Settimo Reiki

Settimo Reiki Vi racconto di questa tecnica preziosa per il benessere psicofisico ed emozionale. Elena, Reiki Master, Metodo Usui di guarigione naturale

04/06/2026

Dharma e Karma: una lettura filosofica

Usiamo questi concetti come strumenti filosofici per riflettere sulla condizione umana.

Il dharma riguarda il senso dell'agire. Non indica semplicemente un dovere imposto dall'esterno, ma la ricerca di un modo di vivere coerente con ciò che siamo, con le nostre responsabilità e con il contesto in cui esistiamo. È il tentativo di armonizzare libertà individuale e bene comune, aspirazioni personali e realtà concreta.

Il Karma esprime un principio di causalità morale ed esistenziale: ogni azione genera effetti. Non si tratta necessariamente di una ricompensa o di una punizione, ma del fatto che le nostre scelte contribuiscono a plasmare il mondo che ci circonda e, al tempo stesso, la persona che diventiamo. Ogni gesto, ogni parola, ogni decisione lascia una traccia.

In questa prospettiva, dharma e karma formano una coppia concettuale di grande attualità.

Il dharma invita a interrogarsi sulla qualità e sul significato delle proprie azioni;

il karma ricorda che nessuna azione è isolata dalle sue conseguenze. Uno riguarda la direzione, l'altro la responsabilità.

Forse il loro insegnamento più universale è che la libertà non consiste soltanto nello scegliere, ma nel scegliere con consapevolezza, sapendo che ogni scelta contribuisce a definire chi siamo e il mondo che costruiamo insieme agli altri.

Il dharma orienta l'azione. Il karma ne rivela le conseguenze. Tra i due si sviluppa l'intera responsabilità dell'essere umano.

Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ti sei fermato davvero? A volte bastano quaranta minuti dedicati a sé stess...
02/06/2026

Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ti sei fermato davvero?

A volte bastano quaranta minuti dedicati a sé stessi per interrompere il pilota automatico e ritrovare un po' di calma, ascolto e presenza.

Prenota la tua sessione introduttiva Reiki a €30.

02/06/2026

Lo stress, le emozioni, le relazioni o semplicemente il desiderio di stare meglio possono diventare l'occasione per iniziare un percorso nuovo.

Per questo il Reiki è strutturato in livelli progressivi, che accompagnano la persona dalla cura di sé alla consapevolezza di sé, fino alla crescita personale.

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Stare non dentro, ma al di sopra della bufera
26/05/2026

Stare non dentro, ma al di sopra della bufera

Molto spesso ho visto quanto facilmente alcuni individui superavano un problema nel quale altri fallivano completamente. Questo “superamento”, come lo chiamai in passato, risultava – come mi rivelò la mia esperienza successiva – da un innalzamento del livello della coscienza. Quando cioè nell’orizzonte del paziente compariva un ulteriore interesse più elevato e più ampio, il problema insolubile perdeva tutta la sua urgenza grazie a questo ampliamento delle sue vedute. Non veniva dunque risolto in modo logico, per se stesso, ma sbiadiva di fronte a un nuovo e più forte orientamento dell’esistenza. Non veniva rimosso o reso inconscio, ma appariva semplicemente sotto un’altra luce, e diventava così realmente diverso. Ciò che a un livello inferiore avrebbe dato adito ai conflitti più selvaggi e a paurose tempeste affettive, appariva ora, considerato dal livello più elevato della personalità, come un temporale nella valle visto dall’alto della cima di un monte. Con ciò non si toglie alla bufera nulla della sua realtà, ma non le si sta più dentro, bensì al di sopra.

C.G. Jung, Opere, XIII, Studi sull'alchimia.
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26/05/2026
24/05/2026

Tecnica di grounding 5-4-3-2-1.

Il termine grounding (letteralmente "radicamento") indica una serie di tecniche psicologiche e corporee progettate per "ancorarsi" al momento presente. Viene ampiamente utilizzato per gestire ansia, stress, attacchi di panico e sovraccarico emotivo, aiutando a ristabilire il contatto con la realtà.

