Luisa Fornasiero

Luisa Fornasiero Creatrice del metodo REAL™ – Riequilibrio Energetico Algoritmo Life.
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🎤 Luisa Fornasiero
Coach del Benessere | Creatrice del metodo REAL®
✨ Aiuto le donne a ritrovare equilibrio, autenticità e forza interiore
📍 Udine & Online | 💌 Consulenze personalizzate Guido le persone a ritrovare equilibrio e benessere attraverso parole, frequenze e consapevolezza.

È in arrivo. 🏁Preparatevi a un impatto ad alta intensità.500 pagine da vivere, studiare, consultare e sperimentare 😎Un v...
08/06/2026

È in arrivo. 🏁

Preparatevi a un impatto ad alta intensità.
500 pagine da vivere, studiare, consultare e sperimentare 😎

Un viaggio nel potere della parola, dell'ascolto e della trasformazione interiore.

Ancora pochi giorni e "Algoritmi della Parola" sarà finalmente su Amazon e in tutti gli altri negozi online come Il giardino dei libri, Libreria Universitaria, Feltrinelli, dal tuo libraio di fiducia e molti altri. 😉





 Ciao Luisa! Ho seguito i due workshop sugli algoritmi (base e avanzato) e sto provando ad esercitarmi, a tratti in mani...
07/06/2026



Ciao Luisa!
Ho seguito i due workshop sugli algoritmi (base e avanzato) e sto provando ad esercitarmi, a tratti in maniera più costante, a tratti il modo più diluito...
Sento che è una modalità di affrontare gli squilibri del proprio corpo che mi convince, anche se di rado sono riuscita ad avere risposte chiare dal corpo... ma penso di aver bisogno di continuare con fiducia!

Ti scrivo perché ho parlato con mio figlio e mi piacerebbe che facesse qualche sessione individuale con te per un problema. Lui degli algoritmi sa quel poco che gli ho raccontato io, e attraverso anche qualche video di YouTube.

Mio figlio ha uno stato di ansia, che fa parte di lui dall'adolescenza, ma che in questo periodo è molto acutizzato per via di un lavoro che lo preoccupa...
Ha momenti di ansia, anche con sveglie notturne, pensieri ossessivi, in questo periodo anche frequenti e prolungati.
Nella sua preoccupazione si è rivolto a una psichiatra e sta prendendo credo qualche farmaco. Fammi sapere cosa posso consigliargli.

Dopo alcune riflessioni le inoltro degli algoritmi dal mio canale YouTube: super algoritmo Sonno Ristoratore, super algoritmo Conflitti interiori 2 e la meditazione del Qui ed ora.

Circa un mese dopo arriva la risposta.

Buongiorno Luisa!
Sono stata qualche giorno a casa di mio figlio, abbiamo fatto insieme un algoritmo alla sera e uno al mattino. E ora lui sta continuando a ripeterseli da solo, ne sente beneficio, se non altro anche solo come un momento che lo aiuta nel recuperare ritmi di vita quotidiana più equilibrati.

Ho scelto per lui alla sera l'algoritmo tre fasi anse e timori, modificato nella parte centrale in maniera più adeguata ai suoi sintomi e all'azione notturna.
Sono rimasta molto stupita del fatto che Giovanni ha subito sentito una risposta nel corpo! Cosa che io invece da tanto tempo che pratico algoritmi fatico davvero sentire!

Per il mattino invece ho scelto per lui il super algoritmo conflitti interiori 2.

In questi giorni sta meglio. Sono certo che gli algoritmi stiano facendo il loro effetto!

Per quanto riguarda la terapia ora lui vuole concentrarsi sul farmaco che gli ha suggerito lo psichiatra, e il suo incontro con una psicologa dalla quale aveva già cominciato - purtroppo io lo considero tempo inutile e forse dannoso, ma credo sia necessario che abbia fiducia in qualcosa!
Confido che cercherà di liberarsene in fretta e poi gli proporrò nuovamente di cominciare le sessioni individuali con te.

