alimenti, magari ricchi di fibre).
Inoltre, lo stimolo della sete e quello della fame sono distinti, e i bambini sanno riconoscerli bene.

★ Quindi, a tavola metti sia acqua che cibo, e lascia che sia il tuo bambino a scegliere da cosa cominciare. Non decidere tu per lui.

▶️ Fonte:
✍🏻 www.quotidianosanita.it/m/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=71589
✍🏻 Cᴀʀʟᴀ Tᴏᴍᴀsɪɴɪ, Pᴇᴅɪᴀᴛʀᴀ
facebook.com/100044896638903/posts/408467200659831
✍🏻 www.sipps.it/pdf/2018napoli/Giorno_4/05_Vania.pdf
✍🏻 𝐀𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐞 𝐒𝐯𝐞𝐳𝐳𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨
facebook.com/100063767424770/posts/419086413560269/

Come strategia si potrebbe cambiare nido se hanno queste “idee” …😒
21/05/2026

Come strategia si potrebbe cambiare nido se hanno queste “idee” …😒


𝐈 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢 𝐞 𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐥𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐧𝐢𝐝𝐢 𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚.

Specialmente se il bambino è intorno all’anno o più grande, e quindi per il senso comune “ormai il latte di mamma non gli serve più”, sapere che è ancora allattato è spesso causa di una percezione distorta, in cui il bimbo è “in ritardo” rispetto a un suo presunto percorso di emancipazione, e la mamma è iperprotettiva, chioccia o vuole a tutti i costi tenerlo legato a sé come un neonato.

Il pregiudizio delle educatrici nei confronti dell’allattamento è tale, che alcuni genitori decidono di non informarle sul fatto che il bambino è “ancora” allattato – non subito per lo meno, dicendolo semmai solo dopo che l’inserimento a scuola è avvenuto con successo. Dire il minimo indispensabile insomma… perché altrimenti le educatrici fanno appunto quel ragionamento sulle abitudini e attribuiscono all’allattamento la responsabilità di ogni difficoltà di adattamento del bambino.

Questa strategia ha le sue buone ragioni, e a volte si rivela essere la soluzione più semplice.

Tuttavia, spesso si rinuncia troppo presto a un dialogo con le educatrici e a portare avanti le proprie istanze, e questo contribuisce a mantenere solidi pregiudizi che invece per sgretolarsi hanno bisogno che l’allattamento divenga una pratica diffusa alla luce del sole.

L’ignoranza sull’allattamento è purtroppo diffusa, e di questo occorre farsene una ragione; ma ciò non esenta il personale scolastico ad aggiornarsi e informarsi senza pregiudizi, una volta che la questione viene posta; né i genitori dovrebbero sentirsi inopportuni nel richiedere questo con gentile fermezza, consapevoli di avere dalla propria parte tutte le indicazioni mediche e le politiche sanitarie.

▍𝗘𝗰𝗰𝗼 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝘀𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘃𝗮𝗿𝗶𝗲 𝗼𝗯𝗶𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗺𝗮 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶:

▪️Mi rendo conto che la mia richiesta vi giunge nuova, tuttavia in molti nidi e scuole dell’infanzia si sono trovate soluzioni sicure per permettere ai bambini di usufruire dei benefici del latte materno. Le mostro le indicazioni e i suggerimenti del Comune che forniscono modalità praticabili per l’uso di latte materno nelle strutture, sono sicura che questo potrà aiutarci a trovare una soluzione condivisa.

▪️Comprendo la vostra preoccupazione di dover accudire mia figlia in modi diversi dal seno a cui è abituata. Vorrei rassicurarvi sul fatto che la bimba è in grado di distinguere bene i contesti in cui si trova e di adattarsi. Non è necessario per noi cambiare le abitudini in famiglia, perché non dovete sostituirvi a me, né mia figlia si aspetta questo da voi. Sono sicura che con la vostra esperienza e dando alla bambina il tempo di adattarsi alla nuova situazione, saprete trovare modi diversi ma altrettanto efficaci di calmarla e di farla addormentare.

