Dr. Alessandro Vismara Biologo Nutrizionista e Chinesiologo

Dr. Alessandro Vismara Biologo Nutrizionista e Chinesiologo Biologo Nutrizionista e Chinesiologo con oltre 10 anni di esperienza. Offro programmi di allenamento e nutrizione personalizzati.

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17/06/2026

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Corsetta della salute in buona compagnia!A presto la prossima uscita!Un saluto a tutti
14/06/2026

Corsetta della salute in buona compagnia!
A presto la prossima uscita!
Un saluto a tutti

27/04/2026

Il dibattito sul consumo di carne è spesso inquinato da posizioni ideologiche, ma se guardiamo alla realta' scientifica scopriamo che la risposta corretta è, come sempre, "dipende dal soggetto". Esistono profili metabolici e genetici specifici per i quali la riduzione, o in alcuni casi l'eliminazione della carne, non è una scelta etica ma una necessità fisiologica per preservare la salute a lungo termine.

Uno dei parametri principali da valutare è l'efficienza nel gestire il ferro eme e la predisposizione all'accumulo di ferritina. Soggetti con polimorfismi legati all'emocromatosi o con livelli di ferro cronicamente alti dovrebbero limitare drasticamente la carne rossa, poiché l'eccesso di ferro agisce come un potente pro-ossidante, innescando stress ossidativo e danni cellulari. In questi casi, il rischio di infiammazione sistemica supera i benefici nutrizionali dell'alimento.

Un altro fronte critico riguarda l'assetto lipidico e la salute cardiovascolare. Individui con ipercolesterolemia familiare o con una spiccata sensibilità ai grassi saturi dovrebbero moderare il consumo di carni grasse e processate per evitare un peggioramento del profilo LDL e dei marcatori di rischio vascolare. Allo stesso modo, chi soffre di patologie renali croniche deve monitorare l'apporto proteico totale, e le carni rappresentano spesso una fonte troppo densa che può sovraccaricare la funzione di filtrazione dei reni.

Infine, non dobbiamo dimenticare l'impatto sulla salute intestinale e sul microbiota. In presenza di forti disbiosi o patologie infiammatorie intestinali, un consumo eccessivo di carni rosse può favorire la crescita di batteri proteolitici che producono metaboliti potenzialmente tossici. Per questi soggetti, spostare la bilancia proteica verso fonti vegetali o pesci di piccola taglia può favorire un ambiente intestinale più equilibrato e meno infiammato.

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27/04/2026

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22/04/2026

Avete mai sentito parlare di ormesi? È un concetto fondamentale in biologia, che spesso dimentichiamo quando pensiamo alla nostra alimentazione. In parole povere, l'ormesi è il fenomeno per cui l'esposizione a una bassa dose di una sostanza potenzialmente tossica o dannosa induce effetti benefici sull'organismo, mentre dosi più elevate causano danni. È l'essenza del detto "ciò che non ti uccide, ti rende più forte".

Il concetto di ormesi è indissolubilmente legato alla legge della dose-risposta, che ribalta la logica lineare a cui siamo abituati. Se nel senso comune pensiamo che se una cosa fa bene, allora "più ne prendo e meglio è", la biochimica ci dice l'esatto contrario. La curva ormetica ha una tipica forma a "U inversa": esiste una finestra specifica, un dosaggio ideale, in cui lo stimolo stressogeno è sufficiente a scatenare la reazione di adattamento e potenziamento delle nostre cellule.

Questo principio si applica sorprendentemente bene anche alla nutrizione. Tendiamo a pensare che il cibo "sano" sia solo quello che ci fornisce nutrienti puri e privi di qualsiasi "difesa". In realtà, molte delle sostanze più benefiche negli alimenti di origine vegetale sono, di fatto, ormetiche.

Prendiamo, ad esempio, i tanto decantati polifenoli e antiossidanti presenti in frutta, verdura, tè e caffè. Queste sostanze sono state sviluppate dalle piante come meccanismi di difesa contro predatori e fattori di stress ambientale. Sono essenzialmente tossine a bassissima dose per noi. Tuttavia, quando le ingeriamo in quantità adeguate (quelle che troviamo comunemente in una dieta ricca di vegetali), il nostro corpo reagisce a questo lieve "stress nutrizionale".

