Giusy D'Ambrosio Psicologa

Giusy D'Ambrosio Psicologa Studio psicologico del sorriso

07/03/2023

RELAZIONI FAMILIARI, NUOVI EQUILIBRI TRA I GENITORI, GENITORI-FIGLI, ADOTTATI E FIGLI GIÀ ESISTENTI.


Madre natura, per vari motivi non permette ad una coppia di avere un bambino, allora, la coppia decide di adottare oppure quando pur avendo generato figli propri, ha un cuore tanto grande da voler donare amore, una casa sicura e un futuro migliore a un bambino. Queste famiglie che pur avendo figli propri e decidono di adottare, di certo, amano entrambi i figli, propri e adottati, nella stessa maniera.
Ciò che spinge all’adozione, di sicuro, sono desideri e motivazioni profonde; è una decisione che viene ampiamente discussa dalla coppia, giacché è un passo importante, impegnativo ed è un percorso che può diventare lungo e stenuante. Per chi adotta ha di certo la consapevolezza che non si tratti di un gesto di ca**tà, di pietà, ma di un vero e proprio atto d’amore.
Questi bambini hanno un loro vissuto più o meno traumatico, con storie devastanti, abusi, maltrattamenti sia fisici che psicologici, storie che fanno fatica a raccontare e che preferiscono nascondere alla nuova famiglia, perché inconsciamente hanno paura di non essere amati per ciò che erano; hanno paura di ritornare al proprio vissuto o per vari motivi.
Non sempre i genitori che adottano conoscono le storie passate di questi bambini, e per tale ragione fanno tutto il possibile per colmarli di amore e di attenzione.
Leggere nelle loro menti è difficile e diventa in alcuni casi un’impresa; questi bambini, a volte, trattengono il loro dolore e ci vogliono anni per elaborarlo o fidarsi totalmente della nuova famiglia. Ciò che li accomuna tutti è la ferita dell’abbandono che si farà sempre sentire, finché non acquisiranno consapevolezza, che la loro vita è un continum e che la nuova famiglia è quella che sta donando tutto il suo amore.
L’arrivo di un figlio cambia tutto e siccome i genitori devono capire chi hanno davanti, devono anche imparare a comunicare con lui, studiarsi di comprendere i suoi atteggiamenti e le sue richieste sottintese. A questo proposito l’attenzione e la pazienza devono essere le virtù praticate quotidianamente; in più devono dettare per il loro nuovo figlio semplici e poche regole.
Inoltre se in una casa ci sono altri figli, ciò che non deve mai emergere è la differenza educativa, oppure la diversa attenzione perché le regole devono essere uguali per tutti.
L’adozione non si conclude con l’arrivo dell’amato figlio, anzi, inizia il percorso più impegnativo, tra cui:
• l’inserimento del bambino nella nuova famiglia, poiché per lui i vari componenti sono persone del tutto estranee.
• l’inserimento nella società che lo accoglie
• l’apprendimento della nuova lingua e della cultura se l’adozione è internazionale.
La coppia viene coinvolta nel ruolo della genitorialità, sia dal punto giuridico, sia dal punto piscologico ed emotivo; quando il genitore adottante prende sotto la propria tutela un adolescente quest’ultimo aspetto coinvolge ancora di più. La paura di non riuscire a dare il meglio al nuovo arrivato s’insinua negli atteggiamenti quotidiani e qualche volta crea una forma di insicurezza genitoriale.
I suoi vissuti traumatici possono emergere in qualsiasi momento, in modo forte tanto da creare panico nei neogenitori che spesso si trovano ad affrontare da soli situazioni molto pesanti e difficili. Ad esempio le crisi di rabbia che rivolgono verso se stessi, verso i genitori o verso gli altri, spesso espressione di paura esagerata di essere riabbandonati o non amati, sono frequenti. Non di rado si manifestano anche i sonni notturni turbolenti, avvertono soprattutto tanta difficoltà di inserimento sociale, fatica all’apprendimento scolastico, irrequietezza continua, e tante alte situazioni difficili.
La maggior parte delle adozioni ha un esito positivo, ma le statistiche rivelano che i figli adottati sono maggiormente vulnerabili rispetto a quelli non adottati. L’adolescente si rivela più problematico rispetto ai suoi coetanei; in lui emergono rabbie e crisi di identità, vuoti interiori circa le sue origini, il desiderio di conoscere le motivazioni dell’abbandono e nello stesso tempo la paura di saperle. Diventa ribelle verso la famiglia adottiva e sono questi i momenti in cui, a volte, questi ragazzi fuggono di casa o intraprendono strade pericolose.
I genitori adottivi di fronte a queste situazioni, vanno in crisi e aumenta in loro senso di colpa e fallimento genitoriale.

