06/04/2021
Il Covid-19 interagisce sia direttamente che indirettamente con le cellule del cuore: lo confermano i primi risultati dello studio “Cardio-CoV”, realizzato dal Centro Cardiologico Monzino in collaborazione con l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, appena pubblicati su rivista scientifica della European Society of Cardiology (Esc).
Lo studio è stato interamente finanziato da Regione Lombardia, e mostra come il virus attacca le cellule stromali, facendole diventare veicolo di infezione, causando complicazioni cardiache.
I ricercatori, coordinati da Maurizio Pesce, Responsabile dell’Unità di Ricerca in Ingegneria Tissutale Cardiovascolare del Monzino, hanno confermato che le cellule stromali, uno dei tipi cellulari maggiormente diffusi nel cuore, possono essere attaccate direttamente dal virus, diventando a loro volta veicolo dell’infezione. La maggiore o minore capacità di replicazione del virus in queste cellule risulta strettamente correlata ai livelli di espressione del recettore cellulare Ace2.
Allo stesso tempo, indipendentemente dai livelli di Ace2, le cellule stromali possono reagire all’invasione del Covid-19 attivando una importante risposta infiammatoria. Questo duplice effetto conseguente all’interazione tra virus e cellule stromali può spiegare la variabilità dei danni cardiaci riscontrati e le complicanze cardiache che si osservano nei casi più gravi di Covid-19.
Il Sars-CoV-2 ha manifestato, sin dall’esordio della pandemia, il potere di innescare gravi problematiche a livello cardiaco, come aritmie e scompenso, in alcuni casi persistenti anche dopo la guarigione dal virus.
Le osservazioni degli scienziati hanno confermato che effettivamente il virus entra nelle cellule attraverso il recettore Ace2 e che quindi esso può andare incontro a replicazione diffondendosi nel cuore. In parallelo, hanno osservato che le stesse cellule possono anche evolvere verso un destino pro-infiammatorio da cui ne conseguirebbe la deposizione di tessuto fibrotico, osservata in molti pazienti Covid-19. È stato possibile mostrare che il grado di infezione del Sars-CoV-2 dipende dai livelli di espressione del recettore Ace2, vale a dire che più Ace2 è presente, maggiore è l’infezione.
I risultati supportano l’utilizzo degli anti-infiammatori già utilizzati negli attuali protocolli anti-Covid-19 per minimizzare la risposta infiammatoria a livello cardiaco, e permettono di escludere che vi sia un’interazione tra trattamenti anti-ipertensivi e gravità dell’infezione, almeno a livello del cuore, contrariamente a quanto si era pensato all’inizio della pandemia. È stata trovata conferma che questi farmaci non impattano sui livelli basali di espressione di Ace2 nelle cellule dei pazienti.
Lo studio Cardio-Cov ora si svilupperà intorno a due obiettivi: definire nelle cellule stromali il meccanismo molecolare che causa l’espressione di Ace2 per identificare un farmaco in grado di inibire la replicazione virale nel cuore, e analizzare l’evoluzione infiammatoria dello stroma cardiaco per individuare nuovi targets molecolari, a cui mirare per impedirne la progressione.
Human cardiosphere-derived stromal cells exposed to SARS-CoV-2 evolve into hyper-inflammatory/pro-fibrotic phenotype and produce infective viral particles depending on the levels of ACE2 receptor expression
https://academic.oup.com/cardiovascres/advance-article/doi/10.1093/cvr/cvab082/6168421?searchresult=1
AbstractAims. Patients with severe respiratory syndrome caused by SARS-CoV-2 undergo cardiac complications due to hyper-inflammatory conditions. Although the pr