Grazie di leggermi!
Eventualmente scrivimi un commento sul tipo di algoritmi che che ho scelto per lui...
Questo è l'algoritmo tre fasi serale come lo abbiamo modificato.

Parte del cervello responsabile di ansia e timori, sei disposta a comunicare ora con me a livello cosciente?
Mandami un segnale nel corpo.

Attendo il segnale.

Ti assumi la responsabilità di sciogliere i pensieri che generano paura, ansia e preoccupazione e bloccare i pensieri ossessivi, affinché io possa riposare serenamente fino alla sveglia di domattina?
Mandami un segnale nel corpo.

Attendo il segnale.

Grazie grazie grazie!
Vai avanti e procedi!

Il riposo notturno è andato molto meglio in questi giorni da quando facciamo questo algoritmo. Non si è quasi più svegliato alle 5 di mattina, come di solito gli capitava, con i pensieri ansiosi!

Trovo questa testimonianza interessante per diversi motivi. Innanzitutto perché ci ricorda che gli algoritmi possono essere utilizzati come supporto quotidiano anche da persone che si avvicinano per la prima volta a questo modo di lavorare. E poi, che questa mamma abbia scelto di rispettare il percorso del figlio, senza contrapporre gli algoritmi ad altri professionisti o ad altre modalità di aiuto.

Ogni persona ha i propri tempi e ha il diritto di scegliere gli strumenti che sente più adatti al proprio momento di vita.

Gli algoritmi, a mio avviso, possono rappresentare una risorsa preziosa proprio perché insegnano ad ascoltarsi, a dialogare con il proprio corpo e a ritagliarsi ogni giorno uno spazio di presenza e consapevolezza.

04/06/2026

Fino a che punto posso stare bene se continuo a vivere in guerra con il mio corpo?
Scoprilo con me nel laboratorio di Riequilibrio e Consapevolezza Femminile, sabato 13 giugno, ore 9:30 su Zoom.

Un incontro dedicato all'immagine, al colore, alla presenza e al rapporto con noi stesse.

Info e iscrizioni: https://luisafornasiero.it/riequilibrio-consapevolezza-femminile/

03/06/2026

Fino a che età una donna ha il diritto di piacersi?
Scoprilo con me nel laboratorio di Consapevolezza Femminile, sabato 13 giugno, ore 9:30 su Zoom. Un incontro dedicato all'immagine, al colore, alla presenza e al rapporto con noi stesse.

Info e iscrizioni: https://luisafornasiero.it/riequilibrio-consapevolezza-femminile/

Cosa significa davvero consapevolezza femminile?Per rispondere devo tornare indietro a quando ero bambina.Sono cresciuta...
03/06/2026

Cosa significa davvero consapevolezza femminile?

Per rispondere devo tornare indietro a quando ero bambina.

Sono cresciuta nella tipica famiglia in cui le figlie vengono emotivamente “bastonate” con la convinzione che questo le avrebbe protette dal mondo.

Ricordo che quando mi guardavo allo specchio cercavo tutti i difetti fisici che elencava mia madre, ma vedevo solo una bambina piena di luce e bellezza.

Un potenziale che non riuscivo a spiegare a parole, ma che sentivo dentro di me chiaramente.

E desideravo con tutta me stessa che anche gli altri riuscissero a vederlo!

Crescendo ho scoperto gli strumenti per esprimere la mia bellezza.

Ho studiato e poi messo in pratica ciò che avevo studiato.

In trent’anni ho accompagnato donne di ogni età a sentirsi più sicure, più presenti, più in armonia con il proprio corpo e la propria immagine.

Ma ognuna di queste donne aveva il suo carico emotivo e psicologico.

Arrivavano dopo un lutto.

Una separazione.

Un tradimento.

Una malattia.

Una crisi profonda.

Pensavano di voler migliorare la propria immagine, in realtà stavano cercando di recuperare fiducia, presenza e identità.

Poi, un giorno, mi sono ritrovata a vivere le loro stesse esperienze.

Ho affrontato interventi chirurgici importanti.