FALLIMENTO ADOTTIVO

Quando si va a prendere il bambino, i genitori sono entusiasti e vedono I loro sogno raggiunto, sono felici di aver realizzato il loro desiderio. Però la fase più delicata dell’adozione inizia quando ritornano a casa dopo il viaggio e la famiglia insieme al nuovo figlio devono entrare nel meccanismo della routine della vita quotidiana, e prendere consapevolezza che qualcosa è cambiato. Questo inserimento, è un momento delicato e articolato che molte coppie faticano ad attuare.
Spesso sono genitori già provati dai lunghi anni di percorso, dalla lotta per ottenere l’idoneità all’adozione, e con l’arrivo del bambino si aggiunge lo stress del momento e i tanti timori che s’insinuano nei pensieri e nelle iniziative.
Come detto, inizialmente vivono la gioia, l’attesa di un figlio fortemente voluto e in seguito devono affrontare la delusione dei tanti problemi .
L'ansia e la paura di non farcela sono le emozioni che prendono il sopravvento. Moltissime famiglie, dopo l’adozione si trovano in questa situazione. Si parla spesso di depressione post- partum per le mamme he hanno un parto naturale, ma raramente si parla di Pads “Post adoption depression syndrome”. Gli esperti la vedono come un problema che colpisce circa il 65% dei genitori che fanno un’adozione internazionale. Sembrerebbe che in Italia circa il 30% delle famiglie adottante è colpito da questo problema. A proposito Piergiovanni Mazzoli, psicanalista e responsabile dei corsi di formazione per psicologi che seguono le adozioni, sostiene che: “La sindrome compare uno o due mesi dopo l'adozione e ha molti sintomi della depressione: malinconia, irritabilità, stanchezza, insonnia, perdita di vitalità”.
Di fronte a tutte queste difficoltà la coppia tende ad isolarsi e soffrire, motivo per cui diventa indispensabile intervenire in tempo perché il bambino non venga abbandonato.
Non bisogna dimenticare che questi bambini non hanno sperimentato l’amore; hanno dovuto lottare in qualche modo per la sopravvivenza, per cui hanno rabbia e rancore che esprimono in vari modi, tale da fare sentire i genitori impotenti e incapaci di gestirli. Di fronte a queste situazioni i genitori manifestano sentimenti di aggressività, risentimento e sensi di colpa, e sperimentano la delusione e la chiusura al contesto sociale. Questo vissuto dei genitori costituisce ciò che possiamo dire il fallimento adottivo.

