Daniela Sbarbati psicoterapeuta

Daniela Sbarbati psicoterapeuta Psicologa Psicoterapeuta sistemico-relazionale, FotoTerapia, psicologia scolastica

Per un pugno… di pipe al ragù coi piselli…Non tutti i ricordi che arrivano in terapia hanno l’aspetto di un trauma. Alcu...
07/09/2026

Per un pugno… di pipe al ragù coi piselli…
Non tutti i ricordi che arrivano in terapia hanno l’aspetto di un trauma. Alcuni possono sembrare episodi privi di un’evidenza drammatica, quasi ‘banali’ perché legati a fatti di vita quotidiana: una cena in famiglia finita con un rimprovero, una porta chiusa in malo modo, un piatto di pasta atteso e mai mangiato… eppure, talvolta, è proprio a questi frammenti, e proprio perché quotidiani e metaforici di un ‘clima’ consueto e più generalizzato, che si legano convinzioni dolorose sul sé: ‘non sono importante’, ‘non valgo abbastanza’, ‘non merito amore’, ‘sono sbagliato’…
Se dunque il fatto in sé può sembrare insignificante, il significato che quella esperienza ha assunto per persona che l’ha vissuta può continuare a vivere dentro di lei influendo negativamente sull’idea di sé. E, allora, anche un pugno di pipe al ragù con i piselli può assumere un significato molto di più profondo di un semplice piatto di pasta…
La terapia non può, ovviamente, cambiare ciò che è accaduto e l’EMDR non si sofferma sul ricordo per attribuirgli importanza, tantomeno per cancellarlo, agisce invece sul modo in cui è stato immagazzinato e su come si riattiva nel presente per elaborare il vissuto, diminuire la carica emotiva ad esso associato e operare un passaggio da una convinzione negativa su di sé ad una maggiormente adattiva.

Se… ttembre“Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sulle età Dopo l’estate porta il dono usato della perpless...
31/08/2026

Se… ttembre
“Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sulle età
Dopo l’estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità
Come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità…” (Canzone dei dodici mesi, F. Guccini)
Sarà che fin da bambini settembre ha rappresentato il mese della ripresa delle attività dopo la pausa estiva… sarà che segna la fine del tempo vacanziero dell’estate… sarà che a settembre riparte tutto e la ripresa porta con sé scelte da compiere, impegni ed incombenze da incastrare… sarà per questo e tanto altro ancora che settembre è sia simbolo di nuovi inizi che fonte di fatica e stress per tutto quello che comporta la ripresa fisica e mentale delle varie attività…
Less is more! Per quello che è possibile, non devi fare tutto e non devi farlo subito: dopo settembre ci sarà ottobre… e poi pure novembre…

“La terapia non ci salverà”‘Nuove pratiche di vicinanza oltre la vita psicologizzata’Di solito, durante le ferie, scelgo...
24/08/2026

“La terapia non ci salverà”
‘Nuove pratiche di vicinanza oltre la vita psicologizzata’
Di solito, durante le ferie, scelgo di avere la compagnia di libri che mi portino ‘altrove’ e difficilmente sono saggi, ma il titolo di questo mi ha incuriosita e la sua lettura conquistata.
Giulia Bergamaschi, filosofa e psicologa, che per scelta decide di non esercitare la professione, scrive ‘da dentro’ il suo sapere pagine che invitano a riflettere profondamente su quel meccanismo culturale, sociale e dunque politico che è diventato l’uso e l’abuso del linguaggio psicologico nelle nostre vite…
Questo linguaggio si è esteso progressivamente alla vita sociale invadendo tutti i campi; il punto non è affatto la conservazione del sapere da parte degli esperti e il risentimento o lo svilimento che l’utilizzo improprio può provocare in chi è del settore, quanto ciò che ‘crea’ l’uso di questo linguaggio generalizzato ad ogni situazione… il linguaggio ‘costruisce’ il pensiero e il pensiero l’azione…
Se nell’incontro con me o con l’altro operiamo costantemente una riduzione del sentire estraendo le emozioni e catalogandole, osservandole dall’esterno, cercando un’etichetta, una diagnosi, come fossero ‘oggetti separati’ dal soggetto che le vive, se diventano dati su cui intervenire, segnali da decodificare, problemi da risolvere, se poi l’invito è costantemente ‘Dovresti andare in terapia” come unica forma di ‘salvezza’ alla fatica esistenziale propria di ognuno, allora stiamo costruendo una società sempre più individualista, dove il ‘mio’ problema è solo ‘mio’, io quella da aggiustare, io quella che deve lavorarci, io quella che deve ‘sbrigarsela da sola’… Mark Fisher lo ha definito ‘privatizzazione dello stress’.
La conclusione a cui la Bergamaschi arriva può sembrare ‘banale’, se mai parlare di relazioni può esserlo… e invece è di nuovo profondamente politica: fare ‘oddkin’, ovvero costruire parentele impreviste, imparentarsi gli uni agli altri, costruire legami, fare rete… perché anche se andare in terapia è certamente utile, buono e sano, nessuno si salva da solo! ‘Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio’

