Daniela Sbarbati psicoterapeuta

Daniela Sbarbati psicoterapeuta Psicologa Psicoterapeuta sistemico-relazionale, FotoTerapia, psicologia scolastica

BeatriceSolo 2 anni… mia figlia a 2 anni si rivolgeva alla statua di Pio IX che mostrava le 3 dita, simbolo della trinit...
08/06/2026

Beatrice
Solo 2 anni… mia figlia a 2 anni si rivolgeva alla statua di Pio IX che mostrava le 3 dita, simbolo della trinità, convinta che quel segno fosse per lei e si prodigava a spiegare alla statua che no, non aveva 3 anni, ne aveva solo 2 e gli mostrava la manina con le sue 2 dita paffute… a 2 anni anche le statue ti parlano: il pensiero è animistico e non c’è separazione tra realtà interna e realtà esterna e l’esplorazione del mondo che non si conosce e che spaventa, dovrebbe essere accompagnata… Beatrice non ha avuto chi l’accompagnasse in questa scoperta, Beatrice ha vissuto un incubo ad occhi aperti da cui non ha potuto provare a scappare…
Il ‘mostro’ non era sotto il letto, nè si nascondeva nell’oscurità, abitava la sua casa, preparava la cena, si chiamava ‘mamma’…
In psicologia, una delle esperienze più complesse e dolorose è quella di scoprire che le persone che dovrebbero proteggerti, prendersi cura di te, sono anche la fonte della tua sofferenza.
Le figure di attaccamento sono il primo universo emotivo, il luogo in cui si costruisce l’idea di sè e degli altri. Quando questo legame diventa fonte di paura, umiliazione, violenza, nasce un conflitto interno molto doloroso. Per difendersi, spesso, non c’è alternativa se non credere che quello sbagliato sia tu, che la colpa di quell’orrore sia tua.
Come psicoterapeuta, so bene che non esistono ‘mostri’ e che i ‘mostri’ sono stati a loro volta ‘vittime’ di altrettanta violenza… so bene che dietro a tutto questo ci sono traumi irrisolti, elaborazioni mancate, disfunzioni familiari… comprendere però non significa giustificare! Un genitore sufficientemente buono è quello che prende il proprio fardello, se ne assume la responsabilità e prova a far sì che il proprio dolore non venga tramandato ai figli perché questi non debbano portarne il peso… penso a Beatrice travolta e annientata da quel peso, penso alle due sorelline, poco più grandi di lei, che hanno condiviso con lei lo stesso identico orrore, con in più il peso dell’impotenza, della colpa, della responsabilità… e penso a tutti gli adulti che si sono girati dall’altra parte, ad una comunità che ha fallito nel suo compito primario.

Senza pietà… il giudizio davanti al dolore psicologico Pietà, dal latino pietas, indica un profondo sentimento di con-pa...
01/06/2026

Senza pietà… il giudizio davanti al dolore psicologico
Pietà, dal latino pietas, indica un profondo sentimento di con-passione (patire con…) e partecipazione al dolore altrui che si unisce al desiderio di alleviarne la sofferenza. Quando un personaggio famoso mostra la propria fragilità emotiva, la reazione collettiva è spesso rapida, implacabile, dura, giudicante! Il dolore psicologico non viene accolto ma valutato. Il disagio, la sofferenza psichica non sembrano concessi e l’empatia lascia spazio al chiacchiericcio o, peggio, al giudizio. Una donna bella, ricca, famosa è una privilegiata, dunque non può soffrire! C’è una profonda disumanizzazione in tutto questo. Di più, c’è la richiesta esplicita di corrispondere ad un modello sociale desiderato che ci vuole realizzati più nell’esteriorità dell’esistenza che nella sua interiorità. Ma il dolore psicologico non è mai composto e molto raramente è ordinato! Ed è proprio in quella disorganizzazione che emerge la parte più vera, più umana dell’esistenza! Ed è lì, in quello spazio, che possiamo incontrarci: più umani, più veri. La salute mentale è un diritto! Un diritto che coinvolge tutti, nessuno escluso!

Maturi!Il 24-5-2008 terminava (?!?) il percorso di specializzazione in psicoterapia iniziato 5 anni prima. E oggi siamo ...
25/05/2026

Maturi!
Il 24-5-2008 terminava (?!?) il percorso di specializzazione in psicoterapia iniziato 5 anni prima. E oggi siamo qui a festeggiare quel traguardo… ma più della meta, più del diploma appeso al muro, brindiamo al cammino fatto insieme, al prezioso pezzo di vita che ci siamo ‘scambiati’, agli incontri, alle amicizie, alle condivisioni autentiche… a chi eravamo, a chi siamo diventati, a quelli che diventeremo!

