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𝙑𝙖𝙡𝙚𝙧𝙞𝙩𝙖 – Fondatrice di FibroLove e Liberamente Donna
Insegnante ufficiale HYL e facilitatrice Mindfulness
Creo percorsi di consapevolezza per donne con fibromialgia, focalizzati su ascolto del corpo, confini sani e valore personale.

29/05/2026

I commenti sotto il post di oggi hanno confermato esattamente il motivo per cui ho scritto quel post.

Perché appena qualcuno parla del dolore della fibromialgia, arriva sempre qualcuno a dire:
“cazzate”,
“c’è chi muore di cancro”,
“quelli sono lutti veri”,
“lo fai per pubblicità”.

E sinceramente la cosa inquietante non è nemmeno l’ignoranza.

È la totale incapacità di comprendere che il dolore non è una gara.

Ma davvero state messi così male da sentire il bisogno di fare classifiche della sofferenza?

Da sminuire il dolore di qualcuno solo perché non lo vivete?

Il mio post non toglieva nulla a nessuno.
Non parlava di tumori.
Non parlava della perdita di un figlio.
Non stava facendo paragoni.

Parlava di cosa significa convivere con il dolore cronico ogni singolo giorno.
Di cosa significa perdere sé stessi lentamente.
Di cosa significa vivere in un corpo che non senti più tuo.

E sì, anche questo è un lutto.

Perché perdere la propria energia, la spontaneità, la libertà, il lavoro, le relazioni, la vita sociale e la persona che eri… è un dolore reale.

Che vi piaccia oppure no.

E no, non sarà un dolore riconosciuto da chi ha la sensibilità emotiva di un muro.

Ma resta reale.

E chi commenta “cazzate” non sta smontando il mio discorso.

Sta semplicemente mostrando il proprio limite umano, emotivo e intellettivo nel comprendere qualcosa che non vive.

Perché solo una persona profondamente superficiale può pensare che il dolore debba essere valido solo quando è visibile, estremo o socialmente riconosciuto.

Il dolore merita rispetto. Tutto il dolore.

E chi non vive una malattia invisibile dovrebbe solo ringraziare la vita prima di aprire bocca per giudicare.

E a quelli che parlano di pubblicità:
no caro, io non sto facendo marketing.

Sto parlando della mia vita.
Del mio dolore.
Di cosa significa guardarsi allo specchio e non riconoscersi più.

Sto parlando del trauma di convivere ogni giorno con una malattia che ti consuma lentamente mentre la gente ti dice pure che esageri.

E se questo vi disturba, il problema non è ciò che ho scritto.

Il problema è la vostra incapacità di reggere la verità del dolore altrui.

Valerita Albano.

Esiste un dolore nella fibromialgia di cui si parla troppo poco.Non è solo il dolore fisico.Non è solo la stanchezza.Non...
28/05/2026

Esiste un dolore nella fibromialgia di cui si parla troppo poco.

Non è solo il dolore fisico.
Non è solo la stanchezza.
Non è solo il corpo che cambia.

È il lutto invisibile di vedere la propria vita trasformarsi… mentre si è ancora vivi.

Molte persone con fibromialgia non stanno solo affrontando una malattia cronica.

Stanno affrontando la perdita silenziosa di ciò che erano.

Della persona che riusciva a fare tutto senza pensarci.
Della spontaneità.
Dell’energia.
Della libertà di uscire senza dover calcolare il dolore.
Della possibilità di fare progetti senza paura di crollare.

E il problema è che questo tipo di lutto spesso non viene riconosciuto da nessuno.

Perché dall’esterno la persona è ancora viva.
Cammina.
Parla.
Sorride.

Ma dentro può sentirsi come qualcuno che sta lentamente perdendo pezzi di sé.

Ed è una sensazione devastante.

Perché la fibromialgia non cambia solo il corpo.
Cambia il rapporto con il tempo, con i limiti, con l’identità.

Molte persone iniziano a vivere una profonda frattura interiore tra:
chi erano prima…
e chi sentono di essere diventate.

E questo può creare:
– tristezza cronica;
– rabbia;
– senso di impotenza;
– isolamento;
– vergogna;
– paura del futuro.

Ci sono giorni in cui il dolore non fa soffrire soltanto per l’intensità fisica.