▪️Sono d’accordo che la suzione abbia un effetto calmante, ma mio figlio non utilizza il ciuccio, non lo sa nemmeno usare, e non ho intenzione di iniziare adesso visto che per fortuna non ha acquisito questa abitudine. Se vuole possiamo esplorare insieme altri modi per calmarlo.

▪️Siete preoccupati che la vista di un bambino allattato al seno possa turbare i bambini o i loro genitori. Nella mia esperienza, i bambini difficilmente si turbano a vedere un bebè al seno; comunque sono abituata ad allattare discretamente e possiamo trovare modi che conciliano le nostre necessità di confort e le vostre esigenze di privacy, senza dover rinunciare a questo gesto che aiuta così tanto mia figlia nei momenti di transizione.

Se si ha a che fare con persone irriducibilmente arroccate sulle loro posizioni, non è infine necessario per forza convincerle della bontà e normalità dell’allattamento.

𝗟’𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲̀ 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲, 𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗼̀ 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘃𝗮𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗳𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶.

Si può raggiungere un accordo nel disaccordo, cioè l’accettazione reciproca dei propri diversi punti di vista, con l’uso di una frase meravigliosa, buona per tutte le occasioni:
“Vedo che su questo aspetto abbiamo opinioni completamente diverse”.
È possibile confrontarsi con il personale del nido in modo garbato, rispettoso, sinceramente comprensivo, senza tuttavia accondiscendere a richieste o a definizioni che non si attagliano ai bisogni delle mamme, dei bambini e delle famiglie.

★ Con un po’ di buon senso, di fiducia reciproca e di tolleranza, dando tempo al bambino di adattarsi alla nuova situazione, daremo occasione al personale scolastico di essere testimoni di modalità di accudimento diverse da quelle a loro più familiari, e tuttavia ugualmente funzionali, e di sfatare col tempo molti pregiudizi, aiutando a diffondere una cultura dell’allattamento.

🗨️
Aɴᴛᴏɴᴇʟʟᴀ Sᴀɢᴏɴᴇ, Psɪᴄᴏʟᴏɢᴀ ᴇ Iʙᴄʟᴄ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 https://antonellasagone.it/2024/01/24/inserire-al-nido-il-bambino-allattato-parte-ii/



📷 teplushaa_

06/05/2026

♥️🩵

29/04/2026

Le coccole lasciano una firma nel DNA di tuo figlio. Misurabile.

Non è una metafora. Non è psicologia. È chimica. Il contatto fisico che un neonato riceve nei primi mesi di vita produce alterazioni molecolari reali nel suo DNA — ancora visibili quattro anni dopo.

Uno studio dell'Università della British Columbia, pubblicato su Development and Psychopathology, ha seguito circa 100 famiglie dal momento in cui i figli avevano 5 settimane. I ricercatori hanno monitorato ogni forma di contatto fisico: quanto il bambino veniva preso in braccio, accarezzato, consolato. Poi, a 4 anni e mezzo, hanno prelevato il DNA con un tampone buccale.

Quello che hanno trovato non era scritto nella sequenza genetica — quella era identica. Era scritto sopra di essa.

L'epigenoma — il sistema di "segnalatori" che decide quali geni si accendono e quali restano spenti — mostrava differenze significative tra i bambini che da neonati avevano ricevuto molto contatto fisico e quelli che ne avevano ricevuto di meno. Differenze misurabili in 5 siti genici specifici, legati alla regolazione del metabolismo, della risposta immunitaria e della gestione dello stress cellulare.

I bambini meno toccati mostravano un profilo di metilazione del DNA non allineato alla loro età anagrafica. In termini più concreti: il loro sistema biologico risultava meno maturo rispetto a quello dei coetanei coccolati — come se certi meccanismi di sviluppo cellulare fossero rimasti indietro.

