Urban Tree s.a.s (La Cura e la Cultura dell'Albero)

Urban Tree s.a.s (La Cura e la Cultura dell'Albero) La Cura e la Cultura dell'Albero.

Urban Tree sas nasce dalla pluriennale esperienza e passione dei suoi soci per l’ambiente ed in particolare per lo straordinario mondo degli alberi. Esperti nel settore forestale e ambientale non promettono prodigi, ma attenzione, cura, professionalità unitamente alla volontà di diffondere una cultura dell’albero

Il verde urbano non è distribuito in modo casuale, ma segue le linee della disuguaglianza economica. I quartieri a basso...
08/09/2026

Il verde urbano non è distribuito in modo casuale, ma segue le linee della disuguaglianza economica.

I quartieri a basso reddito presentano fino al 50% in meno di copertura arborea rispetto alle zone più abbienti e sono proprio le comunità più vulnerabili a subire il maggiore stress da calore e il rischio idrogeologico più elevato.

Questo dato impone una distinzione concettuale importante.
L’𝐮𝐠𝐮𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐳𝐚 distribuisce le stesse risorse a tutti, ma ignora che i punti di partenza sono diversi.
L’ 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐭𝐚̀ corregge questo squilibrio, destinando più risorse a chi ha meno, per colmare un divario reale e misurabile.
La 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 va oltre e interviene sul sistema stesso, garantendo strutturalmente a ogni comunità gli strumenti per un accesso stabile al verde nel tempo.

Questo significa che la scelta di dove piantare un albero non è mai solo una decisione tecnica, ma anche una decisione che incide sulla salute e sul benessere di chi vive quel territorio.

05/09/2026

È con profondo dolore e immensa tristezza che l’Ordine comunica ai colleghi e a tutta la comunità professionale la scomparsa del Dott. Agr. Daniele Lugaresi, ex Tesoriere dell’Ordine, stimato professionista e autorevole esperto di arboricoltura.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo, umano e professionale, che sarà difficile colmare. Il Dott Agr. Daniele Lugaresi ha dedicato una parte importante della sua vita alla professione e, con competenza, passione e autentica sensibilità, alla conoscenza e alla tutela degli alberi, esseri viventi preziosi e fondamentali per la nostra vita e per il nostro futuro.
Sono innumerevoli le iniziative che ha promosso, organizzato e alle quali ha partecipato per diffondere la cultura dell’arboricoltura e far comprendere, il valore e l’importanza del patrimonio arboreo. Tra queste, le tante Giornate dell’Albero, vissute sempre con entusiasmo, generosità e quel sorriso che non gli è mai mancato.
Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo ricorderà la sua grande professionalità, ma soprattutto la sua disponibilità, la sua pacatezza, la sua gentilezza.
Era una presenza discreta ma preziosa, una persona sulla quale poter contare, un collega e un amico che sapeva farsi voler bene.
Oggi salutiamo con commozione un professionista che ha dato tanto alla nostra categoria e, soprattutto, una persona che ha lasciato un segno sincero nel cuore di quanti lo hanno incontrato e conosciuto.
Dott. Agr. Daniele, ci mancherai moltissimo.
Il tuo sorriso, la tua disponibilità, la tua passione per gli alberi e il tuo modo gentile di essere resteranno a lungo nella memoria di tutti noi.
L’Ordine si stringe con profondo affetto alla famiglia, alla quale esprime le più sentite e sincere condoglianze, condividendone il dolore per questa grande perdita.

Che il ricordo di Daniele continui a vivere negli alberi che ha amato, nelle iniziative che ha realizzato e nelle persone che ha incontrato lungo il suo cammino.

Tra fioriture interrotte, fogliame bruciato e nasturzi decimati da caldo e parassiti, solo le ninfee sono sopravvissute ...
05/09/2026

Tra fioriture interrotte, fogliame bruciato e nasturzi decimati da caldo e parassiti, solo le ninfee sono sopravvissute all'ultima siccità.

24/08/2026

SAPERE CHE ARRIVERÀ IL VENTO NON SIGNIFICA SAPERE QUALE ALBERO CADRÀ
Leggere che, in presenza di un’allerta meteo, l’Amministrazione dovrebbe sapere che «l’albero va potato» lascia francamente sconcertati. Non per una questione di opinioni, ma perché un’affermazione del genere non trova alcun serio fondamento nell’arboricoltura moderna e nella valutazione del rischio arboreo.
È necessario distinguere ciò che troppo spesso viene confuso: prevedibilità dell’evento meteorologico, prevedibilità del cedimento di un albero e prevenibilità del danno sono tre cose completamente diverse.