Fa soffrire per ciò che impedisce.

Per le cose p***e.
Per i momenti mancati.
Per la vita che sembra restringersi lentamente.

Ed è qui che nasce uno dei sentimenti più difficili da spiegare:

guardare il mondo andare avanti…
e sentirsi rimasti indietro.

Molte persone con fibromialgia vivono un lutto continuo e invisibile.

Un lutto che non ha funerali.
Non ha riconoscimento sociale.
Non ha rituali.

Perché nessuno ti dice:
“hai il diritto di soffrire per la vita che hai perso.”

E allora molte persone cercano di reprimere anche questo dolore.

Si obbligano a essere positive.
A minimizzare.
A resistere.
A fingere che vada tutto bene.

Ma il dolore emotivo ignorato non sparisce.

Resta nel corpo.
Nel sistema nervoso.
Nella stanchezza dell’anima.

E forse una delle cose più importanti da comprendere è questa:

piangere la propria vita precedente non significa arrendersi.

Significa riconoscere che qualcosa dentro è cambiato profondamente.

Per guarire emotivamente, a volte, bisogna prima avere il coraggio di dare un nome a ciò che si è perso.

Perché alcune persone con fibromialgia non hanno bisogno che qualcuno dica:
“devi reagire.”

Hanno bisogno che qualcuno dica:

“Capisco quanto sia doloroso perdere parti di te e della tua vita e sentirsi comunque costretti ad andare avanti.”

La fibromialgia non porta via solo energie.

A volte porta via spontaneità, sicurezza, fiducia nel corpo e senso di continuità con sé stessi.

Ed è per questo che molte persone non si sentono semplicemente stanche.

Si sentono profondamente in lutto.

E io sono la prima a vivere questo lutto perché non potrei scrivere un post così se non sentissi profondamente la perdita della Valerita che ero.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮

© 2025 Valerita Albano – Tutti i diritti riservati.
I contenuti di questo post (testi, immagini e grafiche) sono di proprietà dell’autrice.

La psicosomatica sulla fibromialgia va affrontata con molta attenzione, perché esiste un errore molto pericoloso:confond...
25/05/2026

La psicosomatica sulla fibromialgia va affrontata con molta attenzione, perché esiste un errore molto pericoloso:

confondere “la mente influenza il corpo” con “la malattia è inventata”.

La fibromialgia è una condizione reale, neurobiologica e complessa.
Non è “tutto nella testa”.

Ma oggi sappiamo anche che trauma, stress cronico, invalidazione emotiva e iperattivazione del sistema nervoso possono influenzare profondamente il dolore e la sua intensità.

Se la guardiamo in chiave psicosomatica e neurosemantica, la fibromialgia viene spesso descritta come:

– la malattia del corpo che non riesce più a reggere;
– del sistema nervoso sempre in allerta;
– delle emozioni trattenute troppo a lungo;
– del dover essere forti a ogni costo;
– della solitudine emotiva;
– del non detto;
– del vivere continuamente in difesa.

Molte persone con fibromialgia raccontano infatti una storia fatta di:
– iperadattamento;
– sensibilità elevata;
– stress prolungato;
– relazioni invalidanti;
– bisogno costante di controllarsi;
– incapacità di fermarsi senza sentirsi in colpa.

E a un certo punto il corpo inizia a urlare quello che la persona ha imparato a tacere.

Ed è qui che entra una verità dolorosa di cui si parla troppo poco:

essere malati e non essere creduti è una forma di violenza.

Perché il dolore fisico, da solo, è già devastante.
Ma il vero trauma nasce quando al dolore si aggiunge l’invalidazione.

Quando ti senti dire:
“è stress”,
“devi reagire”,
“non sembri malata”,
“ci pensi troppo”.

In quel momento non viene negata solo la malattia.
Viene negata la tua esperienza.

E questo crea una ferita profondissima.

Perché ogni essere umano ha bisogno di sentirsi riconosciuto nella propria realtà, soprattutto quando è vulnerabile.

Quando invece il tuo dolore viene continuamente minimizzato, inizi lentamente a vivere una frattura interiore:

“Se nessuno mi crede… allora forse il problema sono io.”

E questa cosa distrugge.

