14/06/2026
Molti di voi mi hanno chiesto un parere sulla nuova proposta di riforma della medicina territoriale e sulle Case di Comunità promosse dal Ministero della Salute.
Poiché circolano molte informazioni, spesso incomplete o contrastanti, vorrei condividere con voi il mio punto di vista personale e quello di molti colleghi medici di medicina generale.
Innanzitutto, desidero chiarire che noi medici di famiglia non siamo contrari alle riforme. Al contrario, siamo consapevoli che il sistema sanitario territoriale abbia bisogno di essere rafforzato e modernizzato per rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche.
Il problema non è il cambiamento in sé, ma il modo in cui si intende realizzarlo.
Le Case di Comunità potrebbero rappresentare una buona opportunità se fossero realmente dotate di personale e servizi adeguati. Tuttavia, oggi ci troviamo di fronte a una carenza significativa di medici, infermieri, assistenti sociali e altri professionisti sanitari. Per questo motivo molti di noi si chiedono come queste strutture possano funzionare efficacemente senza le risorse umane necessarie.
Un edificio, da solo, non è sufficiente a migliorare l'assistenza. Per garantire cure di qualità servono professionisti, organizzazione e investimenti concreti sul territorio.
Esistono esempi internazionali di strutture territoriali che hanno funzionato bene, come alcuni poliambulatori presenti nei Paesi del Nord Europa e, in passato, anche nell'ex Unione Sovietica. In queste realtà erano presenti nello stesso luogo medici di famiglia, specialisti, laboratori di analisi, servizi diagnostici e personale infermieristico. Tuttavia tali modelli erano stati progettati e sviluppati nel corso di molti anni, con personale dedicato e un'organizzazione precisa.
In Italia, invece, si cerca oggi di costruire una nuova rete territoriale partendo da una situazione di forte carenza di personale. Questo rende l'attuazione della riforma particolarmente complessa.
È importante ricordare che il Servizio Sanitario Nazionale è nato nel 1978. All'epoca i medici di famiglia e i pediatri furono inseriti nel sistema come professionisti convenzionati, ma negli anni non si è sviluppata in misura sufficiente tutta la rete di supporto territoriale necessaria. Nel frattempo la società è cambiata profondamente: la popolazione anziana è aumentata in modo significativo, le malattie croniche sono molto più frequenti e le famiglie hanno meno possibilità di assistere direttamente i propri cari rispetto al passato.
Per questo motivo molti medici ritengono che la priorità non debba essere soltanto modificare il rapporto di lavoro dei medici di famiglia, ma soprattutto investire nell'assistenza territoriale, aumentando il numero di professionisti, migliorando l'organizzazione dei servizi e garantendo una presa in carico efficace dei pazienti più fragili.
Il nostro obiettivo non è difendere privilegi o opporci al cambiamento. Il nostro obiettivo è garantire ai cittadini un'assistenza territoriale efficiente, accessibile e realmente capace di rispondere ai bisogni della popolazione.