24/12/2020
Non soffermiamoci solo sui titoli aspettiamo evidenze più solide e atteniamoci sempre alle norme di prevenzione ormai assodate
Il titolo in prima pagina di la Repubblica di oggi sta allarmando la popolazione ma al momento non abbiamo nessun elemento né clinico né epidemiologico che ci autorizzi a dire che la "variante inglese" del SARS-CoV-2 sia più pericolosa per i bambini. Quello che i dati preliminari sembrano attestare è che questa variante sembra diffondersi più velocemente, anche tra i bambini, al netto però di una manifestazione clinica sovrapponibile a quella già nota. Detto questo è assolutamente lecito ritenere che questa variante, pur riconosciuta solo nei giorni scorsi, essa stia circolando (come probabilmente altre varianti) da tempo così che non ci sorprenderà di trovarne riscontro (come sta avvenendo) in soggetti italiani che non hanno avuto recenti contatti diretti con Londra o gli UK.
Ciò che sta accadendo deve essere comunicato con pacatezza senza anticipare scenari apocalittici di difficile previsione.
Al tempo stesso deve responsabilizzarci tutti ad una rigoroso rispetto delle norme, a tutti note, utili al contenimento della diffusione del virus: dispositivi di protezione delle vie aeree, igiene delle mani ed evitare assembramenti con non conviventi (anche se familiari). Tutti conoscono queste norme ma un numero non sufficiente di persone le mette in pratica con attenzione e responsabilità: ecco perché il virus continua a diffondersi. Ed ecco anche perché nelle realtà dove si sono messe in atto strategie pubbliche di riduzione delle occasioni di assembramento l'indice di diffusione si è ridotto sensibilmente.
Dobbiamo ricordare sempre che, a fronte di una percentuale relativamente piccola, rispetto al totale dei contagiati, che va incontro ad una forma grave di COVID-19 tale da necessitare di cure ospedaliere e/o terapia intensiva, è la numerosità complessiva dei contagiati che, se continua ad aumentare, fa aumentare proporzionalmente anche la percentuale di chi avrà una forma grave mettendo in difficoltà il Servizio Sanitario Nazionale nell'erogazione di una assistenza adeguata.
Mattia Doria, Segretario Nazionale alle attività Scientifiche FIMP