10/05/2026
Buona festa della mamma!
Persona, prima che ruolo
FESTA DELLA MAMMA: PRIMA DI TUTTO UNA DONNA
✒️ Carlo D’Angelo/Voce delle Soglie
La festa della mamma rischia, troppo spesso, di diventare una ricorrenza svuotata: un fiore, un cioccolatino, un augurio veloce, qualche fotografia e poi tutto torna come prima.
Ma una madre non è solo una funzione affettiva. Non è soltanto colei che accoglie, sistema, sostiene, contiene, aspetta. Prima di essere madre, è una donna. Una persona con una storia, un corpo, desideri, stanchezze, ferite, sogni lasciati in sospeso, rinunce silenziose, bisogni che troppo spesso vengono dimenticati perché assorbiti dal ruolo. Per anni molte madri hanno vissuto dentro una disponibilità quasi totale, come se amare significasse esserci sempre, comunque, senza limiti. Hanno fatto da punto fermo mentre figli, compagni, famiglie andavano e venivano, portando gioie, richieste, problemi, aspettative. Eppure raramente qualcuno si ferma davvero a chiedere:. Tu come stai?”. Chi sei oggi, oltre l’essere madre?” Per questo la festa della mamma dovrebbe essere qualcosa di più profondo di una celebrazione sdolcinata. Dovrebbe diventare un momento di restituzione simbolica, un’occasione per riconoscere la donna che esiste dentro quella parola. Perché una madre non coincide totalmente con il suo ruolo. E quando una donna viene vista solo come madre, rischia lentamente di sparire come persona.
Ci sono madri che hanno sostenuto tutti senza essere mai sostenute davvero. Madri che hanno retto famiglie intere mentre nessuno si accorgeva della loro solitudine. Madri presenti, forti, operative, ma emotivamente lasciate sole dentro il peso della vita quotidiana. Rivalutare la festa della mamma significa allora restituire dignità alla complessità di ciò che una madre è.
Non idealizzarla. Non trasformarla in santa.Non darle valore solo perché si sacrifica.
Ma riconoscere che dentro quella presenza c’è una donna viva, che non dovrebbe esistere solo in funzione degli altri. Forse il regalo più vero non è un oggetto. È uno sguardo diverso.
Uno sguardo che non vede soltanto “la mamma”, ma finalmente la persona. E forse proprio lì la festa della mamma può tornare ad avere senso: non come rito automatico, ma come riconoscimento autentico di una vita che, troppo spesso, ha dato tutto senza essere davvero vista. LA MADRE NON È IL FOCOLARE. La madre non è il focolare domestico. È tutto ciò che il focolare comporta. È il calore che tiene insieme, ma anche la fatica silenziosa di alimentare quel fuoco ogni giorno. È presenza, organizzazione, cura, memoria, ascolto, contenimento. È ciò che spesso regge la casa non solo nelle cose pratiche, ma emotivamente.Eppure, troppo spesso, tutto questo viene dato per scontato. La madre diventa “quella che c’è”,quella disponibile, quella che assorbe problemi, tensioni, bisogni, senza che nessuno si chieda davvero quanto costi. Ma dietro il ruolo c’è una donna. Con desideri, limiti, fragilità, parti dimenticate, stanchezze profonde. Ridurre una madre al focolare significa trasformarla in funzione. Riconoscerla come persona significa vedere tutto il lavoro invisibile che quel focolare richiede. Perché tenere viva una casa non significa solo cucinare, accudire o organizzare. Significa spesso sostenere emotivamente vite intere. E nessuno dovrebbe esistere solo per questo. Forse la festa della mamma dovrebbe servire anche a ricordarlo: che una madre non è un luogo da usare e basta, ma una presenza umana che ha bisogno, a sua volta, di essere vista, riconosciuta, custodita.
✒️ Carlo D’Angelo/Voce delle Soglie