“A cosa stiamo dicendo sì? E a cosa stiamo rinunciando di noi stessi?”  Umberto Galimberti ci ricorda che la vera forza ...
24/05/2026

“A cosa stiamo dicendo sì? E a cosa stiamo rinunciando di noi stessi?”

Umberto Galimberti ci ricorda che la vera forza non è indurirsi, ma restare fedeli a ciò che sentiamo profondamente. Anche quando è scomodo. Anche quando fa paura.

Un testo da leggere lentamente, lasciandolo scendere dentro.

«Oggi la si chiama "resilienza", una volta la si chiamava "forza d´animo", Platone la nominava "tymoidés" e indicava la sua sede nel cuore.
Il cuore è l´espressione metaforica del "sentimento", una parola dove ancora risuona la platonica "tymoidés".Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell´anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un´altra ci si sente a casa. E guai a imboccare, per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita.
La forza d´animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli "altrove" della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perché altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no. Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l´animo si indebolisce e si ripiega su se stesso nell´inutile fatica di compiacere agli altri. Alla fine l´anima si ammala, perché la malattia, lo sappiamo tutti, è una metafora, la metafora della devianza dal sentiero della nostra vita. Bisogna essere se stessi, assolutamente se stessi.
Questa è la forza d´animo. Ma per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la nostra ombra. Che è poi ciò che di noi stessi rifiutiamo.
Quella parte oscura che, quando qualcuno ce la sfiora, ci sentiamo "punti nel vivo". Perché l´ombra è viva e vuole essere accolta. Anche un quadro senza ombra non ci dà le sue figure. Accolta, l´ombra cede la sua forza.
Cessa la guerra tra noi e noi stessi. Siamo in grado di dire a noi stessi:
"Ebbene sì, sono anche questo". Ed è la pace così raggiunta a darci la forza d´animo e la capacità di guardare in faccia il dolore senza illusorie vie di fuga.
"Tutto quello che non mi fa morire, mi rende più forte", scrive Nietzsche.
Ma allora bisogna attraversare e non evitare le terre seminate di dolore.
Quello proprio, quello altrui. Perché il dolore appartiene alla vita allo stesso titolo della felicità. Non il dolore come caparra della vita eterna, ma il dolore come inevitabile contrappunto della vita, come fatica del quotidiano, come oscurità dello sguardo che non vede via d´uscita. Eppure la cerca, perché sa che il buio della notte non è l´unico colore del cielo.
Di forza d´animo abbiamo bisogno soprattutto oggi perché non siamo più sostenuti da una tradizione, perché si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale, perché si è smarrito il senso dell´esistenza e incerta s´è fatta la sua direzione. La storia non racconta più la vita dei nostri padri, e la parola che rivolgiamo ai figli è insicura e incerta.
Gli sguardi si incontrano solo per evitarsi. Siamo persino riconoscenti al ritmo del lavoro settimanale che giustifica l´abituale lontananza dalla nostra vita. E a quel lavoro ci attacchiamo come naufraghi che attendono qualcosa o qualcuno che li traghetti, perché il mare è minaccioso, anche quando il suo aspetto è trasognato.
Passiamo così il tempo della nostra vita, senza sentimento, senza nobiltà, confusi tra i piccoli uomini a cui basta, secondo Nietzsche: "Una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute".
Perché ormai della vita abbiamo solo una concezione quantitativa. Vivere a lungo è diventato il nostro ideale. Il "come" non ci riguarda più, perché il contatto con noi stessi s´è perso nel rumore del mondo.
Passioncelle generiche sfiorano le nostre anime assopite. Ma non le risvegliano. Non hanno forza. Sono state acquietate da quell´ideale di vita che viene spacciato per equilibrio, buona educazione. E invece è sonno, dimenticanza di sé. Nulla del coraggio del navigante che, lasciata la terra che era solo terra di protezione, non si lascia prendere dalla nostalgia, ma incoraggia il suo cuore. Il cuore non come languido contraltare della ragione, ma come sua forza, sua animazione, affinché le idee divengano attive e facciano storia. Una storia più soddisfacente».

Umberto Galimberti

Indirizzo

Piazza Astengo 1
Settimo Torinese
10036

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