Una menopausa arrivata prima del tempo.

Un tumore al seno.

Le terapie pesanti.

La stanchezza.

Le giornate difficili.

Quel senso di estraneità che nasce quando il corpo cambia e sembra non appartenerti più.

Quando ti guardi allo specchio e fai fatica a riconoscerti.

Il corpo che fa male e tu che ti chiedi: dov’è finita la donna che conoscevo?

Ma la bellezza non nasce dalla perfezione.

La bellezza nasce dal rapporto che abbiamo con noi stesse.

Oggi, a sessant’anni, il mio corpo è diverso da quello di vent'anni fa.

È diverso perfino da quello di due anni fa!

Eppure, ho imparato a guardarlo con amore e gratitudine.

Continuo a cercare la sua luce, a sentirmi bene quando mi riconosco nello specchio.

Non per piacere a qualcuno, per piacere a me stessa.

Per sentirmi a casa nella mia pelle.

Questa è consapevolezza femminile: continuare a riconoscere la propria luce anche quando la vita cambia. Quando il corpo cambia.
Quando cambiano i ruoli, le relazioni, le abitudini e le certezze.

Ed è da questa esperienza che nasce il desiderio di condividere con altre donne uno spazio diverso.

Un laboratorio esperienziale online su Zoom dedicato alla nostra immagine e al diritto di continuare a piacersi.

Perché sentirsi belle non è una questione di età ma di relazione con se stesse.

FINO A CHE ETA’ SENTIRSI BELLE?

Sabato 13 giugno ore 9:30

Parleremo di colore nel volto, nei capelli e negli abiti, dell'energia del colore e di cosa significa fare una buona prima impressione. Insieme esploreremo alcune convinzioni legate all'età, alla bellezza e alla femminilità che spesso ci portano, senza accorgercene, a rinunciare a una parte di noi.

La sessione verrà registrata e resa disponibile successivamente all'interno di un gruppo Telegram dedicato, permettendo a ogni partecipante di rivedere o riascoltare l'incontro nei giorni successivi.

Qui trovi tutte le informazioni:
https://luisafornasiero.it/riequilibrio-consapevolezza-femminile/

Se ti riconosci in queste parole, sarò felice di incontrarti sabato mattina.

Nel post precedente vi ho raccontato come negli ultimi anni abbia iniziato a osservare gli algoritmi non solo per gli ef...
02/06/2026

Nel post precedente vi ho raccontato come negli ultimi anni abbia iniziato a osservare gli algoritmi non solo per gli effetti che producono ma soprattutto per le parole che li compongono.

Bene, ora vi propongo un piccolo esperimento su questo Algoritmo a 3 fasi di Elia Tropeano "Problema più importante" che potete ascoltare in versione audio cliccando sul video.

Voglio farvi passare dall'uso dello strumento all'osservazione di cosa "attiva" lo strumento. Perché questo secondo me è il passaggio da semplice "uso" a consapevolezza dello strumento.

Parte responsabile del problema più importante della mia vita, sei disposta a comunicare con me?

Parte responsabile del problema più importante della mia vita, ti assumi la responsabilità di risolverlo?

Vai avanti e risolvilo.

Grazie.

Osservate la sua struttura: perché dice "problema più importante" e non semplicemente "problema"?

Perché chiede se una parte è disposta a comunicare invece di dare semplicemente un ordine?

Perché parlare di responsabilità e non di capacità?

Perché iniziare con due domande e terminare con un comando?

E perché chiudere con la parola "grazie"?

La parola dentro ogni algoritmo apre possibilità diverse:

- il verbo orienta l'attenzione in una direzione specifica

- la domanda attiva una ricerca interiore.

Perché è stato costruito proprio così?

https://youtu.be/7rQjaw0M6dI?si=1oY_GvW9UnsTIgFN

E dopo aver risposto a queste domande credo ne arriverà una ulteriore: come usare questo modello?

Dipende da come lo guardiamo.