Distrugge la fiducia in sé stessi.
Distrugge il senso di sicurezza.
Distrugge la libertà di esprimere il proprio dolore senza vergogna.

Molte persone con fibromialgia vivono così per anni:
– si giustificano continuamente;
– reprimono emozioni;
– fingono di stare bene;
– si sentono un peso.

E tutto questo non resta solo nella mente.

Il cervello cambia continuamente in base alle esperienze vissute.

Quando una persona vive per anni invalidazione, paura di non essere creduta, tensione e stress emotivo, anche il sistema nervoso resta in uno stato cronico di difesa.

E questo può amplificare:
– dolore;
– stanchezza;
– ansia;
– ipervigilanza;
– esaurimento emotivo.

Perché il corpo non vive solo la malattia.

Vive anche il significato emotivo che quella malattia assume.

E se ogni giorno il messaggio ricevuto è:
“sei esagerata”,
“il tuo dolore non è valido”,
“devi smetterla”…

il cervello associa la sofferenza non solo al sintomo fisico,
ma anche al rifiuto, alla vergogna e alla solitudine.

La fibromialgia non ferisce solo il corpo.

Ferisce la dignità.
Ferisce l’identità.
Ferisce il rapporto con sé stessi.

E forse uno degli aspetti più devastanti è proprio questo:

il corpo smette di essere un luogo sicuro.

Perché non sai mai quando arriverà il dolore.
Quando il corpo crollerà.
Quando dovrai spiegarti ancora.
Quando ti sentirai di nuovo non creduta.

E vivere così, per anni, logora non solo i muscoli.

Logora il sistema nervoso.
La fiducia.
L’identità.
La relazione con la vita stessa.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟
𝗙𝗼𝗻𝗱𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗙𝗶𝗯𝗿𝗼𝗟𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮

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I contenuti di questo post (testi, immagini e grafiche) sono di proprietà dell’autrice.ti.

La frase più pericolosa che puoi credere è questa:“Non c’è soluzione.”Non è una verità.È una condanna che qualcuno ha pr...
25/05/2026

La frase più pericolosa che puoi credere è questa:
“Non c’è soluzione.”

Non è una verità.
È una condanna che qualcuno ha pronunciato… e che il tuo cervello ha accettato.

La speranza non è una favola.
È biologia.

Quando hai speranza, il cervello resta aperto.
Quando la perdi, entra in chiusura.
E tutto cambia:
il corpo si irrigidisce,
le possibilità spariscono,
il futuro diventa un corridoio buio.

Il vero pericolo non è il problema.
È convincerti che non esista via d’uscita.

A me è successo.
Mi sono trovata in una vita che non volevo, in un corpo che non riconoscevo più.
E la cosa più difficile non era il dolore…
era quello che pensavo ogni giorno.

Perché le parole non restano parole.
Diventano immagini.
Le immagini diventano reazioni chimiche.
E il corpo risponde a ciò che la mente crede vero.

Capisci quanto è potente?

“Non guarirai mai.”
“Devi rassegnarti.”

Queste non sono diagnosi.
Sono condanne semantiche.

Ma c’è una verità che cambia tutto:
la stessa forza che spegne… può accendere.

Se le parole possono toglierti speranza,
possono anche restituirtela.

La rinascita inizia qui:
quando cambi linguaggio.

👉 “Non ce la faccio” → chiusura
👉 “Sto imparando a farcela” → apertura

Non è illusione.
È neurosemantica.
È il modo in cui il cervello costruisce la realtà.

✨ Prova questo:
scrivi una frase che ti ha tolto speranza.
Guardala.
E chiediti: “Questa frase mi aiuta a stare meglio?”

Se la risposta è no…
riscrivila.

Trasforma la condanna in possibilità.

Perché ogni parola che scegli
diventa un seme.

E quel seme…
il tuo cervello lo farà crescere nella tua realtà.

La speranza non è debolezza.
È direzione.

E puoi riaccenderla
ogni volta che scegli
una storia diversa.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
𝗜𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗛𝗬𝗟
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⚡ Ti ritrovi spesso a dire “sì” quando vorresti dire “no”?💔 Ti senti in colpa se metti i tuoi bisogni prima di quelli de...
21/05/2026

⚡ Ti ritrovi spesso a dire “sì” quando vorresti dire “no”?