Sapere che sono previste raffiche di vento intense non significa affatto poter prevedere quale albero, quale branca o quale porzione di chioma cederà. Una previsione meteorologica descrive infatti la probabilità e l’intensità di un fenomeno atmosferico su un territorio; non costituisce una diagnosi biomeccanica delle centinaia di migliaia di alberi presenti in una città.

Sostenere il contrario equivale, tecnicamente, a trasformare una previsione meteorologica in una sorta di gigantesca prova di trazione eseguita contemporaneamente su tutto il patrimonio arboreo urbano. È evidentemente insostenibile.
Ancora più sorprendente è l'equazione:
allerta meteo → vento forte → necessità di potare gli alberi.
È un'affermazione che appartiene a una concezione dell'arboricoltura superata da decenni.

POTARE NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE METTERE IN SICUREZZA
Un albero non diventa automaticamente più sicuro perché viene potato.
La potatura è un intervento arboricolturale che deve avere motivazioni, obiettivi, modalità e intensità tecnicamente definiti. Interventi impropri o eccessivi possono produrre effetti opposti a quelli desiderati: alterare l'architettura della chioma, provocare ferite, favorire processi di decadimento, determinare ricacci epicormici scarsamente inseriti, modificare la distribuzione dei carichi e compromettere nel medio-lungo periodo la funzionalità e la stabilità dell'albero.
La gestione del rischio non consiste quindi nel "potare prima che arrivi il vento".
Se davvero questo fosse il principio tecnico da applicare, ogni volta che viene emessa un'allerta meteo bisognerebbe potare preventivamente una parte enorme del patrimonio arboreo delle nostre città. Oltre a essere materialmente impossibile, sarebbe arboricolturalmente assurdo e potenzialmente dannoso.

UN ALBERO SANO PUÒ ROMPERSI
Occorre poi chiarire un altro concetto fondamentale.
Un albero può essere sano, correttamente gestito e privo di difetti significativi rilevabili e cedere ugualmente quando viene sottoposto a sollecitazioni eccezionali.
Gli alberi sono organismi viventi, non strutture ingegneristiche costruite secondo specifiche industriali. Presentano una variabilità biologica, anatomica e biomeccanica intrinseca. La valutazione di stabilità serve a identificare, nei limiti delle conoscenze, delle metodologie e delle condizioni osservabili, difetti e condizioni che possano aumentare la probabilità di cedimento.
Non fornisce — e non può fornire — una garanzia di "non caduta".
Rischio zero non esiste.
Pretenderlo significherebbe imporre alla gestione degli alberi uno standard impossibile da raggiungere.

PREVEDERE IL TEMPORALE NON SIGNIFICA PREVEDERE IL CEDIMENTO
Qui sta probabilmente l'errore concettuale più importante dell'intero ragionamento.
Un evento meteorologico può essere previsto senza che siano prevedibili i suoi effetti puntuali.
Possiamo sapere che una determinata area sarà interessata da temporali e raffiche molto intense. Non possiamo per questo sapere anticipatamente quale specifica branca di quale specifico albero sarà investita dalla raffica più violenta, quale sarà l'esatta direzione del vento in quel punto, quale combinazione dinamica si produrrà fra turbolenza, oscillazione della chioma, torsione del fusto, condizioni del terreno e caratteristiche biomeccaniche individuali.
Soprattutto, non possiamo dedurre automaticamente dall'allerta meteorologica l'esistenza di un difetto dell'albero che avrebbe dovuto essere preventivamente individuato.
Le due questioni appartengono a livelli completamente differenti.

IL SENNO DI POI NON È UNA METODOLOGIA DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO
Dopo un cedimento è relativamente facile osservare l'albero a terra e affermare che "qualcosa si sarebbe dovuto fare".
Ma questa è precisamente la distorsione retrospettiva che una seria analisi tecnica dovrebbe evitare.
La domanda corretta non è:
"Ora che sappiamo che è caduto, poteva essere impedito?"
La domanda è:
"Prima del cedimento esistevano elementi oggettivamente rilevabili che, secondo le conoscenze e le buone pratiche disponibili in quel momento, avrebbero dovuto far classificare quell'albero o quella branca come caratterizzati da un livello di rischio tale da richiedere un intervento?"
È una differenza enorme.
La responsabilità gestionale deve essere valutata sulla base delle informazioni ragionevolmente disponibili ex ante, non trasformando automaticamente l'accadimento in prova della sua prevedibilità ex post.

