RicercaYoga

RicercaYoga CAROLA RIPAMONTI
Insegnante di Yoga

Con Adbhuta rasa affiniamo le nostre qualità ricettive:non è ricercare ma lasciarci attraversare.Come un cancello che si...
21/05/2026

Con Adbhuta rasa affiniamo le nostre qualità ricettive:
non è ricercare
ma lasciarci attraversare.

Come un cancello che si apre,
una soglia
tra dentro e fuori,
tra chi osserva e chi viene osservato.

Stabilire un linguaggio nuovo
con il mondo e con noi stessi
Una via che si muove
in una direzione opposta alla corrente razionale e intellettuale

La meraviglia come un profondo sospiro del cuore
che apre le porte alla connessione con ogni forma.

Ti aspetto per praticare insieme in sala e online
Per info, scrivimi
Om Shanti

Il lavoro su Adbhuta rasa, non ci richiede di andare lontano per riconoscere meraviglia. È infatti nel piccolo, nei gest...
13/05/2026

Il lavoro su Adbhuta rasa, non ci richiede di andare lontano per riconoscere meraviglia.

È infatti nel piccolo,
nei gesti,
nei particolari,
nel sentire,
che apriamo le porte alla percezione.
Ed è lì che riconosciamo ciò che già c’è,
che ci accompagna costantemente.

Quando cessa il movimento del corpo,
non si è più intenti a seguire una direzione,
a compiere un’azione,
a rivolgerci all’esterno,
ma si apre uno scenario nuovo.

Le direzioni diventano tante,
non c’è immobilità,
ma vita.
Il corpo che respira.
È non è solo aria che entra e che esce,
non è inspiro ed espiro,
è espansione e ritrazione del nostro Sé,
è Prana,
la nostra energia vitale.
Sperimentiamo la meraviglia con gesti e posizioni semplici, non abbiamo necessità di impegnare la mente nel fare, invitiamola a sentire.

Quando ci fermiamo,
cosa resta?

Adbhuta Rasa,
nel respiro,
come processo di spoliazione di tutti gli strati di noi,
per ritrovare la nostra essenzialità.
Ti aspetto per praticare insieme,
in sale e online
Per info scrivimi
Om Shanti

Una buona pratica prepara alla meraviglia. Fermarsi, portare attenzione al corpo, alle percezioni, alle sensazioni, al r...
06/05/2026

Una buona pratica prepara alla meraviglia.
Fermarsi, portare attenzione al corpo, alle percezioni, alle sensazioni, al respiro, alla mente è un lavoro di pazienza. Richiede tempo e costanza, ma improvvisamente può sorgere un’intuizione, un accorgersi, un lampo: ecco che può rivelarsi la meraviglia.
Non cercata, non voluta, ma riconosciuta.

La meraviglia non è solo intellettuale, si riflette nel corpo, si percepisce, possiamo darle spazio. Come si manifesta in noi? In quali occasioni? Cosa ci insegna?
In questo mese di maggio lavoriamo su Adbhuta Rasa, la meraviglia, per accompagnare con l’ascolto un processo di trasformazione, da distrazione a presenza da automatismo a percezione.
Ti aspetto per praticare insieme, in sala oppure online
Per informazioni, scrivimi
Om Shanti
# yogatorino

Dopo aver attraversato la gioia, che apre e alleggerisce, e l’amore, che ci mette in relazione, ci rende sensibili e acc...
04/05/2026

Dopo aver attraversato la gioia, che apre e alleggerisce, e l’amore, che ci mette in relazione, ci rende sensibili e accoglienti, arriviamo a maggio con un passaggio naturale: Adbhuta Rasa, il sapore della meraviglia.
La meraviglia non è qualcosa di straordinario, non richiede eventi speciali: nasce quando rallentiamo abbastanza da lasciarci sorprendere da ciò che è già qui. È uno sguardo più fresco, meno abituato, meno distratto.
Dove prima c’era qualcosa di “normale”, iniziamo a vedere qualcosa di nuovo. Dove pensavamo di sapere, iniziamo nuovamente ad osservare. Questo mese sarà un invito a rallentare, ad affinare lo sguardo, lasciare spazio all’imprevisto senza dare tutto per scontato.
La meraviglia nello yoga è un’invito a coltivare presenza e consapevolezza, aprire cuore e sensi a riconoscere bellezza, la bellezza del momento presente, così com’è, nella sua perfezione silenziosa.
Ti aspetto per praticare insieme
Per informazioni, scrivimi
Om Shanti

Con questa settimana concludiamo il piccolo percorso dedicato a Šṛṅgāra Rasa, il rasa dell’amore, occasione per lavorare...
27/04/2026

Con questa settimana concludiamo il piccolo percorso dedicato a Šṛṅgāra Rasa, il rasa dell’amore, occasione per lavorare su alcuni dei tanti aspetti che costituiscono questa emozione alla base della vita.
Abbiamo esplorato l’amore come movimento e relazione con noi stessi e con l’esterno, come occasione per coltivare bellezza, come capacità di includere anche ciò che non è semplice ma Šṛṅgāra è anche presenza che porta appagamento e pienezza.
La nostra pratica di oggi è iniziata con le parole di Osho:

“ L’amore non è un bisogno, ma un traboccare.