💔 Ti senti in colpa se metti i tuoi bisogni prima di quelli degli altri?

😮‍💨 Hai paura di deludere chi ti sta intorno, al punto da trascurare te stessa?

Se hai risposto “sì”, potresti riconoscerti nello schema della brava bambina: un modello che spinge molte donne a compiacere gli altri sacrificando il proprio benessere.

⚠️ Ma cosa c’entra tutto questo con la fibromialgia?

📌 Studi e testimonianze mostrano che questo schema può aumentare lo stress cronico, mantenere il corpo in tensione e amplificare la percezione del dolore, aggravando i sintomi della fibromialgia.

⚠️ Le radici dello schema

Spesso nasce da:
• un’educazione che premia obbedienza e disponibilità
• pressioni culturali che spingono le donne a prendersi cura di tutti
• esperienze di rifiuto o difficoltà familiari che portano a evitare il conflitto.

Così impariamo a essere perfette, accomodanti e sempre disponibili… anche quando il nostro corpo chiede aiuto.

⚠️ Come influisce sulla fibromialgia

Quando vivi cercando di soddisfare gli altri:
• il sistema nervoso resta in stato di allerta
• le emozioni represse si accumulano nel corpo
• stanchezza e dolore vengono ignorati.

E il corpo, prima o poi, presenta il conto.

❤️ La mia esperienza

Anch’io mi sono riconosciuta in queste dinamiche.
Per anni ho detto “sì” quando volevo dire “no”, ignorando i segnali del mio corpo.

Il risultato? Dolore, frustrazione e stanchezza costante.

Il cambiamento è iniziato quando ho deciso di mettere me stessa al primo posto.
Ho imparato a dire “no”, a rispettare i miei limiti e ad ascoltare il mio corpo.

✨ E ho scoperto che cambiare è possibile.

🌈 Come iniziare a liberarti
• Prendi consapevolezza dello schema
• Impara a dire “no” senza sensi di colpa
• Ascolta il tuo corpo e i suoi limiti
• Esprimi le emozioni invece di trattenerle
• Ricorda: il tuo valore non dipende da quanto fai per gli altri.

💛 Mettere te stessa al primo posto non è egoismo.
È un atto di amore e rispetto verso di te.

✨ Il percorso “Dalla Brava Bambina alla Donna Libera” è fatto di piccoli passi, ma ogni passo ti avvicina a una vita più serena e autentica.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
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19/05/2026

🎵 IL DRAGO
FibroLove – Voci Invisibili

“Il Drago” non è solo una canzone.
È il racconto di ciò che accade quando la fibromialgia smette di essere una parola pronunciata dagli altri… e diventa una guerra dentro il corpo.

Il Drago è la fibromialgia.
È quel dolore invisibile che arriva senza avvisare, ti toglie il respiro, consuma le forze e trascina chi ne soffre in una battaglia silenziosa che il mondo spesso non vede.

Questo testo è nato in una notte di dolore reale.
Una di quelle notti in cui il corpo urla così forte da non lasciarti dormire, pensare, respirare davvero.
Una notte in cui ogni parola scritta non era immaginazione.
Era esperienza.
Era sopravvivenza.

“Il Drago” dà voce a tutte quelle persone che combattono ogni giorno contro un dolore che non lascia lividi visibili, ma ferite profonde nell’anima, nella mente e nel corpo.

È una canzone per chi si sente solo.
Per chi è stanco di sentirsi dire:
“È tutto nella tua testa.”

Perché dietro certi sorrisi esistono guerre invisibili che richiedono un coraggio immenso ogni singolo giorno.

💜 Questa canzone è dedicata a chi continua a resistere, anche quando nessuno vede la battaglia che sta combattendo.

Scritto da Valerita Albano
FibroLove – Voci Invisibili

Ci sono parole che, più di altre, abitano la vita di chi convive con la fibromialgia.Una di queste è imprevedibilità.Ma ...
19/05/2026

Ci sono parole che, più di altre, abitano la vita di chi convive con la fibromialgia.
Una di queste è imprevedibilità.

Ma cosa significa davvero vivere nell’imprevedibilità?
Come cambia lo sguardo sulla vita quando non puoi più dare nulla per scontato?