L’IMPORTANZA DEL SOSTEGNO PSICOLOGICO DALL’ARRIVO E DURANTE LA PRESENZA DEL BAMBINO NELLA NUOVA FAMIGLIA

Bowlby (psicologo, psichiatra e psicoanalista inglese) ha elaborato la teoria dell’attaccamento, interessandosi anche ai bambini adottati. In essa sostiene che i bambini, in modo innato, tendono a formare un attaccamento con un caregiver (familiare che ha un il ruolo di prendersi cura, supportare e stare vicino ad una persona), che determinerà lo sviluppo della loro personalità.
Con un bambino adottato, che ha un bagaglio di sofferenze, il ruolo dei genitori adottivi è di garantirgli sicurezza e fiducia, ciò equivale per ogni altro bambino. È scientificamente dimostrato, infatti, che fin dalla nascita i genitori sono la base sicura a cui il bambino farà riferimento nella crescita e nelle varie tappe di vita.
Per tale ragione ogni genitore deve possedere delle qualità indispensabili per avere un buon rapporto con il figlio; un buon genitore deve essere amorevole, facilmente contattabile, sensibile, responsabile e di buon senso. Ogni figlio deve sentirsi al sicuro per concretizzare maggiori capacità di inserimento sociale. Per un bambino adottato il genitore deve aver i requisiti sopra citati, ma deve essere consapevole che questo figlio ha una storia pregressa e che alcune tappe della vita le sono state vietate e pertanto ha bisogno di una famiglia consapevole di questa realtà e di ciò che deve affrontare e come affrontarlo.
Per rendere la relazione efficace, favorire l’inserimento e l’accoglienza del bambino nella nuova realtà, diventa fondamentale che i genitori dedichino maggior tempo possibile al figlio, prendendo dei concedi lunghi anche dai luoghi di lavoro, e svolgere attività piacevoli. Offrire a questo bambino una possibilità nuova di vita con una nuova famiglia, che si occupi realmente di lui che non lo abbandona, non lo maltratta e non lo rifiuta.
Per cui diventa necessario che alla famiglia adottiva venga concesso un accompagnamento costante di professionisti, per avere successo e riuscire nel miglior modo possibile ad affrontare tutte le difficoltà che incontrerà nel percorso di crescita del bambino.
È altrettanto importante che i genitori abbiano costantemente colloqui con lo psicologo, ed è anche utile circondarsi e confrontarsi con altri genitori adottivi attraverso gli incontri di gruppo. Durante questi incontri le coppie si raccontano e scoprono che quelle difficoltà che per alcuni appaiono insormontabili sono invece le stesse problematiche che affrontano gli altri genitori, e la condivisione diventa un modo efficace per trovare le risposte necessarie.

RELAZIONI FAMILIARI, NUOVI EQUILIBRI TRA I GENITORI, GENITORI-FIGLI, ADOTTATI E FIGLI GIÀ ESISTENTI.


