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Re-mind Centro specializzato nel trattamento dei disturbi d'ansia

L’ansia scolastica non sempre viene raccontata con un semplice:“H𝘰 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘢.”undefined𝗡𝗲𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗹...
04/09/2026

L’ansia scolastica non sempre viene raccontata con un semplice:
“H𝘰 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘢.”undefined

𝗡𝗲𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗱𝗼𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶 il disagio può emergere in molti altri modi, spesso attraverso il corpo o attraverso cambiamenti nelle abitudini.

Ci sono alcuni segnali che meritano attenzione soprattutto quando si ripetono nel tempo:
- mal di pancia, nausea, mal di testa o tachicardia prima di andare a scuola;
- difficoltà ad addormentarsi o sonno disturbato;
- cambiamenti improvvisi nell’appetito;
- irritabilità o scoppi di rabbia più frequenti;
- progressivo isolamento da amici, sport e attività abituali;
- richieste continue di saltare le lezioni o tornare a casa prima;
- forte preoccupazione per verifiche, interrogazioni e risultati

Un singolo episodio non basta per parlare di ansia scolastica. Una verifica importante può agitare, così come un periodo particolarmente intenso può aumentare temporaneamente la stanchezza.
È la continuità del malessere e il suo impatto sulla quotidianità a fare la differenza.

Per questo, davanti a questi comportamenti, è importante evitare di fermarsi a “non ha voglia di studiare” o “sta facendo i capricci”.

Dietro può esserci una difficoltà che il ragazzo non riesce ancora a spiegare.

Osservare, ascoltare e provare a capire cosa sta succedendo è il primo passo per aiutarlo.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/rientro-a-scuola-quando-lansia-scolastica-si-fa-sentire/

“N𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘢.”Quante volte lo abbiamo detto e sentito dire e quante volte lo abbiamo preso come 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶...
31/08/2026

“N𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘢.”

Quante volte lo abbiamo detto e sentito dire e quante volte lo abbiamo preso come 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗿𝗶𝗰𝗰𝗶𝗼 in vista del rientro a scuola.

Ma quando 𝗹’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝗱𝗮 𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 si accompagna a mal di pancia, difficoltà a dormire, irritabilità, pianto o continue richieste di restare a casa, non ci troviamo più di fronte a un semplice capriccio e vale la pena osservare situazione più da vicino.

L’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 nei bambini e negli adolescenti non sempre viene raccontata apertamente. Spesso sono il corpo e i comportamenti a parlare.

Alcuni 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶 che possono manifestarsi sono:
- nausea, mal di testa o mal di pancia soprattutto prima di andare a scuola;
- sonno disturbato o cambiamenti nell’appetito;
- maggiore irritabilità o isolamento;
- paura intensa di verifiche, interrogazioni e voti;
- richieste frequenti di saltare le lezioni o tornare a casa prima;
- abbandono di attività che prima davano piacere.

Un singolo episodio non significa necessariamente che ci sia un problema. È soprattutto la persistenza dei segnali e il loro impatto sulla quotidianità a meritare attenzione.

Liquidare tutto con “è solo un capriccio” o “devi impegnarti di più” può rendere ancora più difficile raccontare ciò che si sta vivendo.

Meglio partire da una domanda:
“V𝘦𝘥𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘴𝘪𝘵𝘶𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘵𝘪 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦 𝘪𝘯 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘪𝘤𝘰𝘭𝘵à. 𝘝𝘶𝘰𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘳𝘮𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘰𝘤𝘤𝘶𝘱𝘢?”

Se il malessere continua nel tempo e la scuola diventa una fonte costante di sofferenza, 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗮 può aiutare a comprenderne le cause e individuare strategie più adatte.

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𝗧𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗼𝘂𝘁𝗶𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿 𝗿𝗲𝗰𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗯𝗶𝘁𝗼.Dopo un periodo di pausa è facile riempire nuovamente l...
28/08/2026

𝗧𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗼𝘂𝘁𝗶𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿 𝗿𝗲𝗰𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗯𝗶𝘁𝗼.

Dopo un periodo di pausa è facile riempire nuovamente l’agenda in pochi giorni: lavoro, scuola, sport, appuntamenti, scadenze, nuovi obiettivi.

Il rischio? P𝗮𝘀𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘇𝗲𝗿𝗼 𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼 e ritrovarsi già stanchi prima ancora di aver ripreso davvero il ritmo.