Succede che al mattino ti svegli e stai bene.
E poi, senza un motivo chiaro, qualcosa cambia.
Il corpo risponde diversamente.
L’energia cala.
Il dolore arriva.

E allora ti chiedi:
Posso davvero programmare?
Posso fidarmi di ciò che sento ora?
Posso promettere presenza, quando non so come starò più tardi?

Forse l’imprevedibilità non riguarda solo il dolore,
ma il rapporto che abbiamo con il controllo.

Perché ci sono persone per cui prevedere è sicurezza.
Tenere tutto sotto controllo è sopravvivenza.
Orari, impegni, responsabilità, ruoli.
Madri. Lavoratrici. Donne che tengono insieme tutto.

E quando qualcosa rompe lo schema,
quando la vita non segue più il copione previsto,
nasce il caos.
E con il caos, la paura.

Se ci fermiamo un momento sull’etimologia della parola imprevedibile, scopriamo che significa letteralmente non poter vedere prima.

E se il punto fosse proprio questo?
Se non poter vedere prima fosse un invito, più che una condanna?

Quante di noi hanno vissuto a lungo proiettate in avanti?
Nel “poi”, nel “quando”, nel “devo”?
Quante hanno abitato il futuro molto più del presente?

E se l’ansia fosse anche questo:
vivere sempre un passo avanti a sé stesse?
Tentare di controllare ciò che, per natura, è incerto?

Allora forse l’imprevedibilità porta una domanda nuova, scomoda ma necessaria:
E se non dovessi sapere tutto prima?
E se oggi bastasse oggi?

E se il corpo, nel suo linguaggio difficile, stesse chiedendo presenza invece che controllo?
Ascolto invece che previsione?
Radicamento invece che corsa?

“Forse”, non “per forza”.

È un’esplorazione, non una verità assoluta.
Ma vale la pena chiederselo:
e se, in mezzo a tutta questa imprevedibilità,
ci fosse uno spazio nuovo da abitare?
Uno spazio in cui tornare a sé,
qui, adesso.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
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💜 Non paragonare la tua sofferenza a quella degli altri.E non misurare il dolore altrui usando il tuo metro.Nessuno cono...
18/05/2026

💜 Non paragonare la tua sofferenza a quella degli altri.
E non misurare il dolore altrui usando il tuo metro.
Nessuno conosce davvero il peso che una persona porta dentro.
Nessuno sente il rumore che può fare una sola parola in un cuore già stanco.
Nessuno vede la ferita che una frase detta con leggerezza può riaprire in chi, ogni giorno, sta in piedi con fatica.

💜 Non dire di comprendere ciò che non hai attraversato.
Ci sono esperienze che non si spiegano, non si immaginano, non si traducono in parole.
Si comprendono solo vivendole.
E anche allora, ognuno le vive a modo suo.

💜 Non giudicare la vita degli altri da ciò che appare.
Un sorriso può essere una difesa.
La calma può essere il risultato di mille tempeste.
Chi non perde il controllo non è necessariamente felice.
Chi sembra “avere tutto” può sentirsi profondamente vuoto.

💜 Non sprecare parole per dare consigli non richiesti.
Non pensare mai che per gli altri sia semplice.
La vita non è semplice per nessuno.
Per qualcuno è solo un po’ meno dura, per altri molto di più.
Ma ognuno combatte una battaglia che non vedi.

𝘘𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘢𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘪𝘳𝘦, 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘳𝘦.
𝘘𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘢𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘧𝘢𝘳𝘦, 𝘳𝘦𝘴𝘵𝘢.

Resta con presenza.
Con ascolto.
Con disponibilità.

Meno parole.
Più abbracci.

Abbracci che non cercano di aggiustare.
Abbracci che non chiedono spiegazioni.

Abbracci che dicono, senza voce:
“Ti vedo.
Sono qui.
Non devi farcela da sola.”

Credimi:
a volte un abbraccio sincero basta.
Basta davvero.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗔𝗹𝗯𝗮𝗻𝗼
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⚡ Con la fibromialgia anche gli stimoli più normali possono diventare troppo.Una luce forte.Un profumo intenso.Un rumore...
18/05/2026

⚡ Con la fibromialgia anche gli stimoli più normali possono diventare troppo.

Una luce forte.
Un profumo intenso.
Un rumore di fondo.
Un cambiamento di temperatura.

