02/09/2026
Autismo in Molise, la mappa del disagio: il deserto della costa, i nodi della scuola e le promesse dell’Asrem
Ci sono territori in cui i diritti costituzionali, come la salute e l’istruzione, si misurano in chilometri percorsi e fatture private da pagare. Il Basso Molise, per le famiglie che convivono con lo spettro autistico, è da anni uno di questi non-luoghi. Tra il deserto di servizi della costa e le aule scolastiche prive di personale specializzato, la quotidianità dei genitori è una trincea. Oggi le istituzioni sanitarie regionali annunciano una svolta storica attraverso nuovi tavoli di coordinamento. Ma la burocrazia dei protocolli saprà correre veloce quanto il tempo — prezioso e non recuperabile — dello sviluppo di un bambino?
Per anni, parlare di autismo in Molise ha significato raccontare la storia di un “esodo sanitario”. Centinaia di famiglie costrette a superare i confini regionali — verso la Puglia, l’Abruzzo o il Lazio — anche solo per una diagnosi corretta o per un’ora di terapia ABA. Oggi, nel 2026, lo scenario mostra i primi, faticosi segnali di inversione di tendenza. Eppure, se a Campobasso la rete si sta faticosamente strutturando, per chi vive a Termoli e nel basso Molise la quotidianità resta una corsa a ostacoli contro il tempo, l’isolamento istituzionale e le carenze strutturali che partono dalla sanità e arrivano fino ai banchi di scuola.
“Ogni settimana facciamo tre viaggi verso il vicino Abruzzo o verso Campobasso. La Statale 16 è diventata la nostra seconda casa”, racconta Elena (nome di fantasia), mamma di un bimbo di sette anni residente a Termoli. “Nel basso Molise trovare un terapista ABA specializzato con disponibilità immediata è un terno al lotto. Quando si ottiene la diagnosi, inizia il vero dramma: i centri pubblici costieri sono saturi e le liste d’attesa infinite. Così, ci si ritrova a dover scegliere tra pagare tutto di tasca propria nel privato o interrompere le terapie, vedendo svanire i progressi di nostro figlio. Lo Stato qui sembra fermarsi prima di arrivare al mare”.
La storia di Elena rispecchia quella delle circa 3.000 famiglie molisane che affrontano lo spettro autistico, una condizione che nell’ultimo anno ha visto le diagnosi quasi raddoppiate tra i minori sul territorio regionale.
Il calvario delle famiglie non si esaurisce nelle sale d’attesa dei centri medici, ma si trasferisce nelle aule scolastiche del basso Molise. Con l’avvio e la gestione dei cicli scolastici, le associazioni dei genitori segnalano una profonda carenza di insegnanti di sostegno specializzati sul territorio di Termoli e dei comuni limitrofi.
Troppo spesso, i docenti assegnati ai minori con disturbo dello spettro autistico non possiedono una formazione specifica sulle disabilità dello sviluppo o sui modelli comportamentali integrati (come l’ABA). Questo deficit trasforma le ore di scuola in una mera “custodia” anziché in un percorso di inclusione reale, costringendo i genitori a dover pagare — laddove le finanze lo permettano — assistenti specialistici privati da affiancare ai figli durante l’orario delle lezioni per non vanificare il lavoro terapeutico pomeridiano.
L’aspetto economico resta la ferita più aperta. Nonostante la Regione Molise abbia messo in campo nuovi avvisi pubblici tramite i fondi europei FSE+ per favorire la socializzazione, la copertura dei trattamenti sanitari continuativi è ancora parziale.
Garantire a un bambino un percorso privato basato sul metodo ABA, integrato con logopedia e psicomotricità, a Termoli ha un costo che oscilla tra i 1.000 e i 2.500 euro al mese. Anche solo l’iter diagnostico iniziale nel privato ha tariffe pesanti, comprese tra i 90 e i 250 euro a seduta. Spese titaniche che creano una netta e inaccettabile discriminazione sociale basata sul reddito familiare.
A fronte delle proteste delle famiglie e dei ritardi storici ereditati dalle passate gestioni commissariali, i vertici dell’Azienda Sanitaria Regionale provano a tracciare una linea di discontinuità. L’istituzione del “Tavolo Permanente” di coordinamento sull’autismo presso la sede di via Ugo Petrella a Campobasso rappresenta, nelle intenzioni della dirigenza, lo strumento chiave per scardinare la frammentazione dei servizi.
L’obiettivo del nuovo “Tavolo Permanente”, che unisce la Direzione Sanitaria, i responsabili dei progetti clinici regionali e il terzo settore, è proprio quello di costruire una rete socio-sanitaria omogenea: ottimizzare i fondi per l’assistenza riabilitativa dedicati allo spettro autistico. Tuttavia l’integrazione con i servizi scolastici e con i singoli Ambiti Territoriali richiede una programmazione strutturale che non si improvvisa in pochi mesi. L’impegno dell’istituzione sanitaria regionale è, dunque, garantire risposte concrete ed esigibili sul territorio, riducendo i tempi di attesa e i viaggi della speranza delle famiglie.
Se l’età evolutiva è un percorso a ostacoli, la situazione precipita con il raggiungimento della maggiore età. “Al compimento del diciottesimo anno i ragazzi rischiano di diventare invisibili per il sistema”, denunciano i referenti di ANGSA Molise.
Il passaggio all’età adulta coincide spesso con l’interruzione dei percorsi terapeutici diurni sulla costa, lasciando le famiglie nell’angoscia del “Dopo di Noi”. La sfida per il futuro immediato del Molise non è più solo quella di emettere diagnosi precoci, ma di tradurre i documenti dei tavoli tecnici in terapisti formati, scuole accoglienti e strutture capaci di garantire dignità ai pazienti per tutta la vita.
La nascita del Tavolo permanente sull’autismo a Campobasso è un segnale di ascolto che non può essere ignorato, ma per le famiglie di Termoli e del basso Molise le parole della politica e della dirigenza sanitaria rischiano di suonare ancora una volta lontane. La salute e l’inclusione scolastica non possono abitare solo nelle stanze dei bottoni del capoluogo, né possono attendere i tempi biblici della programmazione istituzionale.
Fino a quando un’ora di terapia ABA o la presenza di un insegnante specializzato dipenderanno dal saldo del conto corrente dei genitori o dai chilometri percorsi su una statale, il Molise rimarrà una regione a due velocità. E la misura di una civiltà, è bene ricordarlo, si valuta da come protegge e integra i suoi cittadini più fragili. La sfida è aperta: dalle linee guida sui fogli si passi, finalmente, ai fatti terapeutici e didattici sul territorio.