03/07/2026
La PMOS, fino a pochi mesi fa conosciuta come PCOS, sta entrando in una fase nuova.
NICE, il National Institute for Health and Care Excellence, è l’ente britannico che produce raccomandazioni cliniche per orientare diagnosi, trattamento e organizzazione delle cure. A luglio 2026 ha pubblicato una bozza di consultazione dedicata alla Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome, adattando le linee guida internazionali Monash 2023 e aggiungendo raccomandazioni specifiche per il contesto clinico del Regno Unito.
Il punto più interessante è il cambio di prospettiva.
Le nuove raccomandazioni descrivono la PMOS come una condizione endocrino-metabolica complessa, da seguire nel tempo, con attenzione a ciclo, iperandrogenismo, metabolismo glucidico, rischio cardiovascolare, salute mentale, sonno, endometrio, fertilità e gravidanza.
Questo significa che la PMOS non può essere ridotta all’ecografia ovarica, alla difficoltà a dimagrire, all’acne o al ciclo irregolare.
Serve una diagnosi più accurata.
Serve un follow-up annuale.
Serve una comunicazione più attenta quando si parla di peso, corpo, fertilità e sintomi androgenici.
Serve una presa in carico che guardi la persona (finalmente!) nel suo percorso di vita, dall’adolescenza alla ricerca di gravidanza, dalla gravidanza alla salute metabolica adulta.
Ci sono anche indicazioni pratiche molto forti: maggiore prudenza nella diagnosi adolescenziale, uso più ragionato di ecografia e AMH, attenzione alla protezione endometriale nei cicli molto lunghi, letrozolo come prima linea nell’infertilità anovulatoria, metformina valorizzata per alcuni aspetti metabolici e inositolo ridimensionato nelle aspettative cliniche.
Per me il messaggio centrale è questo: il nuovo nome PMOS ha senso solo se porta a una cura più integrata, più precisa e più rispettosa.
Cambiare nome è un passaggio.
Cambiare il modo in cui i medici diagnosticano, ascoltano e seguono le pazienti è il vero obiettivo.