Madre natura, per vari motivi non permette ad una coppia di avere un bambino, allora, la coppia decide di adottare oppure quando pur avendo generato figli propri, ha un cuore tanto grande da voler donare amore, una casa sicura e un futuro migliore a un bambino. Queste famiglie che pur avendo figli propri e decidono di adottare, di certo, amano entrambi i figli, propri e adottati, nella stessa maniera.
Ciò che spinge all’adozione, di sicuro, sono desideri e motivazioni profonde; è una decisione che viene ampiamente discussa dalla coppia, giacché è un passo importante, impegnativo ed è un percorso che può diventare lungo e stenuante. Per chi adotta ha di certo la consapevolezza che non si tratti di un gesto di ca**tà, di pietà, ma di un vero e proprio atto d’amore.
Questi bambini hanno un loro vissuto più o meno traumatico, con storie devastanti, abusi, maltrattamenti sia fisici che psicologici, storie che fanno fatica a raccontare e che preferiscono nascondere alla nuova famiglia, perché inconsciamente hanno paura di non essere amati per ciò che erano; hanno paura di ritornare al proprio vissuto o per vari motivi.
Non sempre i genitori che adottano conoscono le storie passate di questi bambini, e per tale ragione fanno tutto il possibile per colmarli di amore e di attenzione.
Leggere nelle loro menti è difficile e diventa in alcuni casi un’impresa; questi bambini, a volte, trattengono il loro dolore e ci vogliono anni per elaborarlo o fidarsi totalmente della nuova famiglia. Ciò che li accomuna tutti è la ferita dell’abbandono che si farà sempre sentire, finché non acquisiranno consapevolezza, che la loro vita è un continum e che la nuova famiglia è quella che sta donando tutto il suo amore.
L’arrivo di un figlio cambia tutto e siccome i genitori devono capire chi hanno davanti, devono anche imparare a comunicare con lui, studiarsi di comprendere i suoi atteggiamenti e le sue richieste sottintese. A questo proposito l’attenzione e la pazienza devono essere le virtù praticate quotidianamente; in più devono dettare per il loro nuovo figlio semplici e poche regole.
Inoltre se in una casa ci sono altri figli, ciò che non deve mai emergere è la differenza educativa, oppure la diversa attenzione perché le regole devono essere uguali per tutti.
L’adozione non si conclude con l’arrivo dell’amato figlio, anzi, inizia il percorso più impegnativo, tra cui:
• l’inserimento del bambino nella nuova famiglia, poiché per lui i vari componenti sono persone del tutto estranee.
• l’inserimento nella società che lo accoglie
• l’apprendimento della nuova lingua e della cultura se l’adozione è internazionale.
La coppia viene coinvolta nel ruolo della genitorialità, sia dal punto giuridico, sia dal punto piscologico ed emotivo; quando il genitore adottante prende sotto la propria tutela un adolescente quest’ultimo aspetto coinvolge ancora di più. La paura di non riuscire a dare il meglio al nuovo arrivato s’insinua negli atteggiamenti quotidiani e qualche volta crea una forma di insicurezza genitoriale.
I suoi vissuti traumatici possono emergere in qualsiasi momento, in modo forte tanto da creare panico nei neogenitori che spesso si trovano ad affrontare da soli situazioni molto pesanti e difficili. Ad esempio le crisi di rabbia che rivolgono verso se stessi, verso i genitori o verso gli altri, spesso espressione di paura esagerata di essere riabbandonati o non amati, sono frequenti. Non di rado si manifestano anche i sonni notturni turbolenti, avvertono soprattutto tanta difficoltà di inserimento sociale, fatica all’apprendimento scolastico, irrequietezza continua, e tante alte situazioni difficili.
La maggior parte delle adozioni ha un esito positivo, ma le statistiche rivelano che i figli adottati sono maggiormente vulnerabili rispetto a quelli non adottati. L’adolescente si rivela più problematico rispetto ai suoi coetanei; in lui emergono rabbie e crisi di identità, vuoti interiori circa le sue origini, il desiderio di conoscere le motivazioni dell’abbandono e nello stesso tempo la paura di saperle. Diventa ribelle verso la famiglia adottiva e sono questi i momenti in cui, a volte, questi ragazzi fuggono di casa o intraprendono strade pericolose.
I genitori adottivi di fronte a queste situazioni, vanno in crisi e aumenta in loro senso di colpa e fallimento genitoriale.

FALLIMENTO ADOTTIVO

Quando si va a prendere il bambino, i genitori sono entusiasti e vedono I loro sogno raggiunto, sono felici di aver realizzato il loro desiderio. Però la fase più delicata dell’adozione inizia quando ritornano a casa dopo il viaggio e la famiglia insieme al nuovo figlio devono entrare nel meccanismo della routine della vita quotidiana, e prendere consapevolezza che qualcosa è cambiato. Questo inserimento, è un momento delicato e articolato che molte coppie faticano ad attuare.
Spesso sono genitori già provati dai lunghi anni di percorso, dalla lotta per ottenere l’idoneità all’adozione, e con l’arrivo del bambino si aggiunge lo stress del momento e i tanti timori che s’insinuano nei pensieri e nelle iniziative.
Come detto, inizialmente vivono la gioia, l’attesa di un figlio fortemente voluto e in seguito devono affrontare la delusione dei tanti problemi .
L'ansia e la paura di non farcela sono le emozioni che prendono il sopravvento. Moltissime famiglie, dopo l’adozione si trovano in questa situazione. Si parla spesso di depressione post- partum per le mamme he hanno un parto naturale, ma raramente si parla di Pads “Post adoption depression syndrome”. Gli esperti la vedono come un problema che colpisce circa il 65% dei genitori che fanno un’adozione internazionale. Sembrerebbe che in Italia circa il 30% delle famiglie adottante è colpito da questo problema. A proposito Piergiovanni Mazzoli, psicanalista e responsabile dei corsi di formazione per psicologi che seguono le adozioni, sostiene che: “La sindrome compare uno o due mesi dopo l'adozione e ha molti sintomi della depressione: malinconia, irritabilità, stanchezza, insonnia, perdita di vitalità”.
Di fronte a tutte queste difficoltà la coppia tende ad isolarsi e soffrire, motivo per cui diventa indispensabile intervenire in tempo perché il bambino non venga abbandonato.
Non bisogna dimenticare che questi bambini non hanno sperimentato l’amore; hanno dovuto lottare in qualche modo per la sopravvivenza, per cui hanno rabbia e rancore che esprimono in vari modi, tale da fare sentire i genitori impotenti e incapaci di gestirli. Di fronte a queste situazioni i genitori manifestano sentimenti di aggressività, risentimento e sensi di colpa, e sperimentano la delusione e la chiusura al contesto sociale. Questo vissuto dei genitori costituisce ciò che possiamo dire il fallimento adottivo.