Aspetta. Perché questo è il dettaglio che cambia tutto.

Queste modificazioni non sono temporanee. Non spariscono con la crescita. A 4 anni e mezzo — a distanza di anni dalle coccole ricevute o negate — la firma molecolare era ancora lì, leggibile nel DNA. Il corpo tiene il conto. Lo tiene nel modo più preciso che esiste: chimicamente.

L'epigenetica non modifica i geni che erediti. Modifica il modo in cui quei geni funzionano. E il contatto fisico nei primi mesi di vita è uno degli interruttori più potenti di quel sistema — abbastanza potente da lasciare traccia misurabile anni dopo.

Le coccole non sono cura emotiva. Sono programmazione biologica.

In breve:
Il contatto fisico da neonati produce alterazioni misurabili nell'epigenoma
Le differenze sono visibili in 5 siti genici a 4 anni di età
La firma molecolare rimane leggibile anni dopo, non è temporanea

28/04/2026

Per anni alle donne è stato fatto credere che, dopo sei settimane dal parto, tutto dovesse tornare a posto.

Una visita rapida, qualche controllo… e poi avanti, come se nulla fosse accaduto. Come se il corpo avesse già chiuso quel capitolo. Come se la vita potesse riprendere esattamente da dove si era fermata.

Ma la verità è un’altra.

E le madri, in fondo, lo hanno sempre saputo.

Il corpo non dimentica.

Non dopo aver creato una vita.

Non in così poco tempo.

Oggi anche la scienza conferma ciò che tante donne sentono sulla propria pelle: il recupero dopo il parto può richiedere molto più delle classiche sei settimane, e alcuni aspetti fisici e psicologici possono protrarsi per molti mesi o più, variando da persona a persona.

Perché ciò che avviene non è una semplice guarigione.

È una trasformazione.

Mentre fuori ci si aspetta un ritorno immediato alla normalità, dentro accade l’opposto.

Gli organi si riassestano gradualmente.

Il pavimento pelvico ha bisogno di tempo.

Le riserve nutrizionali possono dover essere ricostruite.

Gli ormoni continuano a cambiare, soprattutto se si allatta, se si dorme poco o se il corpo è ancora in fase di adattamento.

E poi esiste il cambiamento più profondo.

Quello invisibile.

Il cervello.

La ricerca neuroscientifica ha osservato modificazioni cerebrali associate alla maternità, legate all’adattamento emotivo, relazionale e cognitivo alla cura del bambino. Questo percorso viene spesso chiamato “matrescenza”.

Una seconda nascita.

Una fase intensa di ridefinizione dell’identità, in cui mente e corpo imparano nuovi ritmi, nuove priorità, nuove sensibilità.

E no, non si conclude in sei settimane.

Ci vogliono mesi.

A volte anni per sentirsi nuovamente stabili.

Non è debolezza.

Non è pigrizia.

Non è stanchezza “esagerata”.

È un processo umano e biologico reale.

Eppure, mentre il corpo chiede tempo, il mondo spesso pretende velocità.

Tornare in forma.

Tornare produttive.

Tornare quelle di prima.

Ma forse il punto è proprio questo:

non si torna come prima.

Si diventa qualcosa di nuovo.

E questa trasformazione non segue un calendario perfetto.

La scienza oggi sta dando parole a ciò che moltissime donne hanno vissuto in silenzio:

la nascita di una madre non è un singolo evento.

È un viaggio.

Lento, profondo, a volte faticoso, spesso meraviglioso.

E merita tempo.

Merita ascolto.

Merita rispetto.

Perché nessuna “sesta settimana” può contenere qualcosa di così immenso.

Esiste invece un cambiamento che chiede di essere accolto.

E forse la vera cura comincia proprio lì:

quando smettiamo di pretendere di tornare indietro… e iniziamo a concederci il tempo necessario per diventare.

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Sarno
84087

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