29/05/2026
A volte non è ciò che abbiamo vissuto a lasciarci il segno più profondo.
È ciò che, dentro di noi, si è chiuso e spento per riuscire ad andare avanti. Per sopravvivere.
È la parte che ha imparato a trattenere. Quella che ha smesso di chiedere, di domandarsi, di fidarsi, di sentire pienamente.
La parte che, lentamente, si è convinta che l’amore andasse meritato e guadagnato invece che ricevuto naturalmente.
Tutto questo vive nel corpo. Nelle tensioni che non sappiamo spiegare, nei sorrisi automatici, nei “sto bene” pronunciati mentre dentro qualcosa si è rotto e non torna.
Sappiamo che il corpo ricorda.
Ricorda ciò che non ha potuto esprimersi fino in fondo e trovare un completamento.
Ricorda le emozioni rimaste sospese, gli stati interiori che non hanno trovato spazio.
E allora forse il ritorno a sé non inizia dal cambiarsi o dall’aggiustarsi.
Inizia dall’amarsi e dall’incontrarsi con sincerità, proprio lì dove ci si è fermati a metà respiro.
Con presenza.
Con gentilezza.
Con il coraggio di restare accanto a ciò che è vivo dentro, anche quando fa male o è fastidioso.
E allora in quello spazio qualcosa, piano piano, può sciogliersi e trasformarsi.
Non perché finalmente capiamo tutto, ma perché finalmente ci permettiamo di sentire e di vederci.
Anche questo sarà parte del nostro incontro nel workshop di Somatica del Femminile del 13-14 Giugno: uno spazio per ascoltare il corpo, ritrovare davvero connessione con sé stesse e dare voce a ciò che, per tanto tempo, è rimasto in silenzio.
Se lo vorrai, noi, saremo qui affianco a te.
Grazie alle mie compagne di viaggio e grazie a per la cura con cui ci informi e accompagni.