L’IMPORTANZA DEL SOSTEGNO PSICOLOGICO DALL’ARRIVO E DURANTE LA PRESENZA DEL BAMBINO NELLA NUOVA FAMIGLIA

Bowlby (psicologo, psichiatra e psicoanalista inglese) ha elaborato la teoria dell’attaccamento, interessandosi anche ai bambini adottati. In essa sostiene che i bambini, in modo innato, tendono a formare un attaccamento con un caregiver (familiare che ha un il ruolo di prendersi cura, supportare e stare vicino ad una persona), che determinerà lo sviluppo della loro personalità.
Con un bambino adottato, che ha un bagaglio di sofferenze, il ruolo dei genitori adottivi è di garantirgli sicurezza e fiducia, ciò equivale per ogni altro bambino. È scientificamente dimostrato, infatti, che fin dalla nascita i genitori sono la base sicura a cui il bambino farà riferimento nella crescita e nelle varie tappe di vita.
Per tale ragione ogni genitore deve possedere delle qualità indispensabili per avere un buon rapporto con il figlio; un buon genitore deve essere amorevole, facilmente contattabile, sensibile, responsabile e di buon senso. Ogni figlio deve sentirsi al sicuro per concretizzare maggiori capacità di inserimento sociale. Per un bambino adottato il genitore deve aver i requisiti sopra citati, ma deve essere consapevole che questo figlio ha una storia pregressa e che alcune tappe della vita le sono state vietate e pertanto ha bisogno di una famiglia consapevole di questa realtà e di ciò che deve affrontare e come affrontarlo.
Per rendere la relazione efficace, favorire l’inserimento e l’accoglienza del bambino nella nuova realtà, diventa fondamentale che i genitori dedichino maggior tempo possibile al figlio, prendendo dei concedi lunghi anche dai luoghi di lavoro, e svolgere attività piacevoli. Offrire a questo bambino una possibilità nuova di vita con una nuova famiglia, che si occupi realmente di lui che non lo abbandona, non lo maltratta e non lo rifiuta.
Per cui diventa necessario che alla famiglia adottiva venga concesso un accompagnamento costante di professionisti, per avere successo e riuscire nel miglior modo possibile ad affrontare tutte le difficoltà che incontrerà nel percorso di crescita del bambino.
È altrettanto importante che i genitori abbiano costantemente colloqui con lo psicologo, ed è anche utile circondarsi e confrontarsi con altri genitori adottivi attraverso gli incontri di gruppo. Durante questi incontri le coppie si raccontano e scoprono che quelle difficoltà che per alcuni appaiono insormontabili sono invece le stesse problematiche che affrontano gli altri genitori, e la condivisione diventa un modo efficace per trovare le risposte necessarie.

