04/05/2020
“Questo perché l'utilità, come comunemente intesa, è ancora sporcata dal concetto di sacrificio.
Il termine di utilità che va a vestire la nuova dimensione si discosta del tutto dal condito buonismo del "fare del bene agli altri".
C'è un inganno a livello percettivo in questa formula, non è quello il presupposto dell'Utilità.
Fino a che la percezione dell'utilità rimarrà racchiusa nel concetto del fare del bene agli altri, subentrerà sempre e comunque un principio proprio della mente vissuta: il sacrificio.
Quest'ultimo, quale principio culturale inserito nelle trame della mente vissuta, suggerisce infatti che il fare bene agli altri implichi perdere la percezione del proprio bene. Non è così.
La deformazione da cui deriva tale dettame per il quale arrecare bene agli altri implica che tu ti debba dimenticare del tuo bene è, semplificando, quanto spinge a una forma di autotutela che conduce all’egoismo.
L’assunto “Io non posso essere utile se il mio fare non è un fare del bene agli altri”, non è reale, è un inganno legato allo stato di potere, non allo stato di potenza, ed è per questo fondamentale rendersi conto che riguarda gli automatismi della mente vissuta.
Tu non sei chiamata a fare del bene agli altri in quella forma, perché è il Divino che pensa al bene, alla distribuzione del bene, anche attraverso di te, non sei tu.
Tu sei portata all'espressione di quella che è una tua vibrazione peculiare, la stessa necessariamente portata anche alla trasmissione a sostegno del bene altrui, ma non sei tu che hai la competenza di fare del bene agli altri.
Nella misura in cui tu non esprimi te stessa, non esprimi chi sei, non ti curi di quell’ampiezza, di quello stato di connessione, allora tu ti riduci, riduci la tua portata ed entri in frustrazione.
Non c'è nulla più della frustrazione che possa divenire una limitazione alla trasmissione di utilità.”
Da Il Sognatore, Seduta Individuale Dicembre 2019
Immagine opere:
Lorenza Cavalli Atelier
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