Amo il lupo cattivoCi sono figli, di qualunque età, che quando arrivano nel mio studio portano storie familiari nelle qu...
27/07/2026

Amo il lupo cattivo
Ci sono figli, di qualunque età, che quando arrivano nel mio studio portano storie familiari nelle quali uno dei due genitori è ‘il cattivo’ e l’altro ’l’eroe’… non sto parlando della dinamica ‘poliziotto buono-poliziotto cattivo’ che può entrare in scena durante i conflitti… parlo invece di racconti, dí narrazioni, spesso tramandate, nelle quali si cristallizza l’idea che uno dei due genitori, per mille motivi diversi, sia stato profondamente inadeguato: il ‘carnefice’, e che l’altro sia stato invece ‘vittima e salvatore’…
Il mio ‘maestro’ diceva: “Siamo come alberi: abbiamo bisogno, per crescere in equilibrio, di avere entrambe le radici”!
Sovvertire la narrazione, senza negare ciò che è stato ma riconoscendo responsabilità ad entrambi, può essere un processo molto doloroso ma assolutamente necessario! Di lupi ‘solo’ cattivi non ne ho mai conosciuti… più spesso, ho incontrato ‘lupi’ lasciati soli nella loro sofferenza, incapaci di uscirne da soli e attorniati da altri altrettanto incapaci di stare loro accanto nel modo che serviva…
Amo il lupo cattivo! Molto spesso, incredibilmente, la ‘salvezza’ viene proprio da lì, basta avere la pazienza ed il coraggio di andare oltre all’apparenza, oltre la difesa che ci fa interpretare il mondo come popolato da buoni e cattivi, come dipinto solo o di bianco o di nero, e cercare invece le mille sfumature ed tanti colori di cui tutti noi siamo fatti, che sono forse meno rassicuranti ma senz’altro più pieni e reali.

Quello che deve essere sarà“…Lascia che sia, molla la presaQuello che deve essere saràLascia che sia, distendi le bracci...
13/07/2026

Quello che deve essere sarà
“…
Lascia che sia, molla la presa
Quello che deve essere sarà
Lascia che sia, distendi le braccia
Quello che deve essere sarà
Lascia che sia, stiamo a vedere
Quello che deve essere sarà
Lascia che sia, distendi le braccia
Prenditi quello che sarà
….”
Emma Nolde vince il premio Tenco come miglior canzone con questo brano.
Un brano che è un invito ad accettare l’imprevedibilità della vita e il fatto che non tutto possa essere controllato, un invito a non trattarsi come aziende che fanno bilanci a fine anno, a non ‘sbattere contro’ ciò che la vita ci riserva…
“Una buona quantità delle tue possibilità di stare sul pianeta Terra con felicità te la giochi sulla capacità che hai di lasciare andare le cose” dice Alessandro Baricco… e non è ‘superficialità’ ma riuscire a stare nella complessità senza però complicarla ulteriormente, a prendere atto di ciò che è, di ciò che è stato e a lasciare andare ciò che non serve più…
Comprendi dove sono i tuoi blocchi, riconoscili, amali senza combatterli e poi lasciali andare… leggero come l’elio! Non è facile… non sempre si riesce… ma è un percorso che si può iniziare, un passo alla volta, un giorno alla volta!

