IL DESIDERIO DI COLTIVARE LAVANDA NASCE PER CASO..COME SPESSO ACCADE ANCHE PER ALTRI GRANDI AMORI CHE SI INCONTRANO NELLA VITA.. Avevamo voglia di campagna, di verde, di bello, di benessere: mio marito ed io viviamo e lavoriamo in città e ci rendevamo conto che cresceva dentro di noi la voglia di silenzio, di serenità, lontano dal traffico e dalla frenesia cittadina. Iniziamo così la ricerca della
nostra oasi che ci portò a girovagare per le campagne dei Monti della Tolfa, campagne spesso abbandonate, inselvatichite dal distacco che talvolta provoca la ricerca di altro. Paradossalmente raggiungemmo la consapevolezza che i “locali” molte volte non riescono a valutare appieno il tesoro che calpestano tutti i giorni.. Troviamo finalmente il nostro angolo di Paradiso: una collina che si affaccia sulla valle del fiume Mignone, ora ridotto a fiumiciattolo, ma una volta (qualche centinaio di anni fa) persino navigabile. I nostri occhi si perdono nel cielo trafficato da nuvole bianche in continuo movimento che sorvolano campi di oliveti ordinati interrotti qua e là da filari di cipressi. Cavalli selvaggi che attraversano il paesaggio con le chiome al vento: sembrava di stare in mezzo ad un film western stile John Wayne…
Da lì a breve diventammo i nuovi concessionari del terreno e iniziò immediatamente una prima fase di interventi di ripristino e di manutenzione. A parte un primo sfalcio dell’erba che svettava rigogliosa e impediva la fruizione e la mobilità, tracciammo di nuovo il perimetro che a tratti si era “confuso” e perso: quindi vennero fatti dei nuovi rilievi per definire i confini esatti come stabilito nella particella a corredo dei nostri documenti: vien da sé che la prima spesa fu quella di una nuova recinzione e di nuovi cancelli (uno all’ingesso sulla strada principale e l’altro all’estremità opposta della proprietà). Avevamo appreso che anticamente la proprietà includeva un rigoglioso frutteto, un orto e una bellissima vigna. Attraverso i muri a secco che intravedevamo tra un rovo e l’altro e con un po’ di immaginazione, riuscimmo ad immaginare quel posto tanto tanto tempo fa; si percepiva tutto intorno un ordine e un’armonia tra l’uomo e la natura del quale rimaneva ormai solo qualche vaga testimonianza. Scoprimmo che famiglie intere accompagnate dai propri muli, pecore e galline, si trasferivano lì ogni estate, durante il periodo della raccolta e dormivano in una “capanna di ginestra”. Della capanna resta tutt’oggi ben visibile un perimetro di enormi pietre messe a cerchio che inevitabilmente evoca immagini di vicende semplici, giorni lunghi fatti di lavoro e profumi e di notti passate tra un fuoco e un miliardo di stelle.... ...to be continued... ;-)