22/02/2023
In un brillante studio pubblicato proprio agli inizi di questo mese, è stato dimostrato come l’utilizzo di un batterio commensale (presente nel microbiota umano) chiamato Lactobacillus Reuteri (Figura 2) in modelli murini di ASD, possa ristabilire i deficit sociali caratteristici del disturbo.
Figura 2: Lactobacillus Reuteri, batterio commensale presente nel nostro microbioma.
COME? Per prima cosa è stato dimostrato, da studi sul microbioma, come questi modelli presentassero una differenza significativa in termini di comunità batteriche e non di composizione batterica e che in particolare presentassero rispetto ai controlli una riduzione del batterio protagonista dello studio. Da qui la loro idea: aggiungere nell’acqua dei topi, ogni giorno per 4 settimane, il batterio. Dopo il tempo prestabilito, è stato evidenziato, tramite studi specifici di comportamento, come questi topi avessero un miglioramento nell’interazione sociale, simile ai controlli.
Come è possibile che un batterio possa fare tutto ciò? Tramite il NERVO VAGO. Esattamente. È ormai nota l’esistenza di un asse intestino-microbiota-cervello utilizzata dai batteri per trasmettere informazioni al Sistema Nervoso Centrale (CNS), tramite la circolazione o il nervo vago. Perché proprio quest’ultimo è stato preso in considerazione?
Le fibre del nervo vago proiettano in una regione cerebrale definita Nucleo Paraventricolare (PVN) deputata alla produzione di ossitocina indotta dalla colonizzazione dei batteri, i neuroni del PVN a loro volta sono in comunicazione con una seconda area cerebrale chiamata area tegmentale ventrale (VTA) coinvolta nel comportamento sociale.
Fisiologicamente l’ossitocina, tra le tante funzioni, ha il compito di attivare i neuroni del VTA influenzando i comportamenti e l’interazione sociali. È stato dimostrato come L. reuteri sia in grado di incrementare la produzione di ossitocina e quindi ristabilire un adeguato comportamento nel topo, incrementando oltretutto la plasticità sinaptica (capacità del sistema nervoso di modificare l’intensità delle relazioni interneurali, di instaurarne di nuove e di eliminarne alcune) di queste aree.
Una scoperta davvero interessante, che inizia a fare luce su nuove strade da seguire per questa patologia che purtroppo continua incessantemente a colpire. L’ “errore” che veniva commesso in precedenza era ipotizzare che questo potesse essere un disturbo solo collegato a livello cerebrale, ma la scienza non è a compartimenti stagni, l’organismo umano può essere rappresentato come una f***a rete di intrecci, nodi, comunicazioni elettriche e check point, fino ad oggi, tramite la ricerca, si è arrivati a conoscerne solo alcuni piccoli collegamenti ed interruttori ma il viaggio dentro questo circuito è ancora davvero lungo e giorno per giorno sempre più sorprendente, basti pensare a questo batterio, un minuscolo esserino in grado di fare GRANDI COSE.
è nota ormai l'esistenza di un asse microbiota-sistema nervoso coinvolta in molti processi fisiologici e purtroppo anche patologici, tra questi, uno studio del 2019 ha riscontrato anche il disturbo dello spettro autistico.