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Il pane c’è …C’è il pane da comprare, la spazzatura da buttare; c’è da prendere appuntamento col medico, disdire la pren...
06/07/2026

Il pane c’è …
C’è il pane da comprare, la spazzatura da buttare; c’è da prendere appuntamento col medico, disdire la prenotazione; c’è da ricordare scadenze e appuntamenti… c’è da ricordare di ricordare scadenze e appuntamenti ma ti arrendi, perché anche questa diventa l’ennesima cosa da fare e oramai ti viene automatico occupartene tu… quando la sera arriva finalmente l’ora di andare a dormire il tuo cervello non lo sa, si è dimenticato come si fa a spegnersi e continua a girare, a organizzare, a programmare… al mattino, se sei riuscita a riposare almeno qualche ora, appena apri gli occhi ti assalgono, di nuovo, imperiose, tutte le incombenze e le cose da provare ad incastrare in quella giornata. E poi, mentre cammini per le vie del centro con la lista delle cose ancora da fare che scorre nella mente, improvviso arriva un pensiero: “Ma mi sarò messa i pantaloni o sto girando per strada nuda?” E in quel pensiero, sciocco all’apparenza, ridicolo se volete, c’è la rivelazione, c’è tutto… o meglio ti accorgi finalmente che non ci sei più tu: persa tra le mutande da piegare e il dentista da contattare, tra i jeans preferiti di tua figlia che urlano da giorni da dentro il cesto dei panni sporchi e l’insalata che ti guarda triste dal fondo del cassetto del frigo: tu, non ci sei più! Mia madre ripeteva spesso una frase non sua: “Guarda che ‘alla fine’ non è che ti danno la medaglia!”… Allora, forse, provare a ritrovarsi è l’unica vera urgenza, l’unica cosa che abbia un senso, senz’altro più dell’insalata o del pane fresco… perché perdersi è un attimo e ritrovarsi invece una conquista! E anche se cambiare non è così semplice, c’è un punto di inizio da cui non si può prescindere: te! Inizia dalle piccole cose: da una canzone che ti dedichi in un momento tutto per te, da un caffè assaporato lentamente mentre sei assorta solo a scrutare il cielo… la vita è nelle piccole cose, ed è lì in quelle piccole cose, in quei piccoli atti di ribellione alle incombenze del quotidiano, in quegli attimi di silenzio strappati a tutto il ‘fuori’ che urla e impone il suo passo, che puoi ricominciare a ritrovarti, a sentire solo il suono dei ‘tuoi’ pensieri, il tuo respiro, te!

S-qui-librati“Che non è o non è più in equilibrio, che non è equilibrato”Sono rimasta ‘in silenzio’ per qualche settiman...
29/06/2026

S-qui-librati
“Che non è o non è più in equilibrio, che non è equilibrato”
Sono rimasta ‘in silenzio’ per qualche settimana. Non ero impegnata in altro, semplicemente ho scelto di non scrivere nulla. Ho scelto il silenzio e, dentro al silenzio, è sorta una domanda: ma tutta queste ‘pillole’ di psicologia di cui i vari esperti riempiono i social e, dunque, pure le mie che sono tra questi, sono davvero necessarie? Sono davvero ‘utili’, sono ‘buone’? Come è possibile ridurre la complessità della vita a 2200 caratteri o a poche parole chiave buttate lì, nel mucchio? Si va per etichette, appiccicate addosso così, come fossero marchi di fabbrica… Narcisista… Evitante… ADHD… Tossico… Cortisolo alto… Trauma… Benessere… Equilibrio… E tutto diventa un’esasperata ricerca della definizione del problema che affligge, così che possa essere rimosso in fretta per ritrovare il tanto agognato equilibrio. Le definizioni ci rassicurano, lì troviamo una risposta. ‘Ma il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire…’ (F. Battiato, Prospettiva Nevski) e soprattutto mi insegnò che più delle risposte contano le domande… le risposte chiudono, le domande aprono: la mente, la ricerca, la vita…
Ricordate Troisi nel film ‘Pensavo fosse amore… invece era un calesse’ quando dice “Lasciatemi soffrire tranquillo… Voglio solo soffrire bene. Mi distraete…” Perché la nostra generazione ha così tanto timore della sofferenza? Non fa essa stessa parte della vita? E l’equilibrio? Non avviene forse proprio nel continuo movimento fatto anche di inciampi, cadute, baricentri da ritrovare o da inventare? L’equilibrio non è mai raggiunto una volta e per sempre… mai… sarebbe mortifero! L’equilibrio si s-qui-libra, si perde, muta, cambia, si ritrova, si riperde… è così la vita… e se vogliamo stare nella vita, dobbiamo poter fluire, mutare, accettare che il caos ne faccia parte…

BeatriceSolo 2 anni… mia figlia a 2 anni si rivolgeva alla statua di Pio IX che mostrava le 3 dita, simbolo della trinit...
08/06/2026