ALTRIMENTI LA SOLA POLITICA POSSIBILE DIVENTA ABBATTERE
C'è infine una conseguenza di questo modo di ragionare che dovrebbe preoccupare chiunque abbia a cuore gli alberi urbani.
Se ogni cedimento determina automaticamente una responsabilità dell'ente gestore, anche quando l'albero era stato correttamente controllato e non presentava condizioni tali da giustificare un intervento, la conseguenza è inevitabile:
la gestione più conveniente non sarà più quella tecnicamente migliore, ma quella più difensiva.
E la gestione difensiva conduce verso potature più frequenti e più drastiche, abbattimenti precauzionali e progressiva eliminazione degli alberi grandi e maturi, proprio quelli che forniscono una quota rilevantissima dei servizi ecosistemici della foresta urbana.
Paradossalmente, dunque, pretendere una sicurezza assoluta dagli alberi può produrre città ambientalmente peggiori senza renderle realmente "sicure".

LA SICUREZZA È GESTIONE DEL RISCHIO, NON ELIMINAZIONE DEL RISCHIO
Naturalmente le Amministrazioni hanno responsabilità precise.
Devono conoscere il proprio patrimonio arboreo, pianificare controlli appropriati, affidarsi a personale qualificato, documentare le valutazioni, programmare gli interventi, sostituire progressivamente gli alberi giunti realmente alla fine del loro ciclo funzionale e intervenire quando emergono condizioni di rischio non accettabili.
Su questo non possono esserci alibi.
Ma una cosa è pretendere diligenza, competenza, programmazione e tracciabilità delle decisioni.
Un'altra è sostenere implicitamente che ogni cedimento avrebbe potuto e dovuto essere evitato.
La prima è gestione professionale del rischio.
La seconda è l'illusione del rischio zero.
E quando si parla pubblicamente di alberi, sicurezza e responsabilità sarebbe opportuno ricordare una regola elementare: il diritto può stabilire a chi compete un obbligo di custodia; non può modificare le leggi della biomeccanica né trasformare un organismo vivente in una struttura dal comportamento perfettamente prevedibile.
Un'allerta meteo può dirci che arriverà il vento.
Non può dirci quale albero cadrà.
E soprattutto non può trasformare automaticamente una motosega in uno strumento di prevenzione.

Con estati particolarmente calde e siccitose, si registrano molti  casi di 𝑺𝒖𝒅𝒅𝒆𝒏 𝑩𝒓𝒂𝒏𝒄𝒉 𝑫𝒓𝒐𝒑 (o 𝑺𝒖𝒎𝒎𝒆𝒓 𝑩𝒓𝒂𝒏𝒄𝒉 𝑫𝒓𝒐𝒑): il...
20/08/2026

Con estati particolarmente calde e siccitose, si registrano molti casi di 𝑺𝒖𝒅𝒅𝒆𝒏 𝑩𝒓𝒂𝒏𝒄𝒉 𝑫𝒓𝒐𝒑 (o 𝑺𝒖𝒎𝒎𝒆𝒓 𝑩𝒓𝒂𝒏𝒄𝒉 𝑫𝒓𝒐𝒑): il distacco improvviso di branche di grandi dimensioni, apparentemente sane, da alberi maturi. L’evento si verifica tipicamente in assenza di vento, nelle ore pomeridiane o serali, senza segni premonitori riconoscibili.

Le cause non sono ancora del tutto definite. Tra le ipotesi più accreditate figurano la scarsità idrica nel terreno, le temperature elevate, variazioni rapide nell’idratazione dei tessuti legnosi e fenomeni di riequilibrio idrico successivi a periodi di siccità prolungata.

Non si escludono inoltre difetti strutturali interni non rilevabili dall’esterno, squilibri nella distribuzione dei carichi sulla chioma.

Al momento manca una spiegazione univoca e condivisa dalla comunità scientifica.
Le branche più a rischio risultano quelle orizzontali di grande diametro, su esemplari maturi. Resta tuttavia impossibile stabilire con anticipo quale branca cederà e in quale momento.

L’aumento delle temperature estive lascia presagire una maggiore frequenza di questi eventi nei prossimi anni. Approfondire lo studio del fenomeno è quindi essenziale per affinare la valutazione del rischio arboreo e migliorare le pratiche di gestione e cura del patrimonio arboreo, senza rinunciare ai benefici ambientali e paesaggistici che gli alberi garantiscono.





19/08/2026
14/08/2026

Mentre il governo si appresta a ultimare il Piano di ripristino della natura, emanazione dell’epocale regolamento europeo, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani ne demolisce il contenuto, rifiutando qualsiasi riforma ambiziosa dell’urbanistica, con il favore dei costruttori. Ma avere città abitabili e dove non si muore per gli eccessi di caldo o per le alluvioni è un’urgenza oltreché un diritto.

“Sindaci che siete dalla parte del suolo e della natura fate sentire la vostra voce”, scrive il prof. Paolo Pileri

👉 https://altreconomia.it/linedita-coppia-anci-e-ance-vuole-mandare-allaria-il-piano-di-ripristino-della-natura/

La psicologia della crisi climatica
09/08/2026

La psicologia della crisi climatica

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