L’amore è un lusso. È abbondanza.

Significa possedere così tanta vita che non sai più cosa farne, quindi la condividi.

Significa avere nel cuore infinite melodie da cantare; che qualcuno ascolti o no è irrilevante.

Anche se nessuno ascolta, devi comunque cantare, devi danzare la tua danza.”

Un invito a percepire amore non come bisogno ma come condivisione, non un amore che possiede ma uno stato di integrità e che dona libertà totale.

Amare incondizionatamente come forma di meditazione più vera e autentica da praticare ovunque, sempre, momento dopo momento.
Ti aspetto per praticare insieme, in sala e online.
per info, scrivimi
Om Shanti

Coltivare bellezzaNel contesto dello yoga,  l’amore non è solo ciò che proviamo, ma come ci mettiamo in relazione con ci...
13/04/2026

Coltivare bellezza

Nel contesto dello yoga, l’amore non è solo ciò che proviamo, ma come ci mettiamo in relazione con ciò che c’è.�Śṛṅgāra, il rasa dell’amore, ci invita proprio ad allenare uno sguardo capace di riconoscere la bellezza, anche dove siamo abituati a non vederla.
Coltivare la bellezza non significa cercare qualcosa di straordinario, ma coltivare consapevolezza per saper riconoscere i luoghi in cui abita il respiro, il momento in cui cambia una sensazione, un momento semplice che ritrova la sua importanza.
Ogni gesto di attenzione e presenza è di per sé un gesto d’amore.
Tich Nath hanh diceva: “ Il dono più grande che possiamo fare è la nostra vera presenza”
Essere presenti è già un modo di amare.�E quando siamo presenti, la bellezza emerge, non perché il mondo cambi, ma perché cambia il nostro modo di incontrarlo.
Anche nella pratica, questo si traduce in un invito semplice: non forzare, non cercare di arrivare da qualche parte, ma predisporsi a sentire, osservare, lasciar emergere.
Coltivare la bellezza, allora, è un allenamento dello sguardo, un ritorno alla sensibilità per abitare il corpo e la vita con più delicatezza.
Śṛṅgāra, è una qualità della coscienza, quella dimensione in cui il cuore diventa capace di percepire bellezza, entrare in relazione e rimanere aperto all’esperienza. Non dipende da qualcosa di esterno ma emerge quando siamo presenti, ricettivi
Nella pratica il corpo diventa il luogo dell’amore.
Ti aspetto per praticare insieme
Per info scrivimi, link in bio
Om Shanti

Nelle ultime pratiche ci siamo lasciati accompagnare da Hāsya Rasa, il rasa del sorriso, della leggerezza, della capacit...
31/03/2026

Nelle ultime pratiche ci siamo lasciati accompagnare da Hāsya Rasa, il rasa del sorriso, della leggerezza, della capacità di sciogliere un po’ la serietà con cui a volte abitiamo noi stessi e la vita.
Hāsya ci ha insegnato che non tutto deve essere controllato, che il cuore può alleggerirsi, che possiamo stare nella pratica e nella vita con un po’ più di spazio, di respiro, di umanità.
Possiamo ora soffermarci sull’espressione più sottile e preziosa di gioia: MUDITĀ.
Mudita è una gioia diversa dall’euforia, diversa dall’entusiasmo superficiale, diversa anche dalla soddisfazione personale.
È la capacità di gioire del bene, della bellezza, della felicità, della fioritura, in noi, negli altri, nella vita stessa, senza bisogno di trattenere, senza bisogno di possedere.
E forse è proprio questa la soglia che ci prepara a Śṛṅgāra, nel tema che ci accompagnerà nel mese di aprile, l’amore.

Muditā è una delle quattro brahmavihāra “dimore divine" insieme a metta (gentilezza amorevole), karuna (compassione) e upekkha (equanimità) insegnate dal Buddha. È quella gioia che sorge spontanea nel vedere qualcun altro felice, senza invidia, senza desiderio di possesso ma come pura apertura.
Una gioia che non si consuma, che non si esaurisce, perché è infinita. La gioia per la gioia degli altri che non toglie nulla, anzi, ci fortifica.
Come possiamo coltivare muditā nella pratica?
Ti aspetto per praticare insieme
La prossima settimana inizierà il nuovo trimestre, scrivimi se vuoi iscriverti
Om Shanti

Due giorni da dedicare a noi stessi,immersi nella pratica e nella natura in pieno risveglio primaverile, nella bellissim...
27/03/2026

Due giorni da dedicare a noi stessi,
immersi nella pratica e nella natura in pieno risveglio primaverile, nella bellissima cornice delle colline del Monferrato.
Praticheremo in una bellissima sala luminosa e se il tempo è bello anche fuori, su una terrazza circondata dagli alberi in fiore.
Esploreremo il tema dei Granthi, i “nodi” interiori descritti nella tradizione dello yoga.
Granthi significa letteralmente nodo, legame, intreccio: si tratta di quei punti in cui energia, corpo, emozioni e mente si stringono, creando resistenza al fluire naturale della vita.
I Granthi li incontriamo ogni volta che sentiamo di essere bloccati, quando ripetiamo gli stessi schemi, quando l’energia non fluisce come dovrebbe, quando il respiro si accorcia o quando un’emozione sembra non voler cambiare.
La tradizione yogica ne riconosce tre principali: Brahma, Vishnu e Rudra Granthi, ognuno con le proprie caratteristiche.
Due giorni dedicati all’ascolto: attraverso il corpo, il respiro, la pratica yogica, la meditazione e momenti di riflessione proveremo a riconoscere dove l’energia si trattiene e cosa chiede per potersi muovere di nuovo, per trasformarsi in modo naturale.
I Granthi non sono ostacoli sul cammino ma soglie attraverso cui prende forma la conoscenza di sè.
18 - 19 APRILE
Da Acquaementa, a Cavagnolo
Sono rimasti solo 4 posti
per informazioni, scrivimi
m: [email protected]
t: 3393777648

ti aspetto per praticare insieme
Om Shanti

Nel piccolo percorso dedicato alla Gioia, Hasya Rasa, non poteva non esserci il concetto di Lila.Lila significa letteral...
24/03/2026

Nel piccolo percorso dedicato alla Gioia, Hasya Rasa, non poteva non esserci il concetto di Lila.
Lila significa letteralmente gioco divino. Secondo questa visione, l’universo non è creato per uno scopo rigido o utilitaristico, ma è l’espressione spontanea e gioiosa del divino, portandoci così ad una visione della vita non solo come una “missione da compiere”, ma anche come una danza, un gioco creativo.
Nel contesto dello yoga, Lila cambia completamente il modo in cui possiamo vivere la pratica, Invece di vedere gli asana come qualcosa da “fare perfettamente”, possiamo iniziare a viverli come esplorazione, con curiosità, con libertà di movimento. La pratica diventa così meno rigida, più creativa e gioiosa.
Con Lila accettiamo l’imperfezione, tutto fa parte del gioco, anche gli errori hanno un valore e le difficoltà fanno parte dell’esperienza. Riduciamo il giudizio verso noi stessi.
Gioco non significa superficialità, il gioco esiste solo nel presente, rimaniamo nel “qui ed ora”, lasciando andare il bisogno di controllo, la proiezione, i condizionamenti. Ci portiamo in una naturale forma di meditazione, presenza non significa controllo.
Lila ci insegna che la pratica non è solo disciplina ma anche: gioia, relazione, gioco divino.
Ti aspetto per praticare insieme,
Om Shanti

18/03/2026

La postura della meditazione è una postura fisica:
stiamo seduti a terra con un forte senso di radicamento,
le ginocchia toccano il pavimento, le natiche sono appoggiate,
la schiena è eretta, ma flessuosa, non rigida,
il petto è aperto al mondo, all’infinito,
le mani sono appoggiate con semplicità una sull’altra
oppure sulle ginocchia, gli occhi sono chiusi o lo sguardo
è abbassato e fuori fuoco, una vista periferica.
Ma la postura è soprattutto una postura del cuore,
senza la postura del cuore non c’è nemmeno quella del corpo
o è forzata e rigida. La postura del cuore è:
io sono qui, aperta a qualsiasi cosa sorga e mi visiti,
sono radicata a terra, sento il suo sostegno,
e insieme mi alzo verso il cielo, nello spazio, li cucio.
Il respiro è il mio alleato,
mi fa stare qui in questo momento che fugge,
nel presente che non è un tempo,
sono seduta come un gatto, pronto a lanciarsi nel mondo
se necessario. Sono seduta per conoscere,
non per fuggire in un mondo solo interno,
in un oltre. Sono seduta perché tutto brucia
di illusione e di incantamento e ora so
che non voglio piú essere incantata, che voglio svegliarmi.
Sono seduta e seguo umilmente e con pazienza il respiro
perché so che pensare non dà soluzioni, solo aggiunge
nuove narrazioni all’autonarrazione
e la narrazione non è la vita. La voce dell’autonarrazione
non è nostra, è convenzionale, antenata,
è strategia di sopravvivenza. La postura è esporsi all’essere. Dunque, sedersi in meditazione,
accogliere in silenzio il respiro, conoscere senza pensare,
è un gesto politico. Ha una portata collettiva indelebile,
mi trasforma e con me trasforma tutto il mondo
attraverso il cambiamento del mio atteggiamento
verso ogni fenomeno con cui entro in contatto,
non solo mentre medito, la meditazione formale
non è che una palestra, un laboratorio,
ma sempre e ovunque, nella vita quotidiana
che è l’unica che c’è.

Chandra Candiani da 'Il silenzio è cosa viva.' Einaudi

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Turin
10129

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