Beatrice
Solo 2 anni… mia figlia a 2 anni si rivolgeva alla statua di Pio IX che mostrava le 3 dita, simbolo della trinità, convinta che quel segno fosse per lei e si prodigava a spiegare alla statua che no, non aveva 3 anni, ne aveva solo 2 e gli mostrava la manina con le sue 2 dita paffute… a 2 anni anche le statue ti parlano: il pensiero è animistico e non c’è separazione tra realtà interna e realtà esterna e l’esplorazione del mondo che non si conosce e che spaventa, dovrebbe essere accompagnata… Beatrice non ha avuto chi l’accompagnasse in questa scoperta, Beatrice ha vissuto un incubo ad occhi aperti da cui non ha potuto provare a scappare…
Il ‘mostro’ non era sotto il letto, nè si nascondeva nell’oscurità, abitava la sua casa, preparava la cena, si chiamava ‘mamma’…
In psicologia, una delle esperienze più complesse e dolorose è quella di scoprire che le persone che dovrebbero proteggerti, prendersi cura di te, sono anche la fonte della tua sofferenza.
Le figure di attaccamento sono il primo universo emotivo, il luogo in cui si costruisce l’idea di sè e degli altri. Quando questo legame diventa fonte di paura, umiliazione, violenza, nasce un conflitto interno molto doloroso. Per difendersi, spesso, non c’è alternativa se non credere che quello sbagliato sia tu, che la colpa di quell’orrore sia tua.
Come psicoterapeuta, so bene che non esistono ‘mostri’ e che i ‘mostri’ sono stati a loro volta ‘vittime’ di altrettanta violenza… so bene che dietro a tutto questo ci sono traumi irrisolti, elaborazioni mancate, disfunzioni familiari… comprendere però non significa giustificare! Un genitore sufficientemente buono è quello che prende il proprio fardello, se ne assume la responsabilità e prova a far sì che il proprio dolore non venga tramandato ai figli perché questi non debbano portarne il peso… penso a Beatrice travolta e annientata da quel peso, penso alle due sorelline, poco più grandi di lei, che hanno condiviso con lei lo stesso identico orrore, con in più il peso dell’impotenza, della colpa, della responsabilità… e penso a tutti gli adulti che si sono girati dall’altra parte, ad una comunità che ha fallito nel suo compito primario.

Senza pietà… il giudizio davanti al dolore psicologico Pietà, dal latino pietas, indica un profondo sentimento di con-pa...
01/06/2026

Senza pietà… il giudizio davanti al dolore psicologico
Pietà, dal latino pietas, indica un profondo sentimento di con-passione (patire con…) e partecipazione al dolore altrui che si unisce al desiderio di alleviarne la sofferenza. Quando un personaggio famoso mostra la propria fragilità emotiva, la reazione collettiva è spesso rapida, implacabile, dura, giudicante! Il dolore psicologico non viene accolto ma valutato. Il disagio, la sofferenza psichica non sembrano concessi e l’empatia lascia spazio al chiacchiericcio o, peggio, al giudizio. Una donna bella, ricca, famosa è una privilegiata, dunque non può soffrire! C’è una profonda disumanizzazione in tutto questo. Di più, c’è la richiesta esplicita di corrispondere ad un modello sociale desiderato che ci vuole realizzati più nell’esteriorità dell’esistenza che nella sua interiorità. Ma il dolore psicologico non è mai composto e molto raramente è ordinato! Ed è proprio in quella disorganizzazione che emerge la parte più vera, più umana dell’esistenza! Ed è lì, in quello spazio, che possiamo incontrarci: più umani, più veri. La salute mentale è un diritto! Un diritto che coinvolge tutti, nessuno escluso!

Maturi!Il 24-5-2008 terminava (?!?) il percorso di specializzazione in psicoterapia iniziato 5 anni prima. E oggi siamo ...
25/05/2026

Maturi!
Il 24-5-2008 terminava (?!?) il percorso di specializzazione in psicoterapia iniziato 5 anni prima. E oggi siamo qui a festeggiare quel traguardo… ma più della meta, più del diploma appeso al muro, brindiamo al cammino fatto insieme, al prezioso pezzo di vita che ci siamo ‘scambiati’, agli incontri, alle amicizie, alle condivisioni autentiche… a chi eravamo, a chi siamo diventati, a quelli che diventeremo!

Indirizzo

Via Piave 27
Senigallia
60019

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
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