07/03/2023

Dott.ssa Giuseppina D'Ambrosio

*Relazioni familiari, nuovi equilibri tra i genitori, genitori-figli, adottati*



Madre natura, per vari motivi non permette ad una coppia di avere un bambino, allora, la coppia decide di adottare oppure quando pur avendo generato figli propri, ha un cuore tanto grande da voler donare amore, una casa sicura e un futuro migliore a un bambino. Queste famiglie che pur avendo figli propri e decidono di adottare, di certo, amano entrambi i figli, propri e adottati, nella stessa maniera.
Ciò che spinge all’adozione, di sicuro, sono desideri e motivazioni profonde; è una decisione che viene ampiamente discussa dalla coppia, giacché è un passo importante, impegnativo ed è un percorso che può diventare lungo e stenuante. Per chi adotta ha di certo la consapevolezza che non si tratti di un gesto di ca**tà, di pietà, ma di un vero e proprio atto d’amore.
Questi bambini hanno un loro vissuto più o meno traumatico, con storie devastanti, abusi, maltrattamenti sia fisici che psicologici, storie che fanno fatica a raccontare e che preferiscono nascondere alla nuova famiglia, perché inconsciamente hanno paura di non essere amati per ciò che erano; hanno paura di ritornare al proprio vissuto o per vari motivi.
Non sempre i genitori che adottano conoscono le storie passate di questi bambini, e per tale ragione fanno tutto il possibile per colmarli di amore e di attenzione.
Leggere nelle loro menti è difficile e diventa in alcuni casi un’impresa; questi bambini, a volte, trattengono il loro dolore e ci vogliono anni per elaborarlo o fidarsi totalmente della nuova famiglia. Ciò che li accomuna tutti è la ferita dell’abbandono che si farà sempre sentire, finché non acquisiranno consapevolezza, che la loro vita è un continum e che la nuova famiglia è quella che sta donando tutto il suo amore.
L’arrivo di un figlio cambia tutto e siccome i genitori devono capire chi hanno davanti, devono anche imparare a comunicare con lui, studiarsi di comprendere i suoi atteggiamenti e le sue richieste sottintese. A questo proposito l’attenzione e la pazienza devono essere le virtù praticate quotidianamente; in più devono dettare per il loro nuovo figlio semplici e poche regole.
Inoltre se in una casa ci sono altri figli, ciò che non deve mai emergere è la differenza educativa, oppure la diversa attenzione perché le regole devono essere uguali per tutti.
L’adozione non si conclude con l’arrivo dell’amato figlio, anzi, inizia il percorso più impegnativo, tra cui:
• l’inserimento del bambino nella nuova famiglia, poiché per lui i vari componenti sono persone del tutto estranee.
• l’inserimento nella società che lo accoglie
• l’apprendimento della nuova lingua e della cultura se l’adozione è internazionale.
La coppia viene coinvolta nel ruolo della genitorialità, sia dal punto giuridico, sia dal punto piscologico ed emotivo; quando il genitore adottante prende sotto la propria tutela un adolescente quest’ultimo aspetto coinvolge ancora di più. La paura di non riuscire a dare il meglio al nuovo arrivato s’insinua negli atteggiamenti quotidiani e qualche volta crea una forma di insicurezza genitoriale.
I suoi vissuti traumatici possono emergere in qualsiasi momento, in modo forte tanto da creare panico nei neogenitori che spesso si trovano ad affrontare da soli situazioni molto pesanti e difficili. Ad esempio le crisi di rabbia che rivolgono verso se stessi, verso i genitori o verso gli altri, spesso espressione di paura esagerata di essere riabbandonati o non amati, sono frequenti. Non di rado si manifestano anche i sonni notturni turbolenti, avvertono soprattutto tanta difficoltà di inserimento sociale, fatica all’apprendimento scolastico, irrequietezza continua, e tante alte situazioni difficili.
La maggior parte delle adozioni ha un esito positivo, ma le statistiche rivelano che i figli adottati sono maggiormente vulnerabili rispetto a quelli non adottati. L’adolescente si rivela più problematico rispetto ai suoi coetanei; in lui emergono rabbie e crisi di identità, vuoti interiori circa le sue origini, il desiderio di conoscere le motivazioni dell’abbandono e nello stesso tempo la paura di saperle. Diventa ribelle verso la famiglia adottiva e sono questi i momenti in cui, a volte, questi ragazzi fuggono di casa o intraprendono strade pericolose.
I genitori adottivi di fronte a queste situazioni, vanno in crisi e aumenta in loro senso di colpa e fallimento genitoriale.