Questa reazione ormetica è incredibilmente potente. Invece di esserne danneggiato, il nostro organismo risponde attivando le proprie riserve antiossidanti e i percorsi metabolici di riparazione cellulare. È come se stessimo allenando il nostro sistema di difesa antiossidante, rendendolo più robusto ed efficiente nel combattere l'invecchiamento e le malattie.

Ma l'ormesi nutrizionale non si ferma qui. L'esercizio fisico intenso, che induce temporaneamente stress ossidativo e danni muscolari, è un classico esempio di stimolo ormetico che porta a un adattamento positivo e a una maggiore forza. Allo stesso modo, il digiuno intermittente o la restrizione calorica possono essere visti come stress metabolici che, se gestiti correttamente, attivano processi ormetici che promuovono la longevità e la salute cellulare.

Il segreto, come sempre in biologia, sta nella dose e nella frequenza. Troppo stress, anche quello nutrizionale, può portare a danni e malattie.

Ma non dimentichiamo, il corpo e l'individuo, ha bisogno di stimoli, spesso, anche quelli negativi!

I semi sono dei giganti della nutrizione, capaci di trasformare ogni piatto in una fonte di salute. Dai semi di lino e c...
21/04/2026

I semi sono dei giganti della nutrizione, capaci di trasformare ogni piatto in una fonte di salute. Dai semi di lino e chia, ricchi di Omega-3 e fibre, ai semi di zucca, pieni di proteine e zinco, ognuno offre benefici unici. Aiutano a regolare la digestione, supportano il sistema cardiovascolare e combattono l'infiammazione. Usateli su insalate, vellutate o yogurt.

Il ferro non è tutto uguale in quanto a biodisponibilita'. Se la tua dieta include regolarmente carne rossa, fegato o mo...
21/04/2026

Il ferro non è tutto uguale in quanto a biodisponibilita'. Se la tua dieta include regolarmente carne rossa, fegato o molluschi, la tua preoccupazione riguardo all'assorbimento è minima. Il motivo? Il ferro eme.

Il ferro di origine animale è già legato a una proteina (eme) che lo protegge. Il corpo lo assorbe direttamente e facilmente, indipendentemente dal pH dello stomaco o da ciò che mangi insieme.

Il ferro di origine vegetale invece (non-eme), presente in legumi, cereali e spinaci, è molto più "instabile". È estremamente sensibile agli inibitori (come i fitati dei cereali o i tannini del tè) che ne bloccano il passaggio nel sangue.

Per chi segue una dieta plant-based o riduce drasticamente la carne, la Vitamina C (acido ascorbico) diventa l'unico vero alleato. Agisce convertendo il ferro vegetale (Fe 3+) nella sua forma ferrosa (Fe 2+), l'unica che l'intestino riesce a captare. Senza l'ambiente acido creato dalla vitamina C, gran parte del ferro vegetale che ingerite viene semplicemente eliminato.

19/04/2026

Molti pensano che per ottenere risultati serva fare sempre di più. Ma nella fisiologia dell'allenamento, il segreto non è fare il massimo possibile, ma il massimo recuperabile.

Per programmare con successo l'allenamento, dobbiamo muoverci tra quattro soglie dinamiche:

- MV (Maintenance Volume): Il minimo per non perdere i muscoli costruiti (utile in periodi di alto stress).

- MEV (Minimum Effective Volume): Il punto di partenza per innescare una crescita.

- MAV (Maximum Adaptive Volume): Lo sweet spot in cui ottieni i massimi guadagni.

- MRV (Maximum Recoverable Volume): Il tuo limite massimo. Oltre questo, non costruisci: rischi l'infortunio.

Un errore comune è contare le serie senza considerare lo sforzo. Il volume varia in base all’intensità. Se porti ogni serie a cedimento (RPE 10), il tuo MRV si abbassa drasticamente. Non puoi tollerare lo stesso volume di un allenamento con "buffer" (ripetizioni di riserva).

Portare tutto al limite riduce la capacità di allenarsi con la frequenza necessaria, satura il sistema nervoso ma al contrario, serie intense riducono il numero di set necessari (MEV) per vedere risultati.

In generale meglio non accumulare "volume spazzatura". Più le serie sono intense, meno ne servono. Il segreto di una ricomposizione corporea efficace, è trovare la dose minima di lavoro che garantisce la massima progressione.

Per esperienza dipende molto dal soggetto, dal suo genotipo e dall'esperienza, ad ognuno il suo volume individuale.

Uno studio del 2023 (Trommelen et al.)  ha dimostrato che consumare 100g di proteine in una volta sola attiva una rispos...
18/04/2026

Uno studio del 2023 (Trommelen et al.) ha dimostrato che consumare 100g di proteine in una volta sola attiva una risposta anabolica che dura più di 12 ore. La fine dell'era delle 20-30g di proteine a pasto. L'intestino non "butta via" l'eccedenza, semplicemente modula la velocità di assorbimento per nutrire i tessuti nel tempo.
Meno paranoie sul timing e piu sul fabbisogno giornaliero, aldila' della distribuzione.

Troppe donne vivono la diagnosi di PCOS come una condanna genetica o un problema confinato esclusivamente all'apparato r...
15/04/2026

Troppe donne vivono la diagnosi di PCOS come una condanna genetica o un problema confinato esclusivamente all'apparato riproduttivo. Questa visione parziale spinge spesso verso soluzioni estreme, diete da fame o eliminazione totale dei carboidrati, per non parlare di altre follie che non mi sento neanche di citare. Il tutto tralasciando completamente i pilastri biochimici della patologia.

La PCOS è, nella maggior parte dei casi, una manifestazione di iperinsulinemia e resistenza insulinica. L'eccesso di insulina stimola le ovaie a produrre androgeni, bloccando la maturazione dei follicoli e innescando il tipico quadro clinico.

Ma c'è un aspetto che raramente viene menzionato: nella mia esperienza professionale, le donne con PCOS sono tra le più forti che io abbia mai seguito in sala pesi. Questo profilo ormonale, se gestito e canalizzato correttamente, diventa un vantaggio atletico straordinario.

La chiave è smettere di combattere contro il proprio corpo e iniziare a sfruttare questa predisposizione. L'allenamento contro resistenze non serve a 'bruciare calorie', ma a creare nuovi recettori per il glucosio nel muscolo, migliorando la sensibilità insulinica e abbassando il carico ormonale sulle ovaie.

Sul piano nutrizionale, l'errore più comune è la restrizione calorica cronica, che spesso peggiora lo stress surrenale e la risposta ormonale. La strategia vincente si basa sulla stabilità glicemica: non è necessario eliminare i carboidrati, ma occorre gestirne il carico e la densità, abbinandoli sempre a quote adeguate di proteine e grassi sani per rallentare l'assorbimento degli zuccheri.

Un trucco semplice ma potente è invertire l'ordine di assunzione dei nutrienti: iniziare il pasto con fibre (verdure) e proteine permette di ridurre drasticamente il picco di insulina post-prandiale. Questo approccio non 'cura' solo il sintomo, ma agisce sulla causa radice, togliendo benzina al fuoco dell'iperandrogenismo senza la frustrazione delle diete da fame.

In conclusione, spesso, nel tentativo di gestire la PCOS, ci si perde in un labirinto di consigli contraddittori e dettagli trascurabili: l’ultimo integratore di tendenza, l'eliminazione ossessiva di singoli alimenti o protocolli di digiuno estremi.

La verità scientifica è più semplice, ma richiede più disciplina: nessuna soluzione "magica" può compensare la carenza dei pilastri fondamentali. La gestione del sonno per regolare il ritmo circadiano del cortisolo, una nutrizione basata su alimenti densi di nutrienti, il controllo dello stress e l'alternanza strategica tra fasi di deficit calorico e fasi di costruzione metabolica sono i veri motori del cambiamento. Senza una solida architettura interna fatta di abitudini e organizzazione, i dettagli rimangono solo rumore. La PCOS si vince con la costanza sui grandi numeri, non con la perfezione sui piccoli dettagli.

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Trecate
28069

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