Il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno di tempo per adattarsi ai cambiamenti. Per questo può essere utile affrontare il rientro con maggiore gradualità.

Puoi iniziare da alcune piccole scelte:
- riprendere progressivamente gli orari abituali;
- evitare di concentrare troppi impegni nei primi giorni;
- mantenere durante la giornata qualche momento senza richieste o stimoli;
- stabilire priorità realistiche;
- accettare che la concentrazione e l’energia possano impiegare qualche giorno per tornare ai livelli abituali.

𝗡𝗼𝗻 è 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁à.

Il rientro può essere anche un’occasione per chiedersi: quali ritmi voglio davvero riprendere?

𝗣𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗺𝗲𝗻𝗼. Significa evitare che il ritorno alla normalità coincida automaticamente con un nuovo sovraccarico.

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Settembre si avvicina e, insieme alla ripresa di scuola, lavoro e impegni, può arrivare una sensazione difficile da spie...
26/08/2026

Settembre si avvicina e, insieme alla ripresa di scuola, lavoro e impegni, può arrivare una sensazione difficile da spiegare: la mente è già proiettata su tutto quello che ci sarà da fare, 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘁𝗺𝗼.

Il problema spesso non è il rientro in sé, ma pretendere di passare da zero a cento in pochi giorni.

Agenda piena, nuovi obiettivi, orari da ristabilire, compiti, scadenze: voler recuperare immediatamente la massima efficienza rischia di trasformare una normale fase di adattamento in sovraccarico.

Per questo il 𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗼𝘂𝘁𝗶𝗻𝗲 può essere più sostenibile se avviene con gradualità:
- riprendere gli orari un po’ alla volta;
- evitare di concentrare troppi impegni nei primi giorni;
- mantenere piccoli momenti di pausa;
- accettare di non essere subito al massimo della performance.

𝗥𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗼𝘂𝘁𝗶𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗮.

Può essere anche l’occasione per capire quali ritmi vogliamo davvero riprendere e quali, invece, possiamo provare a cambiare,

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Chi vive l’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 spesso sa, razionalmente, che gli altri probabilmente non stanno osservando ogni dettaglio. Epp...
21/08/2026

Chi vive l’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 spesso sa, razionalmente, che gli altri probabilmente non stanno osservando ogni dettaglio. Eppure il corpo reagisce comunque. La mente continua a prevedere il peggio. La tensione resta alta.

Per questo sentirsi dire “non pensarci”, oppure, “buttati e basta”, raramente aiuta davvero.

Il punto non è forzarsi. 𝗜𝗹 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 è 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗼𝗹𝗼: pensieri, paura, evitamento, controllo. E iniziare, poco alla volta, a ridurre ciò che mantiene il problema.
Superare l’ansia sociale non significa diventare perfetti, sicuri o sempre brillanti.

Significa 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝘀𝗶 𝗽𝗶ù 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗲, senza restare bloccati dalla paura del giudizio.

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https://centroremind.it/ansia-sociale-quando-il-giudizio-degli-altri-blocca

17/08/2026

L’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 non si manifesta solo con il desiderio di evitare le situazioni. Spesso coinvolge anche il corpo.

Tra 𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗽𝗶ù 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻i ci possono essere: rossore, tremore, sudorazione, battito accelerato, tensione muscolare, nodo allo stomaco, difficoltà a parlare in modo naturale.

A volte la parte più faticosa arriva anche dopo. 𝗟𝗮 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗶𝘀𝗰𝗲, 𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗮 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮:
“Ho detto qualcosa di sbagliato?”
“Si saranno accorti del mio disagio?”
“Ho fatto una br**ta impressione?”

Questo controllo continuo può diventare molto stancante. Per questo 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 è 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲: aiuta a capire che non è “solo una sensazione”, ma un’esperienza che può essere compresa e affrontata.

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A volte non è la situazione in sé a fare paura, ma 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮.“E se mi blocco?” “E se arro...
14/08/2026

A volte non è la situazione in sé a fare paura, ma 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮.

“E se mi blocco?” “E se arrossisco?” “E se si vede che sono agitato?” “E se pensano che sono strano?”

Nell’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, il problema spesso inizia ancora prima che la situazione accada.
La mente anticipa il peggio e il corpo si prepara come se fosse davanti a un pericolo reale.