*FALLIMENTO ADOTTIVO*

Quando si va a prendere il bambino, i genitori sono entusiasti e vedono I loro sogno raggiunto, sono felici di aver realizzato il loro desiderio. Però la fase più delicata dell’adozione inizia quando ritornano a casa dopo il viaggio e la famiglia insieme al nuovo figlio devono entrare nel meccanismo della routine della vita quotidiana, e prendere consapevolezza che qualcosa è cambiato. Questo inserimento, è un momento delicato e articolato che molte coppie faticano ad attuare.
Spesso sono genitori già provati dai lunghi anni di percorso, dalla lotta per ottenere l’idoneità all’adozione, e con l’arrivo del bambino si aggiunge lo stress del momento e i tanti timori che s’insinuano nei pensieri e nelle iniziative.
Come detto, inizialmente vivono la gioia, l’attesa di un figlio fortemente voluto e in seguito devono affrontare la delusione dei tanti problemi .
L'ansia e la paura di non farcela sono le emozioni che prendono il sopravvento. Moltissime famiglie, dopo l’adozione si trovano in questa situazione. Si parla spesso di depressione post- partum per le mamme he hanno un parto naturale, ma raramente si parla di Pads “Post adoption depression syndrome”. Gli esperti la vedono come un problema che colpisce circa il 65% dei genitori che fanno un’adozione internazionale. Sembrerebbe che in Italia circa il 30% delle famiglie adottante è colpito da questo problema. A proposito Piergiovanni Mazzoli, psicanalista e responsabile dei corsi di formazione per psicologi che seguono le adozioni, sostiene che: “La sindrome compare uno o due mesi dopo l'adozione e ha molti sintomi della depressione: malinconia, irritabilità, stanchezza, insonnia, perdita di vitalità”.
Di fronte a tutte queste difficoltà la coppia tende ad isolarsi e soffrire, motivo per cui diventa indispensabile intervenire in tempo perché il bambino non venga abbandonato.
Non bisogna dimenticare che questi bambini non hanno sperimentato l’amore; hanno dovuto lottare in qualche modo per la sopravvivenza, per cui hanno rabbia e rancore che esprimono in vari modi, tale da fare sentire i genitori impotenti e incapaci di gestirli. Di fronte a queste situazioni i genitori manifestano sentimenti di aggressività, risentimento e sensi di colpa, e sperimentano la delusione e la chiusura al contesto sociale. Questo vissuto dei genitori costituisce ciò che possiamo dire il fallimento adottivo.