“La curiosità nei confronti dell’altro è una profondissima forma di amore”(Fabrizio De Andrè dal libro “Sotto le ciglia ...
18/05/2026

“La curiosità nei confronti dell’altro è una profondissima forma di amore”
(Fabrizio De Andrè dal libro “Sotto le ciglia chissà”)
Lo psicologo e ricercatore John Gottman, noto soprattutto per i suoi studi sulle relazioni affettive, osservò che le coppie ‘solide’ mantengono viva una conoscenza reciproca dinamica: continuano ad interessarsi ai pensieri, alle paure, al sentire e soprattutto ai cambiamenti dell’altro.
All’inizio di una relazione la curiosità nei confronti dell’altro è spontanea; l’altro appare ‘nuovo’, misterioso, inesauribile… ogni parola, ogni gesto, ogni contraddizione: una scoperta! Con il passare del tempo però capita, piuttosto frequentemente, che l’altro ci appaia sempre di più come qualcosa di già ‘noto’, come un territorio già esplorato di cui conosciamo, ancor prima che le pronunci o che li compia, frasi, pensieri e gesti.
Se da una parte, il diminuire naturale dell’enfasi della passione iniziale, lascia spazio ad una più rassicurante e stabile abitudine, dall’altra però il continuare a domandarsi ‘Chi sei oggi?’ mantiene vivo l’interesse nei confronti del mondo interno dell’altro permettendo al legame di continuare ad essere ‘vivo’, acceso, di continuare ad evolvere.
La curiosità non è da fraintendere con il controllo! Non è uno sterile interrogatorio! È invece la disponibilità a lasciarsi sorprendere! Significa continuare ad osservare l’altro come a qualcuno in continua evoluzione, che non sarà mai ‘posseduto’ completamente nella nostra ‘idea di lui’.
Quando il nostro sguardo si cristallizza, la persona al nostro fianco viene ridotta ad un ruolo e la rigidità toglie spazio alla complessità! La curiosità invece ci permette di riconoscere all’altro la sua più profonda libertà di essere, la libertà di non coincidere con la rassicurante immagine che ci siamo costruiti di lui. Una relazione ‘viva’ deve poter mantenere questa doppia capacità: quella di sentirsi vicini ma, allo stesso tempo, accettare che, dell’altro, qualcosa resterà sempre misterioso. Per questo forse, come dice De Andrè ,“la curiosità è una profondissima forma di amore”: entrambe nascono dal desiderio di avvicinarsi senza però dover cancellare la giusta distanza

Come un fiore nel cemento… Stamattina, aprendo la finestra della mia camera, nel grigio del cielo e del pavimento sotto ...
11/05/2026

Come un fiore nel cemento…
Stamattina, aprendo la finestra della mia camera, nel grigio del cielo e del pavimento sotto al patio, sono rimasta sorpresa nello scorgere un colore: un colore netto e deciso… mi sono avvicinata e lui, il fiore, era lì! Incurante del luogo poco ospitale nel quale si era ritrovato a crescere, indomito: era sbocciato! Ho sorriso e pensato che portasse proprio un bel messaggio: siamo figli della nostra storia ma non siamo i nostri traumi!
Possiamo essere cresciuti nel cemento, in un terreno poco fertile su cui poggiare le nostre radici, ma possiamo trovare ugualmente il modo di sbocciare!
La nostra storia personale può aver lasciato tracce profonde, esperienze passate dolorose possono aver segnato la nostra vita ma la nostra identità non è determinata da esse e non coincide mai completamente con il dolore che abbiamo attraversato!
Il trauma nasce quando un’esperienza dolorosa supera la capacità della nostra mente di elaborarla. Il trauma può portare a modificare il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri, le relazioni: genera paura, sfiducia, vergogna, bisogno di controllo. Talvolta, la persona traumatizzata arriva ad identificarsi con la ferita: “sono sbagliato”, “non merito amore”, “devo difendermi sempre”.
Il trauma però non definisce chi siamo, non è una condanna identitaria! Riconoscere la propria storia è fondamentale: negare il dolore non lo elimina, anzi lo rende più potente! Riconoscere per dare senso e significato, per elaborare e tornare a sentirsi protagonisti attivi del proprio percorso di vita. Esiste sempre uno spazio di cambiamento, di crescita, di evoluzione. Se la nostra storia sono le nostre ‘radici’, le scelte che facciamo, le relazioni che costruiamo e il significato che diamo alle nostre esperienze sono il modo attraverso cui possiamo ‘sbocciare’…

La misura dell’amoreDue coppie sono a cena e chiacchierano di film, di vacanze, di progetti futuri… il vero motivo che l...
04/05/2026

