Dr. Alfredo Grado - Psicologo Clinico

Dr. Alfredo Grado - Psicologo Clinico Mi avvalgo dello strumento clinico del colloquio e dei diversi test utilizzati sulla base della problematica intercettata.

Clinica Psicologica - Psicopatologia della personalità - Criminologo Clinico e Forense - Membro dell'American Psychological Association (APA) - Componente Esperto c/o Tribunale di Sorveglianza di Napoli La mia attività professionale ha come obiettivo prevalente l’indagine dei vissuti e del funzionamento specifici delle diverse strutture psicologiche e psicopatologiche.

10/09/2026
Oltre il raptus: alcune riflessioni sul  femminicidio di Lorena IsceriDi fronte a particolari reati riguardanti la sfera...
06/09/2026

Oltre il raptus: alcune riflessioni sul femminicidio di Lorena Isceri

Di fronte a particolari reati riguardanti la sfera relazionale, si fa sempre un gran parlare. Fiumi di parole vengono spese per inquadrare, spiegare o risolvere un “fatto” che spesso non è spiegabile, se non attraverso una matrice prescelta. E così, anche il caso di Lorena Isceri, 45 anni, ammazzata dall’ex compagno che a sua volta ha successivamente pensato di togliersi la vita, diventa uno dei tanti casi intorno ai quali si discerne circa il concetto da usare per capirne i “perché”. Femminicidio si, femminicidio no? Salute mentale si, salute mentale no? Narcisismo, possesso, controllo, e chi più ne ha più ne metta.
Personalmente so di non avere la verità in tasca, ma il buon senso si. Lo stesso che mi suggerisce di esprimere un parere forgiato dalla esperienza e dai percorsi di studi intrapresi diversi anni or sono. Cominciamo dalla terminologia, a parer di molti fondamentale per tentare di dare il senso.
Il termine femminicidio ha una matrice prevalentemente sociologica, politica e giuridica. Nell’ambito della psicopatologia clinica e forense, esso viene invece declinato attraverso categorie scientifiche e diagnostiche specifiche. In tale ambito, l’analisi di una notizia criminis fa ricorso a concetti che non annullano affatto la natura del femminicidio, ma spiegano i meccanismi psicopatologici intrapsichici e relazionali dell’autore.
E veniamo ad un’altra importante distinzione, quella legata al concetto di omicidio versus omicidio suicidio. Anche in questo caso, la psicologia forense e la criminologia tracciano differenze sostanziali tra chi tenta la fuga dopo un femminicidio e chi, invece, si suicida dopo aver commesso un omicidio. Tale differenza risiede nella percezione del proprio sé, nel rapporto con la realtà e nella funzione che il delitto assume nella mente dell’aggressore. In alcuni casi chi fugge o nasconde il reato conserva un forte istinto di autoconservazione e una netta separazione psicologica tra sé e la vittima, uccide per riaffermare la propria superiorità o eliminare la fonte della umiliazione percepita. Diversamente, chi si suicida ha stabilito una dipendenza patologica “simbiotica” con la partner. Non concepisce una realtà in cui è possibile esistere senza il controllo o la presenza dell’altra.
Nel caso in questione, dalle condotte e dalle testimonianze acquisite emerge l'incapacità di Federico Vella, autore del brutale omicidio, di elaborare il rifiuto e la fine della relazione, provocando in lui una profonda ferita narcisistica. Lo slogan pubblicato sui social («Sarò tuo anche se non posso più esserlo») riflette la visione di Lorena non come soggetto autonomo, ma come prolungamento di sé. In questi casi, il rifiuto viene vissuto come una perdita intollerabile di potere e status emotivo. Da notare che durante la trattativa sul viadotto, l'uomo accusava la vittima di averlo "tradito e trattato male", trasferendo all'esterno la responsabilità del proprio agito. Da qui l’atto finale, che combina distruttività e autodistruzione.
La distruzione dell'oggetto del desiderio non più controllabile («Se non puoi essere mia, non sarai di nessun altro») si unisce all'incapacità di sostenere le conseguenze legali e sociali dell'azione compiuta. Ma c’è anche un senso di colpa, agito mediante l’invio dei messaggi ai familiari della vittima e alla propria madre durante l'azione. Essi puntano ad assicurarsi che il trauma colpisca l'intero nucleo di relazioni, sancendo un definitivo dominio emotivo sull'ambiente circostante.