Quello che per gli altri è normale, per chi convive con la fibromialgia può diventare eccessivo, fastidioso o persino insopportabile.

E no, non è immaginazione.
Non è “solo sensibilità emotiva”.
È un fenomeno reale e studiato dalla ricerca scientifica.

📌 Nella fibromialgia esiste un’alterazione dei meccanismi di elaborazione sensoriale del sistema nervoso centrale.

In pratica, il cervello non filtra gli stimoli come dovrebbe.
Li amplifica.

🔬 Cosa succede a livello neurologico?

▪️ Iper-sensibilizzazione centrale
Studi di neuroimaging mostrano una maggiore attivazione di aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione del dolore e degli stimoli sensoriali (come corteccia somatosensoriale, insula e talamo).
Stimoli normalmente innocui possono essere percepiti come dolorosi o minacciosi.

▪️ Sistema nervoso autonomo iperattivo
Il sistema che regola temperatura corporea, battito cardiaco e risposta allo stress risulta spesso sbilanciato.
Questo spiega perché caldo, freddo, umidità o cambiamenti climatici possano peggiorare i sintomi.

▪️ Maggiore sensibilità agli stimoli chimici
Molte persone con fibromialgia reagiscono più intensamente a:
• profumi
• detergenti
• fumo
• inquinanti
Questo fenomeno è spesso associato alla Multiple Chemical Sensitivity.

Questi stimoli possono aumentare:
• dolore
• stanchezza
• brain fog.

📚 La ricerca scientifica concorda su un punto fondamentale:
nella fibromialgia non è lo stimolo a essere eccessivo.
È la risposta del sistema nervoso.

E questo significa una cosa molto importante:
👉 Il tuo corpo non sta esagerando.
👉 Il tuo sistema nervoso sta cercando di proteggerti.
Anche se lo fa in modo disfunzionale.

💡 Comprendere questo cambia tutto.
Per chi vive con la fibromialgia.
Ma anche per chi sta accanto.

A volte basta poco:
abbassare una luce,
evitare un profumo forte,
rispettare un limite.

Piccoli gesti che possono fare una differenza enorme.

𝗖𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲,
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Non è una gara a chi soffre di più.Eppure, a volte sembra che si debba sempre dimostrare qualcosa.Dimostrare che il prop...
16/05/2026

Non è una gara a chi soffre di più.

Eppure, a volte sembra che si debba sempre dimostrare qualcosa.
Dimostrare che il proprio dolore è reale.
Che è abbastanza forte da meritare attenzione.
Che non ti stai inventando niente. Che non stai esagerando.

Ma la verità è semplice:
quando una persona sta male, ha bisogno di rispetto. Punto.

Non importa se il dolore si vede o no.
Se ha un nome chiaro o una diagnosi ancora incerta.
Non serve fare classifiche. Non serve chiedere certificati emotivi.

Perché essere forti non significa non provare dolore.
Significa continuare a vivere anche quando il dolore c’è.
E sì, significa anche avere il coraggio di mostrarsi fragili.

Essere fragili non è un difetto.
È una forma di verità.
È la parte di noi che chiede attenzione, delicatezza, umanità.

Eppure troppo spesso chi convive con il dolore cronico o con una malattia invisibile
si sente obbligato a giustificarsi, a spiegare, a “farsi capire”.

Come se il dolore valesse solo quando è evidente agli occhi degli altri.

Ma la fragilità non si vede.
La fragilità si ascolta.
Si riconosce nei gesti piccoli, nei silenzi, nella fatica che non si racconta.

Forse dovremmo nascere tutti con un’etichetta addosso:
“𝗙𝗥𝗔𝗚𝗜𝗟𝗘 – 𝗠𝗔𝗡𝗘𝗚𝗚𝗜𝗔𝗥𝗘 𝗖𝗢𝗡 𝗖𝗨𝗥𝗔”.

Un promemoria, per chi ha dimenticato che dietro ogni corpo c’è una storia.
E che ogni storia merita rispetto.

A chi vive ogni giorno con un dolore che non si vede,
a chi continua a camminare anche quando vorrebbe fermarsi,
a chi sorride mentre dentro stringe i denti…
siete già forti. Non dovete dimostrarlo a nessuno.

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