La misura dell’amore
Due coppie sono a cena e chiacchierano di film, di vacanze, di progetti futuri… il vero motivo che li ha portati ad incontrarsi resta a lungo sullo sfondo, emerge con più chiarezza dopo… dopo l’antipasto, dopo il primo, dopo il secondo… ‘La cena’, il romanzo di Herman Koch, apre a profonde letture psicologiche: al centro non c’è tanto l’evento criminoso di cui sono artefici i figli delle due coppie sedute a tavola (i cui padri sono uniti dal legame fraterno, il che rende le due famiglie legate da vincoli familiari), quanto i meccanismi mentali che permettono loro di convivere con quel crimine. Paul, la voce narrante, filtra i fatti partendo da un suo personalissimo punto di vista: legge la realtà distorcendola al fine di proteggere sé stesso e soprattutto suo figlio. La moralità, i valori etici sono costantemente negoziati; invece che assumersi la responsabilità educativa nei confronti dei figli, i protagonisti scelgono la via della complicità e della protezione. Siamo così di fronte a quello che in psicologia viene definito fenomeno della ‘dissonanza cognitiva’: per poter restare aderenti alla realtà e ridurre il proprio conflitto interno, i valori etici e morali vengono messi in discussione e modificati. È così che il crimine viene progressivamente ‘ridotto’, minimizzato, reso banale… e la ‘banalità del male’ è proprio quella che consente ad individui ordinari di giungere a tollerare l’intollerabile! L’amore verso il figlio, li porta a scegliere di giustificare l’ingiustificabile, a rendere accettabile ciò che accettabile non è…
Questo libro costringe il lettore a porsi molte domande scomode: qual è la ‘misura dell’amore’ che un genitore deve nutrire nei confronti di un figlio? Quante volte come genitori, al di là dell’evento estremo narrato nel romanzo, abdichiamo al nostro ruolo educativo per paura di non essere poi ri-amati dai nostri figli? E ancora, siamo sicuri che essere genitori ‘amabili’ sia un bisogno dei nostri figli e non nostro?

Il mare d’aprile è una promessa…Il mare di aprile non è luogo di pienezza ma di attesa. È un luogo sospeso che contiene ...
27/04/2026

Il mare d’aprile è una promessa…
Il mare di aprile non è luogo di pienezza ma di attesa. È un luogo sospeso che contiene in sé una promessa…
Aprile è una soglia: il mare è ancora freddo, la luce incerta, le spiagge sono vuote e lontane dalla folla e dai rumori o dai rituali sociali della piena estate. Il mare d’aprile è attesa, attesa che attiva meccanismi di desiderio e di immaginazione, spesso molto più intensi dell’esperienza stessa. È uno spazio mentale prima che fisico, uno spazio sospeso in cui si intrecciano attesa, possibilità, desiderio di cambiamento e riflessione.

Tra luci ed ombre…La perinatalità, il periodo che va dal concepimento al primo anno di vita di un figlio, è uno dei peri...
20/04/2026

Tra luci ed ombre…
La perinatalità, il periodo che va dal concepimento al primo anno di vita di un figlio, è uno dei periodi della vita di una donna in cui è maggiore il rischio per lo sviluppo di problematiche psichiche. Accogliere le ‘ombre’, le paure, la tristezza, le angosce, che possono accompagnare questo periodo non è facile… il modello socio culturale carica di grandi aspettative questo momento della vita di una donna. Se diventare madre è la realizzazione finale della propria femminilità, va da sé che debba essere caratterizzato solo da vissuti emotivi positivi! E se, invece, la mamma non aderisce al modello, se sperimenta anche vissuti negativi, allora può arrivare a ritenere di essere una ‘cattiva madre’. La nascita di un figlio comporta una serie di trasformazioni e cambiamenti: fisici, emotivi, della rappresentazione di sé, dei ruoli precedenti… e, ovviamente queste trasformazioni coinvolgono anche la relazione con il proprio partner. Fattori protettivi o di rischio sono legati alla rete sociale, alla situazione economica o all’andamento della gravidanza o del parto stesso…
La prevenzione al benessere psicologico del figlio parte dalla cura del benessere psicologico dei genitori!
Non abbiate timore delle ombre: non esiste luce senza di esse! Potete non attraversarle da sole, però, e trovare uno spazio dove poterne parlare liberamente ed elaborarle insieme ad un esperto!

Il piccolo, il poco, l’essenziale…Mi salvail rock mi salvai romanzi mi salvano la gentilezza mi salvala pizza mi salvasc...
30/03/2026

Il piccolo, il poco, l’essenziale…
Mi salva

il rock mi salva
i romanzi mi salvano
la gentilezza mi salva
la pizza mi salva
scrivere mi salva
anche leggere
fare l’amore mi salva
i gatti mi salvano
gli amici mi salvano
il vino mi salva

mio padre scriveva poesie
me l’ha confidato a ottant’anni
ne ho lette alcune
non sono niente male

ridere mi salva
i film mi salvano
i bambini mi salvano
giocare mi salva
baciare mi salva
la città mi salva
gli alberi mi salvano
le stelle mi salvano
il cielo mi salva
i rondoni mi salvano

se tutto questo odio
fosse convertito
in energia pulita
che sballo sarebbe

la mattina mi salva
la tristezza mi salva
l’ottimismo mi salva
dormire mi salva
le notti mi salvano
l’intelligenza mi salva
il treno mi salva
le donne mi salvano
l’acqua mi salva
pensarti mi salva

e comunque
ci sono momenti per recitare poesie e momenti per fare a botte
ma questa non è mia.
(Giudo Catalano)

…il piccolo, il poco, l’essenziale… mi salva… serena Pasqua!

Indirizzo

Via Piave 27
Senigallia
60019

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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