Sonia Cossar

Sonia Cossar Sonia • Yoga & Percorsi per persone sensibili.

Il tuo corpo non e’ un problema da risolvere, ma una casa da abitare con gioia
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05/09/2026

Sul tappino oggi c’era un profondo senso di ingiustizia.
Verso le istituzioni.
Verso il lavoro.
Verso le persone.

La pratica è iniziata da lì.
Mi sono chiesta: “ può lo yoga aiutare quando siamo arrabbiati con il mondo?”

Sì.
Ma non perché spegne la rabbia con un touch. E nemmeno perché tutto debba essere positivo.
Perché lo yoga può aiutarci ad abitare il nostro spazio interiore e a prendere consapevolezza di ciò che c’è.
E se c’è rabbia la guardo e la riconosco, senza giudizio.
Può sembrare brutto, forse sì, ma non per questo meno vero.

La pratica in questo caso apparentemente non ci fa stare meglio, ma ci fa vedere ciò che c’è in noi.
Io lo chiamo passaggio.

03/09/2026

Spesso pensiamo che ascoltare il corpo significhi interpretarlo.
Capire subito.
Dare un nome.
Trovare una soluzione.

Nel mio lavoro accade spesso qualcosa di diverso.
Molte persone arrivano con una sensazione difficile da spiegare.
Un peso.
Una tensione.
Un nodo.
E la prima cosa che facciamo non è cercare di cambiare la sensazione.
É creare uno spazio in cui possa essere ascoltato.

Non tutto ciò che emerge ha bisogno di essere risolto immediatamente.
Ha bisogno di essere riconosciuto.
Visto .
Accolto.
E sorprendentemente, é proprio così che la sensazione comincia a cambiare.

👉 Ti é mai successo di cercare di eliminare una sensazione prima ancora di averla ascoltata?

01/09/2026

Spesso pensiamo alla cura come a qualcosa che serve soltanto quando c’è un problema.
Quando stiamo male.
Quando siamo in crisi.
Quando non riusciamo più a gestire una situazione.

Eppure molte cose che ci fanno star bene hanno bisogno di continuità.
Non perché dobbiamo dipendere da un percorso, ma perché ciò che sostiene il nostro equilibrio ha bisogno di spazio nella nostra vita.

Un respiro consapevole.
Una pratica.
Un momento di ascolto.
Una scelta diversa.
Un confine che abbiamo imparato a mettere.

Il rischio non è che il cambiamento non arrivi.
É smettere di nutrirlo appena compare.
E allora non ci accorgiamo che, lentamente, stiamo tornando negli stessi automatismi da cui avevamo cercato di allontanarci.

Prova a pensarci e chiederti:
Sto continuando a prendermi cura di ciò che mi fa stare bene?

27/08/2026

A volte guardiamo il corpo soltanto attraverso ciò che “non funziona”.

La tensione da rilasciare.
La rigidità da sciogliere.
La fatica da superare.
Il limite da oltrepassare.

E così, senza accorgercene, iniziamo a combattere proprio ciò che sta cercando di raccontarci qualcosa.

Ascoltare il corpo non significa considerare ogni sensazione come un messaggio da decifrare.
Significa, prima di tutto, smettere di trattarlo come un avversario.

Perché una tensione può essere diventata un modo per proteggersi.
Una resistenza può aver avuto una funzione importante.
Un adattamento può essere rimasto nel corpo anche quando non serve più.

Cercare di eliminare quella sensazione non fa altro che aumentare il conflitto interiore, mentre se impariamo ad incontrarla senza essere contro di lei permettiamo quello scioglimento profondo a cui aneliamo e che ci aiuta.

👉 C’è una parte di te che hai imparato a considerare un problema?

25/08/2026

Durante una lezione mi è capitato di vedere tutto questo molto chiaramente.

Una ragazza mi chiedeva continuamente:
“Così va bene?”
La domanda sembrava riguardare la pratica.
Ma ascoltandola, mi sono accorta che riguardava qualcosa di più profondo.
“Posso fidarmi di quello che sto facendo?”

É una domanda che non appartiene soltanto allo yoga.
Nella vita abbiamo imparato a cercare fuori di noi il criterio per capire se stiamo andando bene.
E può diventare un’abitudine così silenziosa da seguirci anche quando cerchiamo SOLO di ascoltare noi stessi.

La pratica, allora, può diventare uno spazio interessante.
Non perché ci insegni a fare tutto correttamente.
Ma perché, un poco alla volta, può restituirci la possibilità di sentire.
Di accorgerci.
Così la domanda cambia e può divenire:
“Che cosa sto sentendo?”
Non un ascolto convenzionale che ci lascia senza riferimenti, ma un ascolto interiore.