Dal punto di vista della struttura linguistica questo algoritmo è probabilmente uno dei più universali che Elia abbia costruito, proprio perché è estremamente aspecifico. Lascia al sistema la massima libertà di individuare dove interve**re.

Non chiede di lavorare su un problema specifico perché questo viene scelto dal sistema e non dalla mente cosciente.

Potrebbe essere utilizzato quando una persona si sente bloccata ma non sa dove interve**re; ha troppi problemi e non sa da quale partire; percepisce che c'è qualcosa di importante da risolvere ma non riesce a identificarlo; tende ad analizzare tutto e ha bisogno di affidare la scelta a un livello più profondo.

È quasi un algoritmo di priorità: "Trova tu ciò che è più importante in questo momento."

Poi c'è un'altra lettura ancora più interessante. La formula non dice: "problema più urgente" ma "problema più importante."

Una paura profonda può essere importante.

Un conflitto relazionale può essere importante.

Una convinzione limitante può essere importante.

Quindi l'algoritmo non è orientato ai sintomi, come i classici algoritmi a 3 fasi, ma alla radice.

Come fosse uno strumento quotidiano di manutenzione e ascolto.

C'è poi una terza possibilità che mi piace molto: utilizzarlo nei periodi di transizione, ovvero in tutti quei momenti in cui la persona non ha un unico problema ma una riorganizzazione complessiva in corso.

Se sei disposto a lasciare che emerga ciò che è veramente importante, ti consiglio di ripeterlo ogni giorno e osservare cosa esce dal cilindro. 😉

🔍 MI TROVI QUIWebsite: www.luisafornasiero.itFacebook: https://w...

Non ha importanza ciò che fai o quanto tempo impiegherai, l'importante è che tu faccia un lavoro perfetto.Per chi utiliz...
02/06/2026

Non ha importanza ciò che fai o quanto tempo impiegherai, l'importante è che tu faccia un lavoro perfetto.

Per chi utilizza gli algoritmi, probabilmente questa frase è familiare.

Per molto tempo l'ho ascoltata, pronunciata e utilizzata nei super algoritmi senza soffermarmi troppo sulla sua struttura.

Poi ho iniziato a osservare le parole: perché proprio quella frase?
Perché non dire semplicemente: risolvi questo problema, oppure, guarisci questa situazione?

Le parole che utilizziamo parlando con noi stessi hanno un peso.

Alcune creano tensione, altre aprono possibilità.

In questa frase, ad esempio, c'è un messaggio molto particolare:

non importa come arriverai alla soluzione e quanto tempo servirà.
Trova il modo migliore e procedi.

È una frase che sposta l'attenzione dal controllo al processo.

E più studio il linguaggio, più mi accorgo che spesso il cambiamento inizia proprio da una parola, un verbo, da un tempo verbale.

Negli ultimi anni ho visto non solo gli effetti degli algoritmi, ma anche ciò che li compone: il linguaggio.

Perché le parole che scegliamo ogni giorno influenzano il modo in cui percepiamo il corpo, le emozioni, i problemi, le possibilità e persino noi stessi.

Prendiamo i verbi, ad esempio.

Il cervello reagisce in modo diverso a seconda del tempo verbale che utilizziamo.

Non è la stessa cosa dire: sto ritrovando equilibrio, da, ritroverò equilibrio.

E' diverso dire: quando avrai raggiunto il tuo obiettivo... da, se riuscirai a raggiungere il tuo obiettivo...

Una sola parola può cambiare il modo in cui una situazione viene percepita, vissuta e ricordata.

Ed è proprio da questa ricerca che è nato il secondo libro che a breve uscirà:

Algoritmi della Parola.

Perché a volte basta cambiare una frase per iniziare a cambiare la propria vita.

Luisa, che fine fanno i dati che ti lascio quando mi iscrivo a un evento?È una domanda legittima e credo sia giusto risp...
02/06/2026

Luisa, che fine fanno i dati che ti lascio quando mi iscrivo a un evento?

È una domanda legittima e credo sia giusto rispondere con chiarezza. Quando compili un modulo sul mio sito, trovi sempre l'informativa privacy e la richiesta di consenso al trattamento dei dati.