Così, anche un gesto normale — una conversazione, una cena, una riunione, un incontro — può sembrare enorme.

Non perché tu sia fragile.
Ma perché, in quel momento, 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝘃𝗶𝘀𝘀𝘂𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮.

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Ci sono situazioni che, da fuori, sembrano semplici: parlare in gruppo, entrare in una stanza, fare una telefonata, dire...
12/08/2026

Ci sono situazioni che, da fuori, sembrano semplici: parlare in gruppo, entrare in una stanza, fare una telefonata, dire la propria opinione.

Ma per chi vive l’𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, tutto questo può diventare molto più difficile del previsto.
Non si tratta solo di timidezza.
L’ansia sociale è spesso la paura intensa di essere osservati, giudicati, criticati o di fare una br**ta figura.

Quando questa paura cresce, può iniziare a 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗮: relazioni, studio, lavoro, uscite, occasioni.

𝗥𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 è 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲: non per etichettarsi, ma per capire meglio cosa sta succedendo e da dove ripartire.

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Quando 𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗼𝗻𝗻𝗶𝗮 si incontrano, possono alimentarsi a vicenda.Ti giri e ti rigiri. Inizi a preoccuparti per le co...
10/08/2026

Quando 𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗼𝗻𝗻𝗶𝗮 si incontrano, possono alimentarsi a vicenda.

Ti giri e ti rigiri. Inizi a preoccuparti per le conseguenze della notte, aumentano tensione e controllo e diventa ancora più difficile lasciarsi andare al sonno.

In questi casi, 𝘀𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗿𝗺𝗶𝗿𝗲 𝗿𝗮𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗮. Può essere più utile ridurre ciò che mantiene attivo il problema: controllare continuamente l’ora, restare a letto a combattere con i pensieri, cambiare ogni sera strategia o interpretare una notte difficile come una catastrofe.

Costruire una semplice routine, ridurre gli stimoli prima di dormire (come ad esempio gli schermi) e uno spazio diverso dal letto in cui annotare pensieri e preoccupazioni possono rappresentare primi passi utili.

Quando le difficoltà durano da settimane o addirittura mesi, però, è importante 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝗱𝗼.

Un 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼-𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 può aiutare a lavorare sui pensieri, sulle abitudini e sull’ansia anticipatoria legata alla notte.

Non devi aspettare che il problema diventi ingestibile per chiedere un primo orientamento.

Leggi l’articolo nel nostro blog:
https://centroremind.it/insonnia-e-ansia-perch-la-mente-resta-accesa-quando-vorresti-dormire/

𝗥𝘂𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗿𝗮𝗹𝗲: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗳𝗶𝗻𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗺𝗮𝗶La giornata è terminata, ma nella tua testa, invece, è come se non f...
05/08/2026

𝗥𝘂𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗿𝗮𝗹𝗲: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗳𝗶𝗻𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗺𝗮𝗶

La giornata è terminata, ma nella tua testa, invece, è come se non fosse ancora finita.

𝗥𝗶𝗽𝗲𝗻𝘀𝗶 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗿𝗮𝘀𝗲 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗲, immagini cosa avresti potuto rispondere, analizzi un errore o ricostruisci più volte una situazione senza riuscire a lasciarla andare.

È la 𝗿𝘂𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗿𝗮𝗹𝗲: un flusso di pensieri ripetitivi che ti dà l’illusione di aiutarti a trovare una soluzione, ma che spesso finisce per prolungare lo stress e tenerti sveglio.

Riflettere può essere utile quando porta a una decisione o a una nuova comprensione. La ruminazione, invece, 𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗮 𝗿𝗶𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗿𝘁𝗶 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼, consumando energie senza produrre risposte reali.

Il primo passo non è accorgerti che sei entrato in quel circuito e iniziare a c𝗿𝗲𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝘁𝗲 𝗲 𝗰𝗶ò 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗮 𝗿𝗶𝗽𝗲𝘁𝗲𝗿𝗲.

Dietro quel rumore possono esserci preoccupazioni, bisogno di controllo o emozioni rimaste senza spazio durante il giorno.

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Indirizzo

Via Sant'Antonino 11
Turin
10139

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Martedì 08:00 - 20:00
Mercoledì 08:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 20:00
Venerdì 08:00 - 20:00
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