✨Ti capita di cercare conferme fuori anche quando, una parte di te già sa cosa sente?

20/08/2026

Molte persone iniziano la pratica pensando di dover correggere qualcosa.
Un’emozione.
Un comportamento.
Un modo di reagire.
Una parte di sé.

É comprensibile.
Viviamo in una cultura che ci insegna continuamente a migliorarci.
Ma alcune trasformazioni non iniziano dalla correzione.
Iniziano dall’ascolto.
Non dall’idea di diventare diversi.
Ma dalla disponibilità a incontrare ciò che c’è.
Per questo, nel mio lavoro, l’ascolto viene prima delle soluzioni.

✨Ti é mai capitato di accorgerti che ti stavi correggendo invece di ascoltarti?

17/08/2026

Negli anni ho incontrato molte persone che temevano di ascoltarsi davvero.

Avevano paura che fermarsi ad osservare ciò che provavano le facesse sprofondare ancora di più nella sofferenza.

É una preoccupazione che comprendo.
Ma la mia esperienza è diversa.
Quando l’ascolto avviene in uno spazio sicuro, con i tempi necessari e senza forzature, non ci imprigiona.
Può aiutarci a vedere ciò che prima agiva nell’ombra.
Uno schema.
Una paura.
Un bisogno trascurato.
Una dinamica che continua a ripetersi.
E ciò che viene visto, poco alla volta, può iniziare a trasformarsi.
Per questo non considero l’ascolto il punto di arrivo.
Lo considero l’inizio di una relazione più consapevole con noi stessi e con la nostra vita.

✨C’è qualcosa che hai ascoltato e compreso di te che, nel tempo, ha cambiato il tuo modo di vivere o scegliere?

13/08/2026

Spesso immaginiamo che nello yoga esista una pratica “giusta”. Quella che va bene per tutti.
Con il tempo ho imparato che non è così.

Nelle ultime settimane, complice anche il caldo estivo, molte persone sono arrivate in studio raccontandomi situazioni molto diverse tra loro.

C’è chi convive con la pressione alta.
Chi con una pressione più bassa.
Chi si sente pieno di energia.
Chi arriva profondamente affaticato.
Queste informazioni non servono a mettere etichette.
Servono ad ascoltare.
Perché una respirazione, un ritmo o una pratica possono essere preziosi per una persona e non essere affatto adatti a un’altra.
Per questo non credo nelle pratiche uguali per tutti.
Credo nel l’importanza di incontrare il corpo per ciò che porta addosso oggi.

É da lì che, ogni volta, la pratica prende forma.

👉 Ti è mai capitato di accorgerti che il tuo corpo aveva bisogno di qualcosa di diverso dalla pratica che avevi programmato?

10/08/2026

Ci sono momenti in cui diciamo semplicemente:
“Sono stanca”

Spesso é davvero così.
Ma, altre volte, quella parola diventa un contenitore dentro cui mettiamo tante cose diverse.

Una tensione che dura da troppo tempo.
Un respiro che si è fatto corto.
Un sistema nervoso che non riesce più a recuperare.
Un carico emotivo che il corpo continua a portare in silenzio.

Per questo nel mio lavoro, quando una persona mi parla di stanchezza, non cerco subito una risposta.
Cerco di capire che cosa sta cercando di raccontare il suo corpo.

Perché ascoltare non significa trovare subito una soluzione.
Significa lasciare che ciò che oggi chiamiamo “stanchezza” possa, poco alla volta, mostrare il suo vero nome.

Ti è mai capitato di scoprire che dietro la parola “sono stanca” si nascondeva qualcosa di molto più profondo?

03/08/2026

A volte capita, usciamo da una pratica con la sensazione di aver fatto poco fisicamente.
Non siamo stanchi.
Non abbiamo raggiunto una “posizione difficile”.
Non abbiamo avuto l’impressione di “lavorare abbastanza”.

Eppure, ci accorgiamo che qualcosa dentro di noi si è mosso. Subito, un paio d’ore dopo o il giorno seguente.
Forse respiriamo con più libertà.
Forse una tensione si è allentata.
Forse una situazione che sembrava ingombrante occupa meno spazio.

Siamo abituati a pensare che il cambiamento debba essere intenso, evidente, immediato.
Ma il corpo conosce anche un altro modo di trasformarsi.
Più silenzioso.
Più lento.
Più discreto.
E proprio per questo spesso più profondo.
Non tutto ciò che ci cambia ha bisogno di fare rumore.

Ti è mai capitato?

Indirizzo

Via 2 Giugno, 64
Terzo D' Aquiléia
33050

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