So che quasi nessuno la legge davvero, ma è lì proprio per spiegare come vengono utilizzate le informazioni che mi affidi.

I tuoi dati servono per gestire le iscrizioni, organizzare i servizi richiesti, adempiere agli obblighi amministrativi e fiscali e, se hai dato il consenso, ricevere le comunicazioni relative alle attività che svolgo.

La differenza rispetto a molte realtà più grandi è che dietro tutto questo ci sono semplicemente io.

Nessun call center, nessun ufficio marketing, nessuna struttura commerciale che acquista e vende banche dati.

Ci sono io che preparo gli eventi, scrivo le newsletter, creo nuovi strumenti, rispondo ai messaggi e seguo le persone che scelgono di lavorare con me.

Per questo considero la fiducia una responsabilità.

Le storie personali che mi vengono affidate e i dati che ricevo meritano lo stesso rispetto: essere custoditi e utilizzati con serietà, attenzione e trasparenza.

E credo che, oggi più che mai, questo abbia valore. 😘

Chi accede al Laboratorio Esperienziale REAL® entra in un processo creativo e lavora insieme a me all'interno di quel pr...
31/05/2026

Chi accede al Laboratorio Esperienziale REAL® entra in un processo creativo e lavora insieme a me all'interno di quel processo.

Che è molto diverso dal: "Partecipo a qualcosa di gratuito."

Non è questo l'intento del laboratorio.

Il fatto che alcune attività vengano offerte gratuitamente è una mia scelta.

Scelta che nasce dal desiderio di condividere con voi una parte del percorso che porta alla nascita di nuovi algoritmi, storie, visualizzazioni guidate, nuovi strumenti ed esperienze del Metodo.

In realtà stiamo lavorando tutti.

Per comprendere il senso di questo laboratorio bisogna capire come nasce un'intuizione.

Quando arriva, raramente si presenta completa.

A volte è soltanto una presenza. La sento lì. Aleggia nella mia mente per giorni, settimane o mesi. So che c'è qualcosa, ma è ancora in una fase embrionale e non riesco a darle una forma precisa.

Altre volte la forma inizia a delinearsi, ma ancora non so come darle vita.

Può capitare che un'intuizione si materializzi nel giro di ventiquattro ore e diventi immediatamente un algoritmo o un super algoritmo pronto per essere utilizzato.

Spesso, però, il processo è molto più complesso.

Una storia può arrivare come immagine, sensazione o come frammento di racconto. Poi inizio a scriverla. La seguo. Cerco di capire dove mi sta portando e quale sia il significato profondo di quella narrazione.

Cerco di comprendere quale sarà il suo intento di riequilibrio, di trasformazione e di benessere.

Ed è chiaro che quando mi trovo immersa in un processo creativo vivo nel caos più completo.

Chi crea sa bene di cosa sto parlando.

Ci sono momenti in cui tutto il resto passa in secondo piano. L'idea continua a lavorare dentro di me, richiede attenzione, presenza, ascolto e un tripudio di energia.

Poi arriva la fase della sperimentazione.

Ma la sperimentazione non è il punto di arrivo, ma una nuova fase.

Inizio ad osservare, raccolgo dati, leggo le vostre testimonianze. Rispondo.

Cerco elementi ricorrenti.

Valuto se ampliare una direzione, restringerne un'altra, approfondire alcuni aspetti oppure lasciarli maturare ancora.

A volte emergono risposte inattese.

Altre volte servono pause perché anche il silenzio fa parte della ricerca.

Per questo quando mi chiedete: "Ma non sperimentiamo più?", sento che forse c'è qualcosa che non è stato compreso fino in fondo.

La sperimentazione non è una serie di eventi da consumare uno dopo l'altro.

È un processo vivo.

Se potessi dedicare ventiquattro ore al giorno soltanto alla ricerca e alla sperimentazione probabilmente lo farei, perché poche cose mi appassionano quanto vedere un'intuizione prendere forma e trasformarsi in qualcosa che può aiutare le persone a stare bene.

