29/06/2022
IL CIBO DELLE MALATTIE. IL DIGIUNO DELLA SALUTE
Negli ultimi anni si parla molto spesso di digiuno come un approccio utile alla perdita di peso.
La storia del digiuno è più antica ed ha origini più concrete.
Il termine «digiuno» deriva dal latino ieiunus, cioè «a stomaco vuoto», e indica lo stato di non assunzione di alimenti, intenzionale o per necessità.
La pratica del digiuno affonda le sue radici nella più remota storia dell'uomo, delle religioni, della filosofia e della medicina e rappresenta un vero e proprio rito di passaggio all'interno di moltissime culture, sia laiche sia religiose.
Nelle società primitive il digiuno era spesso uno strumento per controllare o soddisfare le divinità, un modo per favorire la virilità o per prepararsi a osservanze cerimoniali.
L'astensione dal cibo era usata anche dagli antichi Greci prima della consultazione degli oracoli e per celebrare le divinità.
I grandi filosofi greci praticavano il digiuno per ottenere una maggiore lucidità mentale. Pitagora asseriva che l'astensione prolungata dal cibo lo aiutasse a risvegliare i processi mentali e pertanto era solito digiunare «per quaranta giorni di seguito», incitando i suoi discepoli a fare altrettanto.
Di Socrate e Platone si conoscono i digiuni di almeno dieci giorni. Anch'essi sostenevano che l'astensione prolungata dal cibo li aiutasse a raggiungere il massimo dell'efficienza mentale.
Ippocrate, il padre fondatore della medicina moderna, è anche il primo medico di cui con certezza si possano testimoniare prescrizioni di digiuno come pratica terapeutica. Egli sconsigliava di mangiare durante la malattia, asserendo che così facendo «si nutriva il male». Nel suo “Il regime nelle malattie acute” molti passi fanno riferimento al digiuno.
L'Ottocento e il Novecento hanno visto crescere l'interesse di ricercatori e studiosi riguardo al digiuno. Le prime pubblicazioni di valenza medico-scientifica sul digiuno si devono al fisiologo francese Charles Chossat, che condusse una serie di studi approfonditi sui colombi.
I risultati delle sue ricerche, pubblicati nel 1843, dimostrarono che le perdite dei tessuti durante il digiuno estremo sono di entità inversamente proporzionale all'importanza del tessuto stesso per la sopravvivenza dell'organismo. Inoltre, gli organi vitali vengono conservati indenni o con la minima perdita il più a lungo possibile («legge di Chossat»).
Al di là del suo significato puramente religioso, legato alla purificazione, all'espiazione, alla preghiera e alla penitenza, il digiuno è soprattutto una pratica di riposo fisico e spirituale che porta vari benefici a livello sia fisiologico sia mentale.
Il digiuno rappresenta, infatti, uno strumento semplice ma efficace che rafforza la resistenza allo stress, aumenta la capacità di concentrazione, riduce l'invecchiamento cellulare, migliora l'insulino-resistenza e potenzia il sistema immunitario.
L'invecchiamento è caratterizzato da insulino-resistenza e da deperimento muscolare come conseguenza della riduzione della funzionalità mitocondriale con conseguente aumento del danno ossidativo. Il sovraccarico persistente di nutrienti provoca alterazioni metaboliche sistemiche e croniche che a loro volta portano all'invecchiamento precoce dei tessuti.
Per contrastare l'invecchiamento e i fisiologici processi di senescenza abbiamo molti strumenti a nostra disposizione oggi, il digiuno è uno di questi.
La pratica del digiuno può apportare benefici fisici e mentali (anche se non sempre è possibile praticarlo).
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https://www.taccuinigastrosofici.it/ita/news/contemporanea/antropologia-alimentare/Il-digiuno.html
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5942780/