*L’IMPORTANZA DEL SOSTEGNO PSICOLOGICO DALL’ARRIVO E DURANTE LA PRESENZA DEL BAMBINO NELLA NUOVA FAMIGLIA*

Bowlby (psicologo, psichiatra e psicoanalista inglese) ha elaborato la teoria dell’attaccamento, interessandosi anche ai bambini adottati. In essa sostiene che i bambini, in modo innato, tendono a formare un attaccamento con un caregiver (familiare che ha un il ruolo di prendersi cura, supportare e stare vicino ad una persona), che determinerà lo sviluppo della loro personalità.
Con un bambino adottato, che ha un bagaglio di sofferenze, il ruolo dei genitori adottivi è di garantirgli sicurezza e fiducia, ciò equivale per ogni altro bambino. È scientificamente dimostrato, infatti, che fin dalla nascita i genitori sono la base sicura a cui il bambino farà riferimento nella crescita e nelle varie tappe di vita.
Per tale ragione ogni genitore deve possedere delle qualità indispensabili per avere un buon rapporto con il figlio; un buon genitore deve essere amorevole, facilmente contattabile, sensibile, responsabile e di buon senso. Ogni figlio deve sentirsi al sicuro per concretizzare maggiori capacità di inserimento sociale. Per un bambino adottato il genitore deve aver i requisiti sopra citati, ma deve essere consapevole che questo figlio ha una storia pregressa e che alcune tappe della vita le sono state vietate e pertanto ha bisogno di una famiglia consapevole di questa realtà e di ciò che deve affrontare e come affrontarlo.
Per rendere la relazione efficace, favorire l’inserimento e l’accoglienza del bambino nella nuova realtà, diventa fondamentale che i genitori dedichino maggior tempo possibile al figlio, prendendo dei concedi lunghi anche dai luoghi di lavoro, e svolgere attività piacevoli. Offrire a questo bambino una possibilità nuova di vita con una nuova famiglia, che si occupi realmente di lui che non lo abbandona, non lo maltratta e non lo rifiuta.
Per cui diventa necessario che alla famiglia adottiva venga concesso un accompagnamento costante di professionisti, per avere successo e riuscire nel miglior modo possibile ad affrontare tutte le difficoltà che incontrerà nel percorso di crescita del bambino.
È altrettanto importante che i genitori abbiano costantemente colloqui con lo psicologo, ed è anche utile circondarsi e confrontarsi con altri genitori adottivi attraverso gli incontri di gruppo. Durante questi incontri le coppie si raccontano e scoprono che quelle difficoltà che per alcuni appaiono insormontabili sono invece le stesse problematiche che affrontano gli altri genitori, e la condivisione diventa un modo efficace per trovare le risposte necessarie.

Dott.ssa Giuseppina D'Ambrosio
Psicologa

25/12/2021
25/12/2021

Auguro di vero cuore a tutti voi un Buon Natale di pace e di gioia e che ogni giorno sia un giorno
migliore.

17/09/2021

Intervento del Dottor Fabio Burigana e della Dottoressa Chifari, International Covid Summit, al del 13/09/2021https://ippocrateorg.org/20...

Credere fermamente nei propri 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶 e fare di tutto per rispettarli denota una grande autostima in se stessi e una capa...
07/02/2021

Credere fermamente nei propri 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶 e fare di tutto per rispettarli denota una grande autostima in se stessi e una capacità di visione obiettiva e globale della propria vita, in tutti gli ambiti. Sicuramente anche sapersi relazionare al meglio con le persone incide sulla nostra capacità di vedere la vita in maniera più completa, assieme a tutti i valori in cui crediamo. Cerchiamo di vivere ogni giorno della nostra vita i valori veri, quelli che contano.

Buona giornata☀️

La 𝘃𝗶𝘁𝗮 è 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮, è il dono più grande che abbiamo e capirlo è fondamentale per renderci conto di quanto sia importante c...
24/01/2021

La 𝘃𝗶𝘁𝗮 è 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮, è il dono più grande che abbiamo e capirlo è fondamentale per renderci conto di quanto sia importante cercare di trarne tutto il meglio.

Tutti noi viviamo momenti tristi e negativi, ma dobbiamo superarli e trovare ciò che di bello la vita ha da offrirci. Questo dipende anche da noi, dal nostro modo di viverla e di vedere le cose.

Buongiorno e buona Domenica☀️

Continua a 𝐬𝐨𝐫𝐫𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞, perché la 𝐯𝐢𝐭𝐚 è una cosa 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 e c’è tanto da sorridere.
11/01/2021

Continua a 𝐬𝐨𝐫𝐫𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞, perché la 𝐯𝐢𝐭𝐚 è una cosa 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 e c’è tanto da sorridere.

Indirizzo

Via Leopoldo Dorrucci, 21
Sulmona
67039

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 21:00
Martedì 08:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 21:00
Giovedì 08:00 - 21:00
Venerdì 08:00 - 21:00
Sabato 08:00 - 17:00

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