Ma ogni creazione richiede tempi di maturazione, osservazione, verifica e integrazione.

Perché dietro ciò che vedete pubblicato esiste sempre un lavoro molto più grande, spesso invisibile.

Ed è proprio in quello spazio invisibile che nasce tutto ciò che poi arriva nelle vostre mani.

C'è poi un'altra distinzione importante che credo sia utile chiarire.

Il Laboratorio Esperienziale e una sessione REAL® hanno scopi diversi e appartengono a momenti diversi dello stesso percorso creativo.

Nel laboratorio siamo in una fase di ricerca, stiamo esplorando una possibilità, verificando un'intuizione.

Chi partecipa porta la propria esperienza diretta, le proprie percezioni, i propri riscontri e contribuisce a rendere più chiaro ciò che sta emergendo.

È uno scambio.

È una forma di co-creazione.

Una sessione REAL®, invece, nasce quando quel lavoro è già compiuto ed è un insieme di più strumenti.

Quando propongo una sessione tematica, un percorso, una visualizzazione guidata o un'attivazione specifica, so quale obiettivo sto perseguendo, quale direzione desidero seguire e quale processo attivare.

Naturalmente ogni esperienza resta unica e personale, ma l'intento della sessione è già chiaro e definito.

Il laboratorio esperienziale è ricerca, la sessione è applicazione.

Entrambe hanno valore ma svolgono funzioni differenti all'interno dello stesso processo creativo.

Quindi, la prossima volta che farete esperienza di un nuovo algoritmo, una storia o una nuova sessione REAL®, ricordate che prima di arrivare nelle vostre mani ha attraversato un lungo viaggio.

Per entrare nel laboratorio esperienziale:

https://landing.mailerlite.com/webforms/landing/k6z3z2

Ci sono donne che smettono di piacersi molto prima di smettere di essere belle.Donne che lentamente iniziano a spegnersi...
28/05/2026

Ci sono donne che smettono di piacersi molto prima di smettere di essere belle.

Donne che lentamente iniziano a spegnersi.
A nascondersi.
A sentirsi fuori posto nel proprio volto, nel proprio corpo, nella propria età.

Donne che smettono di indossare un colore.
Di guardarsi allo specchio.
Di sentirsi presenti.

E spesso tutto questo viene liquidato come superficialità.
Ma non lo è.

Fino a che età una donna ha il diritto di piacersi?

40?
50?
60?

E dopo?

Perché il modo in cui ci percepiamo, ci raccontiamo e ci mostriamo al mondo parla profondamente anche del nostro stato interiore.

Per molti anni ho lavorato con le donne proprio su questi temi: il corpo, il movimento, l’immagine, i colori e la valorizzazione del volto.

Temi che, visti da fuori, potevano sembrare leggeri.
Ma per come li ho vissuti io, sono stati veri percorsi di trasformazione interiore.

Arrivavano donne uscite da lutti, separazioni, tradimenti, depressioni profonde.
Donne che avevano perso autostima, presenza, identità.

Ricordo ancora le loro espressioni:
pensavano di ve**re per imparare a valorizzarsi fuori.

In realtà stavano cercando un modo per tornare a sentirsi vive dentro.

Ed è grazie a loro che ho compreso che il mio lavoro non riguardava solo l’immagine.

Riguardava la percezione di sé.
La presenza.
Il valore personale.
L’ascolto.
La vita che una donna sente di meritare.

E forse è anche da lì che, anni dopo, è nato tutto ciò che sono oggi.

Sabato 13 giugno alle 9:30 terrò su Zoom un incontro dedicato proprio a questo tema:

“Fino a che età sentirsi belle?”

Uno spazio di ascolto, presenza e consapevolezza femminile.

Perché a volte una donna ha semplicemente bisogno di tornare a sentirsi viva dentro sé stessa.

La registrazione sarà disponibile successivamente nel gruppo Telegram dedicato.

Info e iscrizioni: https://luisafornasiero.it/riequilibrio-consapevolezza-femminile/

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