02/09/2026

Da soli non ce la facciamo🖤

A Pietralata, nel cuore di Roma, tre vite si sono spente in un silenzio che pesa come un macigno. Una giovane coppia e la loro bambina di soli 5 anni. Dietro questa immane tragedia non c'è solo la cronaca nera, ma la storia di un isolamento e di una disperazione rimasta inascoltata.
​Quel messaggio lasciato tra le mura domestiche rappresenta un grido d'aiuto dolorosissimo. Ci ricorda quanto possa diventare insostenibile il peso della cura quando le famiglie si trovano ad affrontare grandi fragilità e disabilità nell'abbandono o nella solitudine. ​Non possiamo far finta di nulla.
Quando una famiglia crolla nel silenzio delle proprie mura, è una sconfitta per l'intera comunità. Nessuno dovrebbe mai sentirsi così solo da non vedere più una via d'uscita.
​È il momento delle risposte, dei servizi sociali sul territorio, del supporto reale a chi assiste ogni giorno i propri cari. Ma è anche il momento, per ognuno di noi, di fare attenzione a chi ci sta vicino, di tendere la mano, di ascoltare prima che sia troppo tardi.

Il peso del sole: comprendere la solitudine estiva​Mentre il mondo attorno sembra accelerare tra viaggi organizzati, spi...
13/08/2026

Il peso del sole: comprendere la solitudine estiva

​Mentre il mondo attorno sembra accelerare tra viaggi organizzati, spiagge affollate e immagini immerse nella luce del tramonto, l'estate porta con sé una dinamica silenziosa ma diffusa: il paradosso della solitudine estiva.
Se l'inverno giustifica naturalmente il ritirarsi in casa e il rallentamento dei ritmi, il calore di questa stagione e le sue lunghe giornate proiettano una luce vivida sulle crepe delle relazioni e sulle attese disattese.

​La solitudine estiva nasce spesso dal cortocircuito tra l'aspettativa sociale e la realtà individuale. In questo periodo dell'anno sembra esistere una sorta di imperativo categorico al divertimento, una pressione non scritta che impone di essere felici, connessi e costantemente in movimento. Quando le città si svuotano, le attività abituali si fermano e le routine quotidiane si dissolvono, chi rimane o chi non ha la possibilità di staccare si ritrova immerso in un silenzio amplificato. I contesti digitali agiscono poi da cassa di risonanza, mostrando una narrazione collettiva fatta di feste e mete esotiche che rende il senso di isolamento ancora più acuto.

​Dal punto di vista psicologico, la rottura della routine invernale priva molte persone delle strutture di supporto implicite: il caffè con i colleghi, la palestra, le interazioni informali di tutti i giorni. Senza queste ancore, le ore libere rischiano di trasformarsi in uno spazio vuoto anziché in un'opportunità di riposo.
​Riconoscere questa condizione è il primo passo per ridimensionarla.

La solitudine estiva non è un fallimento personale, ma la conseguenza di una transizione di ritmo a cui non sempre si è pronti. Affrontarla richiede un cambio di prospettiva: smettere di misurare la qualità del proprio tempo sui parametri mostrati dagli altri e recuperare una dimensione individuale più autentica. Imparare ad abitare la propria compagnia senza il peso del confronto permette di vivere la stasi estiva non come una mancanza, ma come uno spazio di decompressione necessario.

Non voglio apparire il solito leone da tastiera, né tantomeno il tuttologo di turno. Ma certe cose vanno dette, e quando...
03/08/2026

Non voglio apparire il solito leone da tastiera, né tantomeno il tuttologo di turno. Ma certe cose vanno dette, e quando è troppo è troppo!
​Il bradisismo non è soltanto un fenomeno geofisico; è uno stato d'animo collettivo, un'architettura dell'incertezza che definisce l'identità dei Campi Flegrei. Se la terra si solleva e trema sotto la pressione dei gas, la struttura sociale rischia di spaccarsi sotto il peso di un fattore decisamente più umano: la percezione dell'abbandono da parte delle istituzioni. La risposta dello Stato non si misura unicamente nella conta dei danni strutturali, ma nel grado di presenza reale sul territorio.

