27/12/2023
- Vajont. Come si costruisce una catastrofe -
Il 22 dicembre 1991 ci lasciava Tina Merlin che, pur essendo emblema del giornalismo più sano e integro da un punto di vista morale, non ha ancora ricevuto il riconoscimento sociale che le spetta.
Ci sono libri che non si possono aggirare. Sono lì, sulla libreria, e sai che prima o poi dovrai prenderli in mano, con tutte le conseguenze del caso: inquietudini, doverosi approfondimenti e malinconia.
Sono libri che esigono uno sforzo da parte del lettore, però vanno letti, perché esaminano un importante tassello del complicato puzzle della nostra storia. Affrontarli consente di vivere il presente con maggior consapevolezza.
“Sulla pelle viva” è certamente uno di questi testi inaggirabili.
L'autrice? Tina Merlin.
Ho incominciato ad apprezzare Tina di riflesso, prima ancora di leggerla, perché di lei parlavano bene autori di cui nutro una grande stima. Non avevo tuttavia il coraggio di prendere in mano i suoi scritti, proprio per il timore di dover affrontare il coinvolgimento emotivo di cui parlavo prima.
È vero, Tina non ha parlato solo del Vajont, ma volevo iniziare proprio da quella storia. “Sulla pelle viva” non è un libro lungo, ma dalle sue pagine emergono con irruenza le politiche sociali ed economiche che hanno portato al pressoché totale spopolamento delle località alpine esterne rispetto alle traiettorie del turismo di massa. Infatti, come recita il sottotitolo, il libro racconta “come si costruisce una catastrofe”. Come si può annientare per sempre una popolazione e le sue particolari forme di interpretare l’ambiente, i suoi paesaggi, la sua cultura.
Non è mai piacevole indignarsi, non è mai piacevole andare incontro a un sicuro turbamento emotivo. Eppure a volte bisogna farlo, bisogna affrontare libri come “Sulla pelle viva”, perché è grazie a giornalisti come Tina Merlin che oggi possiamo evitare di inciampare sulle stesse, putride, radici.
di Pietro Lacasella