09/06/2022
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐎𝐩𝐩𝐢𝐨
L’utilizzo dei derivati del Papaver sonniferum risale probabilmente alla preistoria, dal momento che sono state ritrovate capsule di tale fiore in reperti databili a 30.000 anni fa. Dati certi sull’impiego dell’oppio si ricavano poi dai Sumeri, i cui medici 5000 anni fa chiamavano il papavero Hul (gioia) e Gil (pianta), quindi “pianta della gioia”; furono i Sumeri a diffondere l’uso del papavero da oppio presso altri popoli, come gli Assiro-Babilonesi e gli Egiziani, e proprio in Egitto, in un antico papiro (Il libro ermetico dei medicamenti), si ritrova la prescrizione dell’oppio come sedativo. Nell’antica Grecia l’oppio trovò accaniti oppositori. Eristrato, medico a Ceo 500 anni prima di Cristo, scrisse che «l’utilizzo dell’oppio dovrebbe essere completamente abbandonato perché rende dipendenti»; Diagora di Melo, filosofo del 300 a.C., arrivò a dire che «è meglio soffrire di dolori che diventare dipendenti dall’oppio». D’altra parte il grande Ippocrate consigliava l’oppio contro numerosi mali e Asclepio di Bitinia (129-40 a.C.), il padre della teoria atomistica (intuì infatti che la materia è composta da atomi), non lesinava ai suoi pazienti sofferenti il diacodio, sciroppo a base di papavero da lui preparato. Nell’antica Roma, Galeno teneva così tanto all’oppio da affermare che «sine opio medicina claudicat» (senza l’oppio la medicina zoppica); diffuse inoltre tra i medici di Roma la teriaca, un farmaco contenente una discreta quantità di oppio inventato da Andromaco, medico personale di Nerone. Tale farmaco venne perfezionato nel tempo e utilizzato fino all’alto Medioevo e alla nascita delle prime università. San Benedetto da Norcia, nel 500, scrive nelle Regole che l’oppio è «infirmorum cura ante omnia et super omnia» e i suoi monaci amanuensi riportano le prime ricette per l’anestesia in preparazione di interventi chirurgici a base di oppio (Ypnoticum adiutorium). L’oppio diventa così il composto più presente nei rimedi contro il dolore e, in seguito, il suo uso viene ufficialmente approvato e consigliato prima dalla Scuola salernitana, successivamente dalle università.