Di fronte all'ennesima escalation di scosse e alla gestione dell'emergenza, la comunità puteolana vive una condizione di profonda solitudine, analizzabile lungo due direttrici fondamentali: la frattura del patto sociale e la sindrome da minaccia permanente, a cui fara' seguito la disgregazione del senso di comunità unitamente ad uno stato cronico di ipervigilanza e stress da incertezza.

La ricostruzione più urgente è quella del legame di fiducia. Una comunità non si sente abbandonata quando vede una presenza trasparente, un'informazione costante e non infantilizzante, e una presa in carico reale non solo dell'emergenza, ma del quotidiano.

Qui puoi fermarti, sei al sicuro e c'è spazio per te.​
01/08/2026

Qui puoi fermarti, sei al sicuro e c'è spazio per te.



La demisessualita. Molto più di una semplice "selettività"​Quante volte hai sentito la frase: “Ma in fondo non siamo tut...
20/07/2026

La demisessualita. Molto più di una semplice "selettività"

​Quante volte hai sentito la frase: “Ma in fondo non siamo tutti un po’ così? Bisogna conoscere qualcuno prima di andarci a letto!”?
​In realtà, le cose stanno in modo un po' diverso. La demisessualità non è una scelta morale, una preferenza caratteriale o semplice timidezza. È un orientamento sessuale vero e proprio che fa parte dello spettro dell'asessualità. Per la maggior parte delle persone, infatti, l'attrazione fisica o visiva può scattare anche al primo sguardo. Per una persona demisessuale, invece l'attrazione fisica non si attiva se prima non si è creato un legame affettivo o mentale profondo con l'altra persona. Questo legame può nascere dopo mesi di amicizia, lunghe conversazioni o una profonda complicità, e non aspetta per etica o principi. In assenza di quella connessione emotiva, l'attrazione sessuale verso qualcuno semplicemente non esiste.

Quando il caldo spezza anche le relazioni interpersonaliNon è solo una tua sensazione: quando il termometro sale oltre i...
15/07/2026

Quando il caldo spezza anche le relazioni interpersonali

Non è solo una tua sensazione: quando il termometro sale oltre i livelli di guardia, l'irritabilità aumenta, l'ansia si fa soffocante e il sonno scompare. Esiste tuttavia una vastissima letteratura psicologica e sociologica che descrive come il caldo estremo inasprisca anche le relazioni interpersonali, un fenomeno noto in psicologia sociale come "ipotesi del calore" (heat hypothesis).
Quando la temperatura sale, la tolleranza sociale scende. L'esposizione prolungata a temperature elevate, infatti, attiva il nostro sistema nervoso simpatico. Il corpo percepisce il calore estremo come una minaccia fisica costante e risponde attivando lo stato di iperattivazione fisiologica. Il battito cardiaco accelera, la conduttanza cutanea aumenta, i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) e di testosterone si impennano.
In questo stato di tensione fisica permanente, la nostra soglia di tolleranza si azzera. Una parola fuori posto, un ritardo o un piccolo imprevisto che in inverno avremmo liquidato con un sospiro, d'estate vengono percepiti dal cervello come minacce immediate, scatenando reazioni sproporzionate e aggressive. Se ad esempio un collega risponde in modo sbrigativo, non pensiamo "anche lui soffrirà il caldo", ma "ce l'ha con me, mi sta provocando". Questo errore di valutazione innesca risposte difensive o aggressive, deteriorando i rapporti di lavoro e familiari. Va oltremodo aggiunto che quando fa molto caldo, il cervello consuma una quantità massiccia di glucosio ed energia solo per mantenere la termoregolazione e gestire il disagio fisico. Questo lascia pochissime risorse mentali per regolare la sfera emotiva. Senza filtri cognitivi attivi, l'impulso rabbioso o sarcastico non viene frenato dall'autocontrollo e si traduce immediatamente in uno scontro verbale o fisico.
Essere consapevoli di questo legame è il primo passo per proteggere le nostre relazioni. Quando senti che la rabbia sta per esplodere nei confronti di un partner, di un collega o di uno sconosciuto, prova a farti una domanda: "Sono davvero arrabbiato con questa persona, o ho solo un disperato bisogno di rinfrescarmi e bere un bicchiere d'acqua?". Riconoscere che la nostra irritabilità ha un'origine puramente fisica permette di disinnescare il conflitto prima che si trasformi in uno scontro.


Indirizzo

Vomero
81030

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dr. Alfredo Grado - Psicologo Clinico pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi