27/07/2026
I raggi UV non smettono di essere cancerogeni perché qualcuno lo dice sui social. E le creme solari non diventano cancerogene perché qualcuno lo afferma davanti a una telecamera.
Oggi mi avete inviato un contenuto secondo cui le creme solari sarebbero inutili o addirittura aumenterebbero il rischio di melanoma e che il sole non favorirebbe i tumori della pelle.
Capisco la confusione: vengono citati studi scientifici, ma citare uno studio non significa interpretarlo correttamente.
La comunità scientifica concorda su un punto: le radiazioni UV sono un cancerogeno certo per l’uomo. La IARC le classifica nel Gruppo 1 e stima che oltre l’80% dei melanomi sia attribuibile all’esposizione ai raggi UV.
Allora perché uno studio osservazionale sembra mostrare più melanomi tra chi usa la crema? Perché associazione non significa causalità.
Chi usa la crema appartiene spesso, già in partenza, a una popolazione più a rischio: pelle chiara, numerosi nevi, maggiore esposizione al sole, precedenti scottature. Questo si chiama confondimento per indicazione.
Esiste poi la risk compensation: sentirsi protetti può portare alcune persone a esporsi più a lungo. Ad aumentare il rischio non è la crema, ma il tempo trascorso sotto i raggi UV.
Per questo le creme solari restano uno degli strumenti raccomandati dalle principali società scientifiche, insieme a cappello, indumenti protettivi, ombra ed evitare le ore centrali della giornata.
Il sole è importante per il ritmo circadiano, il benessere psicologico e contribuisce alla sintesi della vitamina D. Ma questi benefici non richiedono esposizioni prolungate né scottature e non eliminano il danno che i raggi UV provocano al DNA delle cellule della pelle.
La disinformazione diventa un problema di salute pubblica quando induce comportamenti rischiosi: meno protezione, più esposizione, più scottature, soprattutto nei bambini, uno dei principali fattori di rischio per il melanoma.
Chi comunica salute ha una responsabilità enorme.
Il problema non è quante visualizzazioni fa un’opinione sbagliata, ma le conseguenze che produce quando viene scambiata per evidenza scientifica